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CDM CONTESTA IN LEGGE 'CURA ABRUZZO', NUOVE REGOLE CONTRO MAFIA PASCOLI, AIUTI A COMUNI E MICRO-CREDITO; REGIONE ''COPERTURE CI SONO E SONO STATE COMUNICATE''; IERI PERO' SCONTRO SU TRANSAZIONI NON OGGETTO OSSERVAZIONI

GOVERNO NON HA IMPUGNATO ''PACE LEGALE''
POLEMICHE SU NULLA: LE NORME NEL MIRINO

Pubblicazione: 06 giugno 2020 alle ore 11:47

L'AQUILA - Tanto rumore per nulla: non è stata impugnata dal Consiglio dei ministri riunito ieri la “pace fiscale” approvata nella legge Cura Abruzzo del 6 aprile, e che prevede la possibilità di accordarsi bonariamente con le imprese, della sanità e dei trasporti in primis, che hanno debiti con la Regione.

Nel leggere infatti la delibera pubblicata ieri sul sito del Ministero dell’economia,  ad essere tacciate di incostituzionalità, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, del partito democratico sono la  legge sui pascoli, difesa a spada tratta dalla Lega, e che dispone per le imprese zootecniche che operano e risiedono sul territorio da almeno dieci anni, nell’accesso prioritario ai terreni di uso civico, al fine di  contrastare  il fenomeno della “mafia dei pascoli”, ovvero dell’invasione di imprese di fuori interessate solo a mettere le mani sui ricchi contributi europei, senza però fare davvero allevamento e produziione di latte, carne e formaggi.

Norma che è stata oggetto di un tentativo di affossamento da parte della Regione Puglia e del ministro dell’agricoltura, la pugliese Teresa Bellanova, di Italia Viva.

Contestate poi per assenza di coperture economiche le misure che prevedono il potenziamento del microcredito per le aziende, il “Compra Abruzzo”, per favorire la commercializzazione di prodotti locali, i fondi straordinari ai comuni per far fronte alle spese sostenute nella fase dell’emergenza covid-19, per aiutare i cittadini bisognosi.

La regione, con in testa  il presidente Marco Marsilio, di Fratelli d‘Italia, ha già ribattuto che invece le coperture ci sono eccome, e sono state comunicate al Ministero, senza che ciò sia stato preso in considerazione. 

Sulla pace fiscale, invece, nulla di nulla: il consiglio dei ministri non ha dato seguito alle critiche dure e circonstanziate al provvedimento che invece erano contenute nel testo dell’istruttoria dei tecnici del ministero dell’economia, inviate al Cdm e alla Ragioneria generale dello stato il 1 giugno.

Eppure ieri proprio sulla “pace fiscale” si  è scatenata la polemica politica.

“Tanto tuonò che piovve: per settimane abbiamo avvertito e denunciato in tutti i modi che il Cura Abruzzo aveva coperture incerte o non le aveva affatto, che l'articolo della norma sul condono tombale che avrebbe permesso transazioni da ben 162 milioni di euro di cui oltre 100 milioni dalla sanità privata, era in contrasto con le leggi, oltre che col buon senso”, ha affermato il capogruppo del partito democratico Silvio Paolucci. 

A stretto giro sono inteervenuti i  segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Carmine Ranieri, Leo Malandra, Michele Lombardo e Gianna De Amicis, che in una nota hanno ricordato che  “avevamo già segnalato l’illegittimità della pace fiscale  a seguito del quale la Regione avrebbe potuto elargire un regalo di oltre 160 milioni di euro alle aziende che non hanno rispettato le leggi e i contratti negoziali sottoscritti e che hanno un contenzioso in essere con gli enti regionali”.  

Il presidente Marsilio ha replicato dunque difendendo la bontà della legge: “è ora di finirla con le bugie: nessuno intende ‘regalare’ alcunché, tantomeno intende farlo alla sanità privata. La norma contiene precise ed esplicite clausole a salvaguardia dell'interesse pubblico e degli equilibri di bilancio. Le transazioni che eventualmente verranno accolte devono ‘convenire’ anche alla Regione oltre che al proponente, e possono essere erogate solo rispettando l'equilibrio di bilancio”.

Parole che confermano le opinioni dei molti, che in realtà la norma sia solo di bandiera, perché poco o nulla cambia rispetto a quello che è già previsto per le transazioni. 

Una tempesta in un bicchiere d’acqua, in ogni caso: nella delibera ufficiale nessuna traccia della “pace fiscale”.  Erano semmai i tecnici del ministero a proporre l’impugnazione. 

Ecco un eloquente passaggio del report del  primo giugno:  “la pace fiscale "potrebbe comportare oneri non quantificati e non coperti, oltre che non dovuti, per gli enti del Servizio sanitario della regione Abruzzo che, peraltro, è una regione sottoposta a Piano di rientro e ancora oggi fa registrare un disavanzo di gestione. Si rileva che la maggior parte dei contenziosi sono riferibili a richieste di erogatori privati accreditati per il pagamento di prestazioni extra-budget e pertanto non dovute dalla Regione". 

