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L'AQUILA: REGIONE TAGLIA FONDI DEL 30 PER CENTO A TEATROZETA; MORGESE, ''CI COSTRINGONO A CHIUDERE''

Pubblicazione: 22 giugno 2020 alle ore 14:19

Teatrozeta

L'AQUILA - "La Regione Abruzzo in un momento così difficile, reso oggi ancor più drammatico dall'emergenza Covid, ha ben pensato di confermare il taglio del 30% al contributo annuale Furc, per le tantissime attività del Cinema Teatro Zeta che dirigo; questo vuol dire metterne seriamente a rischio l’esistenza".

A renderlo noto Manuel Morgese, direttore artistico del TeatroZeta dell'Aquila. 

LA NOTA COMPLETA

Qui pianeta cultura.... mi sentite?” dal pianeta terra ( o meglio dal pianeta “terra desolata “ d’Abruzzo non arriva alcun contatto)...tutto tace! I due pianeti? Teatrozeta e regione Abruzzo.

Siamo alle solite! Passa il tempo e i soliti “noti “nonostante l’emergenza coronavirus continuano a far girare la giostra politica, lubrificandone gli ingranaggi e i meccanismi attraverso l’assegnazione di contributi pubblici con la solita, palesata, cattiva abitudine di chi vuole mettere il bavaglio a coloro che meritano e lavorano per fare del bene alla comunità.

Questo il quadro della premessa in cui TeatroZeta viene incorniciato delimitato e tagliato di anno in anno attraverso indiscriminati "ridimensionamenti" sempre più consistenti dei contributi pubblici.

Questa volta è il taglio del 30% perpetrato dalla Regione Abruzzo.

La Regione Abruzzo in un momento così difficile, reso oggi ancor più drammatico dall'emergenza Covid, ha ben pensato di confermare il taglio del 30% al contributo annuale Furc, per le tantissime attività del Cinema Teatro Zeta che dirigo; questo vuol dire metterne seriamente a rischio l’esistenza; l'ultimo contributo risicato assegnato nel 2019 sostiene tutte le attività artistiche e sociali del teatro (2 stagioni teatrali) del cinema (riconosciuto dal fus - ministero) della compagnia (riconosciuta dal ministero) e della scuola.

Il dirigente del settore cultura, da poco riconfermato, dott. Zappacosta ha fatto e fa come Ponzio Pilato: dovrebbe trattare la materia "cultura - spettacolo" con meno “preconcetti“ e dopo gli anni trascorsi alla direzione del settore reputo che dovrebbe sapere bene “chi fa” e “chi non fa” e soprattutto “chi fa cosa”.

L'unico confronto che ho avuto con lui è stato al telefono i primi di gennaio, allorquando sollecitavo una risposta per iscritto alla mia istanza, inviata per conoscenza anche al presidente Marsilio.

Risposta mai avuta.

La sensazione di quella chiacchierata è stata alquanto illuminante e in parte deprimente. Ha confermato l’applicazione di “certe metodologie meramente politiche ”, che trovano riscontro nel taglio al Teatrozeta, in barba alla meritocrazia e che, a mio parere, nulla c’entrano con lo spettacolo e la cultura.

Il direttore Zappacosta non è mai stato nel nostro teatro e non sapeva neanche dell’esistenza del neonato Cinemazeta.

Non ha mai visto e toccato con mano che oltre agli Enti “storici” in città, ci sono altri Enti non “storici”( visto che i 20 anni di Zeta sono pochi !!) che operano sul territorio regionale con parametri qualitativi e quantitativi indiscutibili, e non parlo solo degli enti “Fus”.

Ora, sorvoliamo pure sul malcostume dilagante dell'assenteismo di politici o esponenti degli Enti pubblici nei luoghi di cultura.

Basti pensare che tra le attività economiche i Cinema e i Teatri (non si capisce neanche perché messi sullo stesso piatto) secondo il Dpcm dell’ultima fase emergenziale del Covid, sono stati messi in fondo a tutte “le riaperture”; questa però è un’altra storia! Tornando al nostro argomento, c'è da chiedersi se, dopo vent'anni di attività sul territorio del Teatrozeta, se dopo la costruzione nel 2012 di una sala di pubblico spettacolo, l'apertura di un Cinema nel capoluogo, la fondazione di un centro di formazione per artisti, se dopo tanti successi in Italia e all'estero della Compagnia e del sottoscritto, compresa l'assegnazione del premio Ennio Flaiano, sia corretto e lecito sottoporci “all’otto volante” di un contributo che sale e scende senza senso da anni e sempre più in basso! Per non parlare del sistema pasticciato del “Furc” (L.R. 23 dicembre 2014, n. 46), che aleatoriamente richiama ad “atti di indirizzo” che non si capisce bene quali siano e che a volte segue pedissequamente le linee Fus del ministero, mentre in alcuni casi e per alcuni Enti, no.

Infatti secondo la normativa Fus, attraverso il decreto per il sisma 2009, Teatrozeta non potrebbe subire un taglio così corposo, come ben sa il dott. Zappacosta. Allora perché la Regione fa il taglio? Riconoscere una eccellenza del proprio settore e magari, per assurdo, conoscerla meglio e perché no, premiarla... farebbe tanto scalpore da parte di un dirigente di un settore tanto delicato? Al di là delle cervellotiche e anacronistiche dissertazioni del sottoscritto, e pur riconoscendo nel dirigente le sue enormi competenze, tuttavia i fatti parlano chiaro: Il Teatrozeta ha avuto, per l'annualità 2019, una decurtazione immotivata, ingiustificata e infondata superiore al 30% del contributo 2018. Infine la domanda sorge spontanea: come mai alcuni Enti regionali (indovinate quali….) hanno visto incrementare il loro contributo ed altri no?

O meglio, come mai ad alcuni viene addirittura decurtato, come nel caso del Teatrozeta o anche del Teatro dei Colori di Avezzano?

Il Furc ha seguito quali atti d’indirizzo? Alla mia richiesta non ho mai ricevuto neanche due righe di chiarimento. Siamo a Giugno e capisco il caos della Pandemia.

Penso sia però arrivata l’ora di una risposta. Faccio appello, a mezzo stampa, sia agli esponenti politici che agli operatori del settore cultura affinché finalmente si dia il via ad un processo serio che porti a ripartizioni eque e trasparenti e che finalmente guardi al futuro. Molte regioni del sud come Puglia, Campania o Sicilia negli ultimi anni hanno sostenuto e premiato le attività nel campo dello spettacolo, generando un indotto ed una ricaduta territoriale imponente in termini economici e occupazionali.

Mentre assistiamo alla solita frittata dei contributi a pioggia, tra pizza, fichi e sagre, la regione Abruzzo, dopo aver perso, nell'ultimo decennio, enti storici riconosciuti dal Ministero, resta in silenzio davanti a chi con professionalità e passione vorrebbe renderla degna di un passato culturale oggi divenuto mitologico e, oramai, lontano.

Senza cultura non c’è futuro! E con il collasso culturale e artistico degli ultimi anni i risultati sono evidenti. Basta guardarsi attorno!  



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