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FURBETTI DELL'EMERGENZA, SITI ANTI-COVID E FINTI POVERI

Pubblicazione: 22 maggio 2020 alle ore 20:09

ROMA - Non solo mascherine e visiere sequestrate. Tra i furbetti dell'emergenza Covid ci sono venditori online di presunti farmaci anti-Covid e finti poveri che incassavano i buoni spesa erogati dal governo.

A vendere illegalmente medicinali a base di clorochina e di idrossiclorochina, antimalarici il cui impiego è stato temporaneamente autorizzato dall'Agenzia Italiana del Farmaco per il trattamento dei malati di coronavirus, erano i gestori di 14 siti web oscurati in queste ore grazie all'intervento di carabinieri della Sezione Analisi e dei Nas di Torino e Udine.

I siti, che si appoggiavano su server esteri, contenevano anche istruzioni online in italiano, e vendevano anche sostanze ad azione antivirale, antitumorali e antibiotici, impiegabili in procedure off label consentite solo in ambienti ospedalieri che operano in emergenza Covid.

Sono di tutt'altro genere le truffe di decine di cittadini che a Bologna e provincia hanno dichiarato il falso nelle autocertificazioni per richiedere ai Comuni i buoni spesa erogati dal governo.

A simulare condizioni di indigenza erano persino proprietari di appartamenti e attività economiche o in alcuni casi stipendiati o percettori del reddito di cittadinanza: su 360 esaminate, sono 154 le false autocertificazioni scoperte dalla Guardia di Finanza.

E proseguono le vendite di mascherine irregolari bloccate dalle forze dell'ordine. Negli ultimi giorni circa 124.500 mascherine sono state sequestrate dai Nas di Potenza, Livorno, Treviso, Padova, Firenze, Latina e Milano, nel corso di una serie di ispezioni che hanno riguardato attività commerciali in tutto il Paese. A Salerno la Guardia di Finanza ha sequestrato nelle ultime ore 18mila tra mascherine e visiere protettive con il marchio 'CE' contraffatto.

Nel Leccese sono stati 14mila i sequestri di dispositivi Ffp2 importati dalla Cina e irregolari. Questi ultimi, se immessi sul mercato, avrebbero fruttato 45mila euro. In provincia di Napoli, invece, il titolare di una rivendita di prodotti cosmetici aveva stoccato in magazzino, pronte per la commercializzazione, oltre 8mila confezioni di gel lavamani indicate come disinfettante. Ma che contenevano in realtà del semplice sapone ed erano pronte ad essere etichettate con adesivi dalla dicitura "antibatterico naturale".



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