E ancora. "si rappresenta che tale norma appare indebitamente favorevole alle imprese, a scapito degli enti del Servizio sanitario regionale, ivi compresa la Gestione sanitaria accentrata presso la regione". 

Pertanto, “si chiede l'impugnativa per indeterminatezza della norma nella quantificazione degli oneri conseguenti”.
Passiamo dunque a cosa davvero è stato impugnato. In primis, ed è la decisione davvero pesante, la legge sui pascoli. 

Scrive nella delibera il Consiglio dei Ministri, questa volta dando seguito all’istruttoria dei tecnici:  la norma  iunnanzitutto “non  ha alcuna attinenza con le misure straordinarie ed urgenti per l’economia e l’occupazione connesse all’emergenza epidemiologica e con la natura transitoria della legge”, e  “pregiudica i diritti dei cittadini operando di fatto una modifica con conseguenze durature sulla previgente normativa”. 

Si rileva che si configura “una distorsione dell’istituto degli usi civici, come ordinamento giuridico primario delle comunità originarie”, violando l’articolo 2 della Costituzione, e tenuto conto che la legge “riconosce ai domini collettivi la capacità di auto-normazione, sia per l’amministrazione oggettiva e soggettiva, sia per l’amministrazione vincolata e discrezionale, nonché la capacità di gestione del patrimonio naturale, economico e culturale che fa capo alla base territoriale della proprietà collettiva, considerato come comproprietà intergenerazionale”.

Si ricorda che “già prima della riforma del Titolo V della Costituzione, il regime civilistico dei beni civici non è mai passato nella sfera di competenza delle Regioni”.

Insomma, la Regione ha invaso un campo non suo, non ha competenza in materia.

 E soprattutto si ravvisa una violazione Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea relativa alla "parità di concorrenza tra gli operatori economici”, come conseguenza del principio “prima gli abruzzesi”,  che limita il sacro principio della libertà di mercato. 

Su questa norma però la Regione farà quadrato, come già annunciato da Marco Marsilio ieri, e ancora prima dal vicepresidente di Giunta e assessore all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, della Lega, alle prime avvisaglie della probabile impugnazione.

“Su questo tema non solo non indietreggeremo ma porteremo il caso a livello nazionale ed europeo. Il Governo dica quali interessi vuole difendere, invece di aiutare le Regioni a respingere queste pratiche perverse", ha tuonato il presidente.

Sono state poi  impugnate alcune misure a sostegno delle imprese e attività economiche, per mancanza di coperture quantificate, sicure e disponibili, e dunque in contrasto con l’articolo 81 della Costituzione.

Il rifinanziamento del fondo del microcredito per nuovi bando e per lo scorrimento delle graduatorie, innanzitutto, e l'istituzione di un fondo rotativo per il piccolo prestito pari a 10 milioni di euro, e altre misure di sostegno alle imprese in crisi.

E ancora il "Compra Abruzzo", per incentivare l'offerta e l'acquisto da parte dei cittadini di prodotti del territorio regionale.

La misura che intende istituire un fondo di solidarietà per contribuire alle maggiori spese dei Comuni per l'acquisto di beni e servizi e per lo straordinario del personale dipendente, nella fase dell'emergenza Covid-19. Ed anche il comma che intende garantire sempre ai comuni, risorse straordinarie per le prestazioni di primaria necessità a favore dei cittadini i più fragili. come assistenza domiciliare ai disabili, anziani e minori, pacchi alimentari, e funzionamento delle mense per i bisognosi.

Contestata infine la misura sugli incentivo economico alle imprese, “a parziale ristoro dei costi fissi e imprescindibili sostenuti al fine di mantenere in funzione impianti a ciclo continuo, e  i fondi di rotazione nel comparto agricolo.

Anche qui però si è registrata la dura la reazione della Regione, per voce di Marsilio, ed anche del vicepresidente del consiglio, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, e del vicepresidente Roberto Santangelo, eletto con Azione politica. 

Tutti e tre hanno assicurato che le coperture ci sono, già individuate, certificate dagli uffici regionale, e comunicate al ministero, grazie alla riprogrammazione dei fondi europei.

E lamenta Marsilio: "il Governo invia le osservazioni del Mef solo la sera del giorno 1 giugno, mettendoci in condizione di conoscerle solo il 3 giugno, per poi replicare con nuovi e ulteriori argomenti la sera del 4 giugno, pretendendo risposte per il 5 giugno mattina, quando ‘puntualmente’ il Consiglio dei Ministri impugna la legge. Non è esattamente quel che si dice una ‘leale collaborazione istituzionale’. (f.t.)



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