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INTERVISTA AD ASSESSORE AQUILANO PRESIDENTE PRONVICIALE OPI, ''ETA' MEDIA 50-60 ANNI, E NON TUTTI HANNO COMPETENZE CHE ORA SERVONO'' PAGHIAMO ANNI DI TAGLI E MANCATE ASSUNZIONI''

COVID: ''PROBLEMA INFERMIERI ETA' AVANZATA''
IANNI, ''DPI OK, TAMPONI PER TUTTI DIFFICILE''

Pubblicazione: 29 marzo 2020 alle ore 06:39

L'AQUILA - “In questa durissima prova a cui tutti siamo sottoposti, il problema che noi infermieri dobbiamo affrontare non sono tanto i dispostivi di protezione, e i tamponi, quanto piuttosto l'età media molto elevata, tra i 50 e 60 anni, e dunque a maggior rischio contaminazione”. 

A fare chiarezza su questioni molto dibattute, spesso da persone, politici in particolare, poco esperti in materia, è Maria Luisa Ianni, 51 anni, presidente provinciale dell'Ordine delle professioni infermieristiche (Opi), nonché assessore alle Politiche giovanili, Pari opportunità e Politiche del lavoro. 

Abruzzoweb l’ha contattata telefonicamente mentre era sul fronte caldo dell’ospedale San Salvatore, dove lavora da vent'anni, e Ianni premette che di politica comunale non vuole parlare, visto che in queste settimane di drammatica emergenza coronavirus, ha altre priorità a cui pensare, come rappresentante provinciale di quasi 3mila infermieri. 

Tutti in prima linea nel prestare le cure ai positivi al Covid-19 presenti in provincia dell’Aquila, ricoverati in terapia intensiva e non, in isolamento domiciliare, ac si aggiungono quelli in sorveglianza attiva. Oltre al doversi prendere cura di tutti gli altri pazienti "ordinari". 

“Siamo davvero sul fronte di una guerra durissima - esordisce Ianni – e meno male che il primo problema che abbiamo affrontato, quella della dotazione di dispostivi di protezione individuale, si sta man mano risolvendo. Criticità restano all’ospedale di Avezzano. Ma in quello dell’Aquila e degli altri presidi, i dispositivi ora ci sono, vanno usati però con parsimonia, ad esempio non bisogna indossare le mascherine con il filtro quando non servono”. 

Per quanto riguarda i tamponi da somministrare a tutto il personale sanitario, uno dei temi caldissimi di queste settimane, oggetto di prese di posizione durissime dei sindacati, che sono arrivati a rivolgersi alle Procure, Ianni si dice pienamente d’accordo con quanto già sostenuto dal primario di Malattie infettive del San Salvatore dell'Aquila, Alessandro Grimaldi

“I tamponi per il personale sanitario ovviamente servono - afferma Ianni - ma farli a tappeto, si pensi ai soli infermieri, quasi 3mila, significherebbe intasare i laboratori. Sono giunti alla stessa conclusione nelle regioni del Nord, che rispetto a noi hanno numeri ben più drammatici di contagi e vittime. La priorità, per quel che riguarda i tamponi, va data ai cittadini e pazienti. Per decreto un operatore che entra in contatto
con un paziente covid, continua il servizio fino alla eventuale positività al tampone o alla eventuale  comparsa di sintomi".

L’accento, suggerisce Ianni, va piuttosto spostato su altri temi. 

A cominciare da quello della dotazione organica degli infermieri:  “Qui a L’Aquila stiamo facendo una grande riorganizzazione, per separare in modo sempre più netto i circuiti ‘covid’ da quelli ‘no covid’. Per raddoppiare i posti letto in Pneumologia abbiamo dovuto accorpare Neurologia con Neurochirurgia, ridimensionare altri reparti. Non è stata operazione facile, ma molto ha aiutato l’attivazione del padiglione del G8 dove ora è possibile concentrare i pazienti a più alto rischio di contagio”. 

Detto questo però, “il vero problema che stiamo affrontando è che l’età media degli infermieri è molto alta, tra i 50-60 anni, e più sei avanti con l’età, più sei soggetto a contaminazione da coronavirus. Per affrontare la nuova emergenza servono poi delle professionalità specifiche, visto che i pazienti 'covid' hanno bisogno di assistenza ventilatoria, e occorre saper cosa fare in regime di terapia intensiva e sub intensiva. E non tutto il personale ha queste competenze, tenuto conto che parte di esso proviene dalle agenzie di somministrazione esterne".

"Questo complica di molto le cose – spiega dunque Ianni -, quando andiamo a fare il calcolo delle forze che possono essere dislocati in questa o quella postazione, è difficile far quadrare i conti”. Tutto questo, conclude Ianni, tornando per un attimo ad indossare gli abiti della politica, "è la conseguenza di anni di tagli alla spesa sanitaria, del blocco delle assunzioni. Spero che questa drammatica vicenda faccia capire una volta per tutti che sulla sanità pubblica è fondamentale investire". (f.t.)

 



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