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FISICO AQUILANO NELL'UNIVERSITA' PIU' IMPORTANTE
DEL MONDO, ''SEMPRE GRATO ALLA MIA TERRA''

Pubblicazione: 04 settembre 2018 alle ore 08:00

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L'AQUILA - Ha dovuto lasciare L'Aquila "a malincuore" dopo il terremoto del 2009 alla volta di Madrid ma, prima di partire, è riuscito a diventare il primo laureato specialistico in Fisica dopo la tragedia del 6 aprile.

Mirko Rocci, classe '83, oggi è un fisico sperimentale della Materia condensata, ricercatore nell'università più importante del mondo, il Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Cambridge, negli Stati Uniti, dove attualmente sta lavorando ad un nuovo studio sulla spintronica superconduttiva basata su nanodispositivi. Una materia sconosciuta al grande pubblico ma che gli esperti del settore definiscono una "rivoluzione" per la computazione classica ad alte prestazioni e che getta nuove basi per quella quantistica.

"Anche se mi manca sempre casa, sto vivendo un periodo ricco di soddisfazioni a livello professionale", dice Rocci che, a fine gennaio, ha vinto il più prestigioso progetto europeo per giovani ricercatori Marie Skłodowska-Curie Global Fellowship: "un progetto molto competitivo - spiega -, che viene vinto in media dal 13 per cento dei partecipanti. Si tratta di un finanziamento di 164 mila euro, per due anni, per attività di ricerca, il che mi tratterrà un altro anno a Boston mentre l'anno dopo tornerò in Italia, a Pisa. Sono orgoglioso, data l'importanza del progetto ma spero che questo risultato rappresenti un motivo di orgoglio anche per L'Aquila".

Rocci, dopo la laurea, ha vissuto dal 2009 al 2016 a Madrid e, prima di terminare il dottorato ha ricevuto un'offerta di lavoro alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove è stato assunto presso il laboratorio Nest (National enterprise for nanoscience and nanotechnology). "E' stato un periodo fondamentale per la mia carriera: qui ho trascorso due anni e mezzo ricchi di tante soddisfazioni, a cominciare dalle numerose pubblicazioni scientifiche fino ad arrivare al Mit. Infatti se oggi sono negli Stati Uniti è proprio grazie a questa esperienza".

"Certamente ogni passaggio è stato importante. Il mio trampolino di lancio è stato l'Università dell'Aquila che mi ha fornito una formazione eccellente e da cui ho ereditato un'elasticità che mi ha davvero aperto tutte le porte. I rapporti con l'Università, in questi anni, non si sono mai interrotti e ho continuato a collaborare con grandi professionisti come il professor Luca Ottaviano e il dottor Andrea Marini".

La speranza di Rocci è quella di riuscire ad accumulare più esperienze possibili per poi tornare a casa, "perché vorrei che l'investimento che l'Italia ha fatto su di me venisse messo a disposizione della mia città".

"Apprezzo il nostro sistema scolastico, soprattutto se lo paragono a quello degli Stati Uniti dove i costi da sostenere sono decisamente altri. Ed è per ringraziare il mio Paese che cercherò di prendere tutto il meglio e di portarlo a casa, vorrei ricambiare al regalo che mi è stato fatto. Proprio per questo tengo a precisare, non sono scappato: sto lavorando per tornare".

"Intanto, appena ne ho l'occasione, torno sempre a casa, durante le feste e quando ho le ferie". Così come ha fatto in occasione dell'estate, partecipando anche agli appuntamenti della Perdonanza. "Ho trovato una città nuova, che sta rinascendo. Per me che ho dovuto lasciarla a malincuore proprio qualche giorno dopo il terremoto è ancora più importante. Ho faticato in quel periodo ad ultimare la tesi perché la testa e il cuore erano altrove ma ho dovuto fare il mio dovere".

"Vivevo già a Madrid mentre scrivevo la tesi, ero tornato per sostenere gli ultimi esami. Avrei dovuto presentare la tesi la settimana dopo il terremoto anche se non riuscivo ad ultimarla, date le circostanze, ma grazie al relatore di tesi interno, il professor Franco Lucari e Adriano Filipponi, che mi hanno spronato a finirla nel più breve tempo possibile, il 29 aprile ce l'ho fatta".

"Ricordo ogni singolo istante del 6 aprile, dallo scuotimento infernale e le urla dei vicini, alle macerie visibili ovunque, alle sirene, alla solidarietà sconfinata del nostro popolo straordinario e, purtroppo, alla realizzazione immediata del fatto che nulla sarebbe tornato ad essere come prima. Ho vissuto tutte le fasi della ricostruzione in questi anni e posso constatare che adesso qualcosa veramente sta cambiando. L'unico rammarico è quello di aver praticamente perso una generazione, cresciuta tra i centri commerciali, che non conosce il centro storico".

"Questo è il danno più grosso dei ritardi della ricostruzione: sarà difficile riportare i giovani in centro ma mi auguro fortemente che possano viverlo come hanno fatto durante questi giorni di festa - conclude -. Così, quando tornerò, L'Aquila sarà più simile a come era prima del 2009".



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