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NANNARONE DIFENDE NORMA CURA ABRUZZO VOLUTA DA LEGA, CHE DA PRIORITA' AD ALLEVATORI ABRUZZESI IN ASSEGNAZIONI, E BOCCIA MODIFICHE EMENDAMENTO CONSIGLIERE REGIONALE LEGNINI PRESIDENTE, EX PARTITO DEMOCRATICO: ''NON VA RIAPERTA FINESTRA CHE POTREBBE FAVORIR

MAFIA PASCOLI: PD CONTRO DI BENEDETTO
''CON BANDI TORNA RISCHIO SPECULAZIONI''

Pubblicazione: 20 maggio 2020 alle ore 07:30

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L’AQUILA – “Se passa la modifica proposta da Americo Di Benedetto, potrebbero verificarsi ‘pressioni’ anche con metodi mafiosi, come avvenuto in passato, per indurre i locali a non chiedere in affitto i terreno, a rinunciare al loro diritto di prelazione, i terreni, in modo tale da lasciarli liberi per i bandi dove a vincere saranno i soliti speculatori di fondi europei”. 

A sostenerlo è l’avvocato di Sulmona Teresa Nannarone, ex assessore provinciale e oggi responsabile del Forum regionale del Partito democratico contro le mafie, che  ad Abruzzoweb ribadisce la ferma contrarietà alla modifica sua e del partito, alla proposta di modifica del consigliere regionale Di Benedetto, della lista civica Legnini presidente, ex Pd e già candidato a sindaco dell'Aquila, ed oggi alleato del partito democratico nella coalizione di centrosinistra all’oppsizione in Regione, alla norma della legge del ‘Cura Abruzzo’, approvata il 6 aprile, per contrastare la cosiddetta “mafia dei pascoli”: in questa proposta si dà priorità ai residenti da dieci anni, con aziende e stalle, per l’accesso ai terreni. Provando a sbarrare la strada in tal modo a società forestiere che vengono in abruzzo per fare incetta di pascoli al solo scopo di intascare fondi europei, senza fare attività zootecnica degna di questo nome. 

La norma ha come prima firmataria la leghista Antonietta La Porta.

Ora nell'emendamento di Di Benedetto, ex sindaco di Acciano e presidente della Gran Sasso Acqua, si prevede invece che, soddisfatta l’assegnazione dei pascoli abruzzesi, che danno diritto a contributi comunitari, agli allevatori residenti da almeno 10 anni che abbiano una azienda zootecnica e codice stalla nel territorio comunale dove è il terreno, “è possibile in caso di eccedenza l'assegnazione attraverso procedure di evidenza pubblica”, con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Si riapre le porte ai bandi a cui si può partecipare da tutta Italia, mettendo in discussione il principio, caro ai leghisti, del "prima gli abruzzesi".

Modifica che un nutrito gruppo di sindaci del centro Abruzzo approvano, perché fare i bandi significa garantire incassi per le magre casse dei loro comuni, ma che vede la contrarietà bipartisan del Pd e anche della Lega. 

Di Benedetto difende a spada tratta la sua modifica, e "l’assoluta necessità di superare la riforma voluta ad aprile dalla Lega e difesa adesso dal Partito Democratico.”

“Anche se tutti sanno che quanto disposto dall’articolo 9 della Legge regionale 6 aprile 2020 è palesemente incostituzionale e quindi senza futuro, alcune forze politiche preferiscono fare finta di niente per ottenere un po’ di consenso. Io penso, invece, che la politica debba essere fatta con senso di responsabilità per risolvere i problemi. L’attuale norma regionale, come sostenuto dagli Amministratori locali, non garantisce la lotta alla cosiddetta mafia dei pascoli, ma genera un danno al territorio".

Ha spiegato invece in una nota La Porta: “abbiamo sancito un principio importante: prima gli allevatori abruzzesi. e il consigliere Di Benedetto evidentemente non lo condivide. E intende tornare a favorire una pratica che non ha nulla a che vedere con l’allevamento ma solo con lo sfruttamento delle risorse comunitarie”. 

La nuova norma regionale ha infatti inteso porre un freno al cosiddetto fenomeno coperto a lungo da omertà e indifferenza, della 'mafia dei Pascoli', che ha come protagoniste società con sede un pò in tutta Italia, che anche qui in Abruzzo, fanno incetta di pascoli, affittandoli a costi proibitivi per i locali, oppure intestandoseli con prestanome e società di comodo, solo sulla carta. Non per allevarci davvero animali, produrre carne, latte e formaggi, ma per intascare decine e decine di milioni di euro di aiuti comunitari attraverso l’Agea.

Tenuto conto che le imprese che hanno all'attivo produzioni di pregio, possono godere in ogni punto d'Italia, se affittano pascoli, titoli che per “diritto divino danno facoltà di ottenere contributi multipli rispetto a tutti le altri, per lo stesso pezzo di terra e per fare la stessa cosa, pascolare animali.

Anche animali improduttivi e poco costosi, come asini, ha raccontato a questa testata l’imprenditore zootecnico Nunzio Marcelli, di Anversa degli Abruzzo, perché il problema di fondo è che la norma abruzzese non può intaccare, quanto previsto dalla legge italiana, mai modificata, né dai governi del centrodestra ne da quelli del centrosinistra, che non vincola l’accesso ai terreni a chi davvero produce carne, latte e formaggio.

Nella nuova norma abruzzese si fissano nuovi criteri per l’assegnazione dell’uso civico di pascolo: si stabilisce infatti che "terre civiche sono conferite, anche con durata pluriennale, prioritariamente ai soggetti di iscritti nel registro della popolazione residente da almeno 10 anni che abbiano un’azienda con presenza zootecnica, ricoveri per stabulazione invernale e codice di stalla riferito allo stesso territorio comunale o ai comuni limitrofi". 

Come riconosce Nannarone la norma a marchio Lega, che comunque “