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SINDACO CHIETI CHIEDE POTENZIAMENTO IMMEDIATO SANTISSIMA ANNUNZIATA; IL SOSPETTO, ''NON VORREI CHE NUOVA STRUTTURA DI PESCARA SERVIRA' PER ESCLUDERCI DA OSPEDALE DI SECONDO LIVELLO: NEL CASO SARA' GUERRA'''

'COVID HOSPITAL NON SIA INGANNO PER CHIETI'
DI PRIMIO, 'REGIONE SI DECIDA SU PROJECT'

Pubblicazione: 23 maggio 2020 alle ore 07:54

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CHIETI - “Project financing per un nuovo nosocomio, a cominciare dai corpi C ed F inagibi, oppure ristrutturazione dell’esistente, con un project alternativo, o per altre vie. Va bene tutto, ma l’importante è che si prenda subito una decisione, la pazienza è finita”. E a nessuno venga in mente di fare fuori Chieti e localizzare l’ospedale di secondo livello, il top della gamma solo a Pescara, utilizzando i nuovi spazi del covid hospital, anche per giustificare la spesa di 11 milioni di euro”. Evenienza contro cui “sarà guerra” e “si armerà la rivoluzione”.

A dar fuoco alle micce è il sindaco chietino Umberto Di Primio, da qualche mese di Fratelli d’Italia. nelle stesse ore in cui l'assessore regionale alle Attività produttive, Turismo e Cultura Mauro Febbo, di Forza Italia e chietino, ha annunciato che è stata messa una pietra tombale sull'"inutile e faraonico" project financing dell’ospedale di Chieti proposto da Maltauro e Nocivelli, e si procederà piuttosto "con un investimento di 35-40 milioni di euro per un nuovo project puntuale e sostenibile che riguarderà esclusivamente la risoluzione delle criticità scaturite dalle due palazzine che hanno gravi problemi di staticità derivanti dall’utilizzo del cemento impoverito". L'assessore leghista alla Salute Nicoletta Verì ha poi aggiunto, aggiustando il tiro, che il project così non è sostenibile. "Per gli interventi sull'ospedale di Chieti sono in corso interlocuzioni con lo Stato e la stessa Asl, per intercettare maggiori fondi pubblici ‘ex art. 20’ e rendere dunque il piano più sostenibile dal punto di vista finanziario. E’ questo il percorso che continueremo a perseguire”.  

Con l’uscita dalla fase acuta dell’emergenza coronavirus, riesplode infatti la questione delle sorti del Santissima Annunziata di Chieti, e del riordino della rete ospedaliera abruzzese, che prevede alla luce dei paletti del decreto Lorenzin per l’Abruzzo un solo ospedale con tutte le eccellenze, con l’ipotesi al massimo di una interconnessione tra i nosocomi di Pescara e Chieti e, ipotesi più problematica, tra quelli di Teramo e L’Aquila.

Di Primio lancia dunque due precisi avvertimenti, alla maggioranza del presidente Marco Marsilio, del suo stesso partito, e in particolare agli esponenti politici del pescarese, su due questioni a suo modo di vedere solo in apparenza distinte, che rischiano di affossare l’ospedale della sua città.

La prima è la realizzazione del covid hospital di Pescara, adiacente all’ospedale civile, di cui sono stati inaugurati il 16 maggio i primi 32 posti. Un’opera costata circa 11 milioni di euro, affidati alla Omnia Servitia, del gruppo dell’imprenditore frentano Antonio Colasante, e che a regime, entro luglio, avrà una dotazione di 181 posti-letto, di cui 41 di terapia intensiva e 140 di degenza.

La seconda questione riguarda lo stallo che si registra intorno al project financing presentato ormai da cinque anni dall’ati Maltauro-Nocivelli, dal valore di 285 milioni di euro, e che prevede l'abbattimento e ricostruzione della struttura, datata e insicura sismicamente, tanto che i corpi di fabbrica C ed F sono chiusi perché pericolanti. 

Il project ha ricevuto la pubblica utilità lo scorso anno dalla giunta regionale di centrosinistra guidata da Luciano D’Alfonso, ora senatore del Pd, che ha avocato a sé l’esame della pratica e la decisione alla luce del ritardo della Asl teatina nelle mani della quale è tornata la palla. 

