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I NUMERI DI BANCA D'ITALIA SU EFFETTO COVID SU ENTRATE FISCALI, PERSI GIA' 39 MILIONI, SE CRISI PERMANE IN FUMO 118 MILIONI; PER ORA CI HA MESSO UNA PEZZA GOVERNO CENTRALE CON TRASFERIMENTI STRAORDINARI, MA SI E' SU ORLO BARATRO

LA PANDEMIA AFFOSSA LE CASSE DEI COMUNI
IN ABRUZZO PERSO 60 PER CENTO ENTRATE

Pubblicazione: 26 giugno 2020 alle ore 08:00

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L’AQUILA - I 305 Comuni abruzzesi, a causa del lock down e della crisi determinata dall’epidemia del coronavirus, tra minori entrate tributarie ed extra-tributarie hanno perso 39 milioni di euro. Se la crisi generale dovesse malauguratamente protrarsi, si potrebbe arrivare a fine anno a 116 milioni di euro.

Un calo che equivale al 60 per cento delle entrate correnti.

E sarebbe una catastrofe. Il salasso imminente, per non dire già in atto, più volte evocato dai sindaci, è ora asseverato dai freddi e affidabili numeri di Banca d’Italia, contenuti nel rapporto “Economie regionali”, nel capitolo dedicato all’Abruzzo.

E dove anche per la regione si prevedono tempi duri, con un crollo del pil, visto che ad esempio le esportazioni primo trimestre dell’anno sono calate del 5,6% e il numero degli occupati è diminuito del 3,9 per cento.

Ad essere inevitabilmente colpiti sono anche Comuni, gli enti collocati sul fronte dell’emergenza sociale, i primi che con pochi mezzi devono poter dare risposte ai cittadini che hanno perso lavoro, a intere famiglie sul lastrico.

Con sempre meno soldi in cassa e spese che sono lievitate nell’emergenza.

Per ora a metterci una pezza è comunque il governo centrale, con le varie misure varate in particolare nel decreto Cura Italia e Decreto rilancio. Ma è una pezza che non potrà reggere a lungo.

Banca d’Italia spiega che tra le entrate tributarie, le principali voci potenzialmente a rischio di perdite sono l’Imu, la tassa sui rifiuti (Tari) e l’addizionale all’Irpef.

Ad incidere sui bilanci nel capitolo entrate, approfondisce l’analisi Banca d’Italia, i minori incassi relativi all’imposta di soggiorno, all’imposta sulla pubblicità, alle esenzioni al pagamento della prima rata dell’Imu per le strutture turistiche, alle esenzioni (fino ad ottobre) relative alla tassa per l’occupazione di suolo pubblico (Tosap) e alle riduzioni alla Tari per gli esercizi interessati dal blocco dell’attività. Tra le entrate extra tributarie, le principali perdite hanno riguardato la vendita di beni e servizi (ad esempio i ricavi del trasporto pubblico locale, gli ingressi nei musei, le mense scolastiche, i parcheggi a pagamento), le contravvenzioni al codice della strada e il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (Cosap), soggetto, al pari della Tosap, a esenzione fino al prossimo ottobre.

Non solo, il blocco delle attività connesse all’edilizia residenziale potrebbe aver causato un calo di gettito degli oneri di urbanizzazione (permessi di costruire) che, nella media del triennio 2017- 19, ammontavano per i Comuni abruzzesi a circa 2 milioni di euro.

Ed ecco gli impietosi conti: “per i Comuni abruzzesi la perdita che si è già determinata ammonterebbe a circa 39 milioni (18 milioni di entrate tributarie e 20,7 di extra tributarie), pari al 3,2 per cento delle entrate correnti annue, un’incidenza inferiore alla media nazionale”. Nell’ipotesi che il blocco delle attività e gli effetti della crisi si protraggano con uguale intensità anche nei rimanenti mesi dell’anno, “la perdita potenziale massima ammonterebbe a 118 milioni di euro”.

Un calo che equivale al 60 per cento delle entrate correnti annue. Tra le misure di sostengo, che consentono per ora ai Comuni a reggere botta Banca d’Italia cita ad esempio il fondo con una dotazione nazionale di 3 miliardi di euro.

Per i Comuni dell’Abruzzo l’anticipo è stato pari a circa 18 milioni. Dal lato delle spese è stato disposto il trasferimento ai Comuni di risorse per il finanziamento di misure urgenti di solidarietà alimentare (complessivamente circa 400 milioni) e per le spese di sanificazione degli edifici pubblici e per il pagamento degli straordinari della polizia locale (complessivamente circa 70 milioni).

I Comuni dell’Abruzzo hanno beneficiato, nel complesso, di contributi per 10,4 milioni.

Fondi ad hoc sono stati previsti per fronteggiare perdite di gettito su singole entrate, in particolare l’imposta di soggiorno, l’Imu sugli immobili del settore turistico e la Tosap e Cosap.

Ed ancora un fondo di 6,5 miliardi per assicurare la liquidità per il pagamento dei debiti commerciali scaduti alla fine del 2019. C’è stata poi la sospensione per un anno del pagamento della quota capitale dei mutui contratti dai Comuni e lo slittamento di almeno un anno dell’originario piano di ammortamento. Infine come già scritto da questa testata, sono 159 enti territoriali dell’Abruzzo che hanno rinegoziato circa 5.300 mutui per un debito residuo complessivo di oltre 613 milioni, liberando risorse per oltre 22,5 milioni di euro.



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