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LIRIS MEDICO: M5S NON MOLLA, ''DIMISSIONI'', FDI, ''GESTO DI ALTRUISMO, ORGOGLIOSI''

Pubblicazione: 09 aprile 2020 alle ore 20:44

L'AQUILA - Il Movimento 5 Stelle non molla sul caso Liris e così, oggi, la deputata Anna Macina sottolinea il silenzio della leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, mentre il senatore abruzzese  Primo Di Nicola, dopo il duro comunicato di ieri, rinnova l'invito a dimettersi e intanto, sulla rete, a favore di Liris parla un articolo su "La Voce del Patriota", a firma di Sara Kelany, dirigente laziale di Fdi, che definisce quello dell'assessore regionale un "gesto di altruismo". 

Non accenna a placarsi la bufera politica su quello definito uno "scandalo", il caso che sta tenendo banco ormai da giorni e che riguarda l'assessore abruzzese di Fratelli d'Italia, Guido Liris, tornato, con un contratto part time, a fare il dirigente medico alla Asl provinciale dell’Aquila dalla quale era in aspettativa per l'elezione a consigliere regionale e poi per la nomina a componente della Giunta abruzzese. 

Il caso è diventato nazionale, tirando in ballo l'intero centrodestra e anche la Asl e il suo manager, Roberto Testa, che non hanno spiegato in base a quale norma hanno stabilito che non ci fosse incompatibilità e quindi permesso il ritorno di Liris. Ad acuire lo scontro, poi, la rinuncia del medico-assessore al contratto con stipendio al 30 per cento, all’indomani del primo giorno di lavoro, con una nota con la quale ha chiesto di poter fare il volontario gratuitamente nel periodo della emergenza "al fine di evitare strumentalizzazioni esterne".

Un atto che ha indotto il manager Testa a revocare in autotutela l’autorizzazione al ritorno al lavoro ed a ripristinare l’aspettativa, obbligatoria per i dirigenti pubblici nominati parlamentari nazionali europei e consiglieri regionali: tutto questo dopo che nel primo provvedimento il manager aveva collocato l’influente assessore regionale al Bilancio nel suo staff.

Ed è proprio sull'incompatibilità dei due ruoli che il Movimento 5 Stelle torna a rincarare la dose e lo fa prima tirando in ballo la leader del partito Meloni e poi attraverso una interrogazione parlamentare, presentata dal senatore abruzzese dei pentastellati Di Nicola. 

"Nonostante i ripetuti inviti a 'battere un colpo', Giorgia Meloni ancora tace sullo scandalo dell'assessore abruzzese Guido Liris. Si leva timidamente un difensore d'ufficio arrampicandosi sugli specchi di un inesistente 'spirito di servizio'", scrive su Facebook la deputata del Movimento 5 Stelle, Anna Macina che continua: "Ricordiamo al difensore d'ufficio che le delibere in cui veniva messo nero su bianco l'impegno dietro corrispettivo (da aggiungersi al compenso di 11.000 euro per l'assessorato) non sono state cancellate. Non si può contare sempre sulla memoria dei pesciolini rossi, carta canta. Giorgia batti un colpo, più le ore passano più diventa indecente questo silenzio".

Torna alla carica anche il senatore abruzzese Di Nicola, che scrive: "Controllore e controllato, l’Assessore al Bilancio della Regione Abruzzo, Guido Liris, (in quota Fratelli D’Italia) si è giocato il jolly e ha chiesto di sospendere la sua aspettativa da dipendente dell’Azienda sanitaria locale (Asl) per tornare a fare il medico così configurando un illegittimo cumulo di incarichi e compensi. Richiesta accordata in un primo momento dalla direzione aziendale, cosa che anche agli occhi dei meno attenti è apparsa tutt’altro che lodevole.

"Infatti, al di là delle declamazioni - continua Di Nicola -, l’assessore, secondo quanto è stato riferito dagli organi di informazione, non sarebbe tornato a svolgere il lavoro in prima linea, magari da volontario, ma sarebbe stato inserito nella cabina di regia dell’Azienda sanitaria locale rendendo ancora più evidente il doppio ruolo. Appunto, controllore (assessore regionale) e controllato allo stesso tempo. La clamorosa vicenda ha suscitato forti reazioni per la sua delicatezza, sia sul piano politico che morale, tanto da indurre l'assessore stesso, nel tentativo di rimediare, a dichiarare, successivamente, di voler rinunciare ad ogni corrispettivo di natura economica. Circostanza che ha indotto il direttore generale a revocare il provvedimento di reintegro". 

"Lo stupore (e se permettete anche lo scandalo) è grande. Perché ancora una volta ripropone il tema dell'intreccio tra politica e pubblica amministrazione. Episodi come questo non sono accettabili, soprattutto in un momento in cui migliaia di persone muoiono negli ospedali a causa delle inefficienze e della mancanza di risorse del sistema. Ho presentato una interrogazione al ministro della salute e a quello della pubblica amministrazione chiedendo che intervengano con urgenza per acquisire gli atti del caso Liris e trasmetterli, eventualmente, anche alla magistratura per tutti gli accertamenti necessari. Nel frattempo, bene farebbe l'assessore di Fratelli d'Italia a rassegnare le proprie dimissioni", conclude Di Nicola.

Ad accendere la miccia lo stato maggiore del Pd abruzzese, che conduce la battaglia insieme al Movimento 5 Stelle, e che ha accusato l'assessore  di dire "cinque bugie".