Andrebbe a questo punto indetto il bando di gara, anche per evitare eventuali richieste di maxi-risarcimento da parte del proponente, ma l'iter con la vittoria del centrodestra, a febbraio 2019 si è nuovamente bloccato. Del resto nel centrodestra in Regione c’è un agguerrito fronte contrario, con in testa Febbo, e rivale a Chieti di Di Primio, che perora la causa di una ristrutturazione dell’esistente. L’assessore alla Salute Nicoletta Verì, della Lega, per cavarsi d’impaccio ha dunque fermato la pratica del project per valutare le coperture economiche e la convenienza per la parte pubblica, che in base alle regole del progetto di finanza dovrà affidare un toto di servizi e forniture non sanitarie, e pagare canoni pluriennali, ai privati che realizzeranno con le loro risorse, i nosocomi.

E stato intanto presentato un project alternativo, da una cordata di imprese emiliane, più a basso costo e che prevede la semplice ristrutturazione e ripensamento degli spazi. 

Di Primio riannoda dunque il filo del ragionamento.

“Partiamo da una premessa - esordisce il sindaco -: il Santissima Annunziata è un ospedale che serve non soltanto la nostra città e la nostra provincia ma è un ospedale di riferimento buona parte della provincia di Pescara, ed è collegato all’Università. Da troppo tempo dobbiamo fare a meno di spazi, chiusi perché insicuri sismicamente, e l’ospedale complessivamente ha bisogno di deciso potenziamento strutturale. Io no so ora se il project financing in essere sia sostenibile o meno dal punto di vista economico, o se sia preferibile o meno una strada diversa, magari usare subito i fondi post sisma per ristrutturare i corpi C ed F.  Questo lo deve stabilire la Regione, ma lo deve fare subito. Non è più tollerabile questa attesa, non possiamo continuare a rimanere nell'incertezza, che mortifica ogni ipotesi di sviluppo futuro”.

E per "sviluppo futuro" va intesa soprattutto l’ipotesi fortemente sostenuta da Di Primio, di realizzare un ospedale di secondo livello integrato e interconnesso tra Pescara e Chieti.

“Non c’è ad oggi alternativa - ribadisce il sindaco -: nessuno dei due nosocomi ha tutte le caratteristiche richieste nel decreto Lorenzin per ambire alla qualifica di ospedale di secondo livello e mi riferisco ai percorsi tempo-dipendenti come lo stroke unite, il polo cuore, il politrauma. Altre ipotesi mortificherebbero o Pescara o Chieti”.

Questo scenario però era valido fino a poche settimane fa: ora se da una parte Chieti continua ad attendere il potenziamento e di poter tornare a disporre della totalità dei suoi spazi, per colpa delle incertezze intorno al project, Pescara avrà a disposizione il covid hospital che, finita l’emergenza, potrebbe essere destinato a ospitare quelle specialità che garantirebbero di ambire in solitudine alla “promozione” ad ospedale di secondo livello. 

“Lo dico con estrema chiarezza – si accalora pertanto il sindaco -: Dio non voglia che qualcuno tra qualche mese proponga la realizzazione in quegli spazi che oggi servono per il covid, ma a che a breve non avranno più questa vocazione, per realizzare ad esempio un polo cuore, per poi chiedere, per la sola Pescara, la qualifica di ospedale di secondo livello, visto che appunto Chieti ha problemi di spazi e adeguamento della struttura e perché  in qualche modo quella spesa di 11 milioni per quel covid hospital, va in qualche modo giustificata”.

“Questo corrisponderebbe – tuona Di Primio – ad una dichiarazione di guerra nei confronti del buon senso, della serietà e soprattutto della moralità della politica. Armeremo la rivoluzione, e io saro in prima linea, da sindaco o semplice cittadino".

La scorsa settimana, a proposito di Santissima Annunziata, è stata approvata in consiglio comunale una mozione perorata in particolare dal presidente del consiglio Liberato Aceto, della Lega, che impegna Di Primio a fare pressione sulla Regione, per chiedere il potenziamento dell'ospedale, nuove assunzioni, realizzazione di u  parcheggio e molto altro. 

Di Primio però ha disertato la seduta, contestando soprattutto la proposta di riattivare il vecchio ospedale San Camillo.

“E’ un edificio del 1930, che anch’esso ha problemi di sicurezza sismica. E soprattutto è delocalizzato rispetto al Santissima Annunziata. Ripeto: l’unica soluzione è intervenire sul nostro ospedale. Subito, perché la pazienza sta per finire”, spiega il sindaco. 

 



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