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BUFERA PROCURE: LEGNINI, ''NESSUN COMPLOTTO SALVINI, CSM NON VA AZZERATO''

Pubblicazione: 29 maggio 2020 alle ore 20:13

ROMA - "Il tema per il Csm era tutelare il libero esercizio delle attività di indagine, non organizzare complotti contro Salvini". 

Così l'ex vice presidente del Csm, oggi commissario per l’emergenza sisma del Centro Italia, Giovanni Legnini in un'intervista all'Huffington Post torna sulla polemica che lo ha investito per lo scambio di chat con l'allora consigliere Luca Palamara sulla vicenda della nave Diciotti. 

"Il procuratore Patronaggio - ha spiegato Legnini - stava svolgendo le indagini e veniva attaccato e intimidito da diversi giorni anche da componenti del Governo dell'epoca. Quale vicepresidente dell'organo che deve tutelare l'indipendenza della magistratura e il sereno svolgimento delle attività giudiziarie, venivo sollecitato dalla magistratura associata ad assumere una posizione a tutela del pm. A tutela del pm, non certo contro Matteo Salvini, nei confronti del quale mai spesi neanche mezza parola". 

"Comunque i fatti di cui parliamo non hanno nulla a che vedere con le elezioni di sei mesi dopo", ha detto ancora Legnini con riferimento alla sua successiva candidatura come governatore dell'Abruzzo. 

Nell'intervista Legnini ha parlato anche di Palamara. 

Con lui "vi erano buoni rapporti fino a quando è emerso ciò che tutti sanno. Ignoravo quelle vicende e i suoi rapporti personali che lo hanno portato a essere indagato a Perugia, mentre mi era ben nota la sua influenza sulla corrente di appartenenza. Con lui e con tutto il Consiglio ho condiviso scelte e a volte mi sono scontrato.Ciò che poi è emerso dalle carte di Perugia mi ha addolorato e sconcertato, io come migliaia di altre persone e tantissimi magistrati avevamo avuto a che fare con una persona diversa da quella che emerge dagli atti delle indagini".

No all'azzeramento del Csm. Sì invece alla riforma del Consiglio superiore, che però da sola non basta: "Il Csm è presieduto dal capo dello Stato che ne ha sempre garantito con saggezza e autorevolezza il corretto funzionamento, anche dopo l'esplosione delle gravi vicende che hanno riguardato l'attuale Consiglio". 

"Adesso è necessario approvarla", ha affermato poi a proposito della riforma. 

Ma "nessuno si illuda che cambiando il sistema elettorale del Csm o abolendo le cosiddette porte girevoli tra magistratura e politica, su cui sono da sempre d'accordo, si risolvano tutti i problemi che sono emersi. Occorre introdurre massicce dosi di trasparenza nelle decisioni del Csm, cosa che noi iniziammo a fare con norme importanti che purtroppo non vengono attuate". 

Intanto, il Quirinale è intervenuto in giornata, attraverso una nota che richiama quanto detto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella circa un anno fa: "In riferimento alle vicende inerenti al mondo giudiziario, assunte in questi giorni a tema di contesa politica, il Presidente della Repubblica ha già espresso a suo tempo, con fermezza, nella sede propria - il Consiglio Superiore della Magistratura - il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l'inammissibile commistione fra politici e magistrati". 

Il presidente della Repubblica già da tempo si è "augurato che il Parlamento provvedesse ad approvare una adeguata legge di riforma delle regole di formazione del CSM. Una riforma che contribuisca - unitamente al fondamentale e decisivo piano dei comportamenti individuali - a restituire appieno all'Ordine Giudiziario il prestigio e la credibilità incrinati da quanto appare, salvaguardando l'indispensabile valore dell'indipendenza della Magistratura, principio base della nostra Carta". 

"Governo e Gruppi parlamentari hanno annunziato iniziative in tal senso e il Presidente della Repubblica auspica che si approdi in tempi brevi a una nuova normativa. Risulterebbe, peraltro, improprio un messaggio del Presidente della Repubblica al Parlamento per sollecitare - chiarisce la nota del Quirinale - iniziative legislative annunciate come imminenti. Al Presidente della Repubblica competerà valutare la conformità a Costituzione di quanto deliberato al termine dell'iter legislativo, nell'ambito e nei limiti previsti per la promulgazione".

Il leader della Lega Matteo Salvini commenta: "Il Quirinale interviene sullo scandalo dei magistrati politicizzati e intercettati, ribadendo sconcerto e riprovazione: bene. Non bastano le scuse o le improbabili giustificazioni degli interessati, chiediamo che si dimettano dagli incarichi (giudiziari o politici) tutte le persone coinvolte nello scandalo, da cui emergono vergognosi attacchi a me e alla Lega". 

Fratelli d'Italia ha chiesto le dimissioni del commissario straordinario alla ricostruzione post sisma, Giovanni Legnini, nel corso dell'audizione alla Commissione Bilancio della Camera dei deputati. 

Lo ha chiesto il deputato Paolo Trancassini, sindaco del Comune terremotato di Leonessa, rifacendosi alla vicenda della chat tra lo stesso commissario e il pm romano Luca Palamara: "Quando ha pieni poteri lei li usa a proprio tifo politico", ha detto Trancassini, riferendosi all'ipotesi di conferire al commissario poteri straordinari per la ricostruzione pubblica. Legnini ha replicato ribadendo di "aver agito in piena correttezza e nel rispetto delle Istituzioni". 

Sulla vicenda è intervenuto il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: "Legnini, dopo quello che abbiamo letto, potrebbe anche evitare di pronunciarsi su leggi, riforme della giustizia e materie affini. Per buongusto e per decenza. Abbiamo letto cose incresciose. A noi, diversamente da lui, le sue ci sono sembrate evocazioni di offensive giudiziarie su temi di attualità politica relativi all'immigrazione. Insomma, cose non belle. Pertanto, Legnini farebbe meglio ad abbandonare l'incarico di responsabile della ricostruzione che le sinistre hanno negato alle zone terremotate del centro Italia in questi anni e, soprattutto, farebbe bene a prendersi un periodo sabbatico sui temi della giustizia. In materia ha già dato".



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