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FEMMINICIDIO CORFINIO, CONSIGLIERA PARITA', ''IMPOTENTI DAVANTI AD ORCHI''

Pubblicazione: 29 giugno 2020 alle ore 12:21

L'AQUILA - L’ennesimo caso di femminicidio, verificatosi ieri in provincia dell’Aquila dove una ex insegnante è stata uccisa dal marito in seguito ad una discussione scoppiata in casa, suscita l’indignazione e la netta condanna della Consigliera di Parità della Provincia di Teramo Monica Brandiferri

LA NOTA COMPLETA

"Per capire la gravità del fenomeno è sufficiente riportare un dato: durante il lockdown si sono verificati ben undici femminicidi in undici settimane. Una carneficina agevolata dal fatto che durante la fase di chiusura totale, da marzo a maggio, molte donne si sono ritrovate da sole con il proprio aguzzino senza poter uscire di casa a cercare aiuto e senza potersi rivolgere ai centri d’ascolto perché sorvegliate dal partner violento. Un quadro che si aggrava di giorno in giorno anche adesso che gradualmente ci si avvia al ritorno alla normalità. Il dramma dei femminicidi – afferma la Consigliera di Parità Brandiferri - assume proporzioni sempre più devastanti. Prima della pandemia rimasi molto colpita da un dato: a fine gennaio 2020 cinque donne erano state uccise in due giorni, addirittura sei in una settimana. Una continua escalation di violenza che mette le donne inermi di fronte ad una triste realtà che le vede considerate sottomesse e impotenti di fronte ad orchi, non a uomini. I femminicidi rappresentano tragedie evitabili in quanto sono state emanate normative importanti, ricordiamo che recentemente è stato introdotto il cd. Codice Rosso per contrastare più efficacemente la violenza sulle donne e che il Decreto cura Italia in piena pandemia ha adottato misure rilevanti contro la violenza di genere". 

"Le buone leggi e le buone sentenze sono tra gli strumenti più efficaci per combattere la violenza ma, nonostante di strada in Italia se ne sia fatta tanta, c’è ancora molto da fare, soprattutto in tema di applicazione delle normative di riferimento. E’ necessaria una rivoluzione culturale in modo tale che le donne non vengano più considerate come un oggetto di proprietà degli uomini. Un cambiamento radicale che si deve basare su due pilastri: l’istruzione per formare al meglio gli uomini di domani onde prevenire episodi di violenza di genere, e non sarebbe male iniziarla già dalla scuola primaria; la formazione di tutti coloro che entrano in contatto con le vittime (giudici, forze dell’ordine, operatori socio sanitari, assistenti sociali, avvocati), che può rappresentare la base su cui puntare per risolvere questo annoso problema e può realizzarsi anche attraverso una capillare campagna di sensibilizzazione”, conclude Brandiferri.

 



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