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CORONAVIRUS: POCHE ENTRATE PER COMUNI ABRUZZESI, ''RISCHIO DISSESTO''

Pubblicazione: 18 maggio 2020 alle ore 22:58

L'AQUILA - Il Coronavirus non risparmia i 305 comuni abruzzesi e i circa 8 mila comuni italiani con le casse che nel bimestre marzo-aprile del 2020, hanno subìto una corposa sforbiciata di oltre il 65% delle entrate derivanti dai principali tributi locali: oltre 1,6 miliardi di euro in meno rispetto agli stessi mesi del 2019.

Ben 684 milioni di mancati incassi tributari, pari al 41,7% dell’ammontare complessivo rilevato, sono ascrivibili all’imposta municipale propria (Imu). A seguire la tassa sui rifiuti (Tari) che ha generato un minor gettito per le casse comunali pari a oltre 429 milioni di euro (26,2%) e l’addizionale Irpef con minori introiti per 328 milioni di euro (20,1%). E, ancora, una contrazione delle entrate tributarie è stata registrata con la tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche (- 92 milioni di euro), con l’imposta comunale sulla pubblicità (- 63 milioni di euro), con l’imposta di soggiorno (- 37 milioni di euro) e, infine, con il tributo per i servizi indivisibili (- 5 milioni di euro).

È quanto emerge da uno studio di Demoskopika che ha confrontato gli incassi dei Comuni italiani del periodo marzo-aprile del 2020 con lo stesso periodo dell’anno precedente rispetto ai principali tributi locali. La fonte utilizzata è il SIOPE, il sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici, nato dalla collaborazione tra la Ragioneria Generale dello Stato, la Banca d'Italia e l'Istat, che rileva telematicamente gli incassi e i pagamenti effettuati dai tesorieri di tutte le amministrazioni pubbliche.

Ognuno dei quasi 8 mila comuni italiani ha subìto una contrazione media delle entrate tributarie pari a poco più di 207 mila euro. Spostando l’osservazione sul livello regionale emerge un quadro abbastanza differenziato.

In particolare, in Abruzzo, gli incassi di marzo-aprile 2020 si attestano a 22.994.461 euro, rispetto ai 62.543.985 del 2019, con una differenza di 39.549.524 euro, pari al 63,2 in meno. Un valore medio per Comune pari a 129.671 euro in meno.

Per quanto riguarda invece l'addizionale Irpef si passa dai 13.568.563 euro del 2019 ai 8.047.982 del 2020, con una differenza di 5.520.582 euro, pari al 40,7% in meno. Con un valore medio per Comune pari a 18.100 euro in meno.

Lo scenario dell’imposta unica comunale (Iuc) in Abruzzo racconta come rispetto ai 45.334.360 euro dell'anno scorso, si sia passati ai 12.823.440 di quest'anno, una differenza di 32.510.919 euro, pari al -71,7%; 106.593 euro in meno per Comune.

L'imposta municipale propria (Imu), invece, è passata dai 26.427.087 di marzo-aprile 2019 ai 5.580.143 del 2020, con una differenza di 20.846.943 euro, pari al -78,9%; con il valore medio per Comune pari a 68.351 euro in meno.

La Tari, che per il 2019 registrava 18.167.219 euro, nel 2020 ne conta 6.910.542, 11.256.677 in meno (-62%); con un calo medio per Comune pari a 36.907 euro.

C'è poi la Tasi, che per marzo e aprile di quest'anno si attesta a 332.755 euro, contro i 740.054 dell'anno scorso, una differenza di 407.299 euro, pari al 55% in meno , (- 1.335 il valore medio per ogni Comune).

E ancora la Tosap: 2.070.286 euro l'anno scorso, rispetto ai 1.441.401 del 2020, con una differenza di 628.885 euro in meno (-30,4%) e un valore medio per Comune pari a 2.062 euro in meno.

Infine la tassa l'imposta comunale sulla pubblicità (Icp), con 1.418.613 euro nel 2019 contro i 622.444 del 2020 (- 796.169), pari al 56,1% in meno; un valore medio di 2.610 euro in meno per Comune.

Sul podio delle casse più "prosciugate" si posizionano i Comuni di tre realtà regionali: Toscana, Emilia-Romagna e Puglia. 

In particolare, in Toscana, i Comuni registrano una flessione degli incassi pari mediamente a 536 mila euro per ente locale (-74,3%) quantificabile in oltre 146 milioni di euro immediatamente seguito dall’Emilia-Romagna, i cui Comuni hanno registrato mancati incassi per 421 mila euro (-70,2%) pari a 138 milioni di euro in valore assoluto. 

A chiudere questo primo raggruppamento, gli enti locali della Puglia, le cui mancate risorse finanziarie ammontano mediamente a 375 mila euro per Comune (-62,6%) pari a 96 milioni di euro in valore assoluto. Sul versante opposto, ad aver subìto minori contraccolpi negli ultimi due mesi dell’anno in corso, risultano i Comuni del Trentino-Alto Adige con una flessione degli incassi tributari pari mediamente a poco meno di 35 mila euro per ente locale (-43,9%) quantificabile in quasi 10 milioni di euro. 

A seguire gli enti locali del Molise con una riduzione media per Comune di quasi 46 mila euro (-58,6%) pari a oltre 6 milioni di euro e del Friuli Venezia Giulia le cui mancate risorse finanziarie ammontano mediamente a quasi 47 mila euro per Comune (-37,1%) pari a oltre 10 milioni di euro in valore assoluto.

"L’emergenza sanitaria – dichiara il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio - si è inevitabilmente abbattuta anche sulle entrate comunali producendo effetti negativi sui sistemi economici locali e, soprattutto, mettendo a rischio alcuni servizi essenziali, non ultimo quello della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. È ipotizzabile che, nel prossimo periodo, tra rinvio del pagamento dei tributi e difficoltà di pagamento per imprese e lavoratori, si consolidi uno scenario di progressiva perdita di liquidità per gli enti locali che potrebbe costringere molti amministratori comunali al taglio dei servizi o, peggio ancora, alla dichiarazione del dissesto finanziario". 

"In questo allarmante contesto, - conclude Raffaele Rio - le misure previste finora nel decreto Rilancio sono necessarie ma ancora insufficienti. Bisogna fare di più".  



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