La nota diffusa ieri porta la firma del segretario regionale, Michele Fina, il senatore Luciano D’Alfonso e la deputata Stefania Pezzopane, i consiglieri Silvio Paolucci, Dino Pepe, Antonio Blasioli e Pierpaolo Pietrucci e il consigliere civico ex Pd Sandro Mariani.

Sara Kelany, su "La Voce del Patriota", oggi, si sofferma proprio a criticare l'atteggiamento del Pd e, in particolare, della deputata aquilana Pezzopane che, si legge, nell'articolo, "l’avevamo lasciata al ristorante cinese all’inizio della pandemia, mentre ci consigliava di mangiare involtini primavera. Poi più nulla, fino a pochi giorni fa quando ha annunciato che avrebbe presentato un’interrogazione al Ministro Speranza per 'denunciare' una situazione che a suo dire avrebbe del vergognoso".

"In Abruzzo - viene spiegato -, l’assessore regionale al bilancio Liris, medico epidemiologo, con l’esplosione dell’emergenza sanitaria ha sentito il dovere di rientrare in corsia.  Ha dunque avanzato richiesta di rintegro al direttore della Asl dell’Aquila e gli è stata accordata una collaborazione al 30 % del monte ore disponibile. il dottor Liris, dunque, il 2 aprile ha preso servizio, indossando di nuovo il camice bianco. A questo gesto di altruismo, incredibilmente, sono seguite velenose polemiche del partito democratico abruzzese, che ha inscenato una commedia in tre atti".

Primo atto: "Il partito territoriale ha indicato a sospetto l’attività dell’assessore Liris, contestando una pretesa incompatibilità tra la carica di assessore regionale e quella di dirigente medico in forze alla Asl dell’Aquila, ai sensi del d.lgs. 165/2001. Così, strumentalmente, ha chiesto al presidente della regione Abruzzo Marsilio di disporre la decadenza di Liris dalla carica".

Secondo atto: "Entra in scena la Pezzopane, la quale ancora indaffarata con le bacchette e il riso alla cantonese, 'nientepopodimeno' tuona che presenterà una interrogazione al Ministro della Sanità, chiedendo di acquisire tutti gli atti dalla Asl di competenza, affermando che il dottor Liris non farebbe attività di corsia a sostegno dei pazienti, ma semplice attività  amministrativa, dunque superflua. Adombra infine non meglio specificata 'complicità' tra il governatore Marco Marsilio, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e l’assessore in parola, tutti rei di appartenere a Fratelli d’Italia, chiosando spavalda che i tre non possono certo ignorare le disposizioni del decreto legislativo sul pubblico impiego che stabilirebbe l’incompatibilità tra la carica assessorile e quella di dirigente medico".

"Ebbene - continua -, prima di affrontare il terzo ed ultimo atto, corre l’obbligo di mettere un po’ d’ordine in questa che si è rivelata essere, più che una commedia, un dramma dell’assurdo. Dunque, Liris è medico con specializzazione in igiene e prevenzione e con una solida formazione nel management sanitario, in forze alla Asl dell’Aquila. Eletto consigliere Regionale, il Governatore Marsilio gli conferisce le deleghe al bilancio regionale,  ne deriva la perdita dello scranno consiliare e il subentro al consiglio del primo dei consiglieri non eletti. Si scatena la pandemia, una delle più  terribili disgrazie dal dopoguerra ad oggi. Mancano presidi sanitari, ventilatori, posti in terapia intensiva, i medici sono pochi, spesso assegnati ai reparti Covid anche senza avere specializzazione specifica. In questo quadro, l’assessore Liris sente la necessità di tornare in corsia, chiede al direttore della ASL di reimmetterlo in organico anche se part time, per seguitare a svolgere anche le proprie mansioni non meno importanti e necessarie di assessore al bilancio e il direttore con riconoscenza accetta la disponibilità. Esplicita poi che il proprio apporto alla causa deve essere considerato volontario, senza alcun compenso".

Terzo atto: "Eccoci al terzo atto, che si snoda sulla scia delle figure barbine inanellate, perché in tutto ciò il PD, per il tramite della Pezzopane, non torva di meglio da fare che denunciare l’assessore solo perché intende la professione medica come una missione e si mette a disposizione della collettività gratuitamente. Dal territorio approfittano della situazione per chiedere delle strumentali e infondate dimissioni, scomodano l’aula parlamentare per questa piccineria al mero fine di speculare sulla comunicazione politica (almeno per la deputata abruzzese rimasta arenata a quella comparsata al ristorante cinese del marzo scorso), questo mentre nel Lazio il loro segretario Nicola Zingaretti si fa fregare 11 milioni di euro di anticipo per delle mascherine mai consegnate.  Poi denigrano il Dottore, affermando che non sarebbe un medico di corsia ma un semplice amministrativo". 

"Ebbene, Liris è un epidemiologo, che gestisce il rischio di contagio, i posti letto i percorsi sporco pulito, lo fa per professione, lo faceva prima, e serve a maggior ragione che lo faccia oggi. Sulle accuse pretestuose di ignoranza della Legge, poi, domanderemmo alla Pezzopane se ha letto la norma che invoca con tanta sicumera, perché non è esplicitata una incompatibilità tra la carica assessorile in Regione e quella di dirigente medico e se, come ha fatto anche l’assessore Liris, avesse chiesto un parere legale le avrebbero risparmiato almeno questo scivolone. Solo sulla asserzione di complicità tra l’assessore, il governatore Marsilio e il sindaco Biondi – che si sono detti immediatamente orgogliosi del dottor Liris e del suo impegno – possiamo trovarci d’accordo, perché nella solidarietà e nel senso del dovere, in Fratelli d’Italia si è in effetti tutti 'complici'", conclude Kelany.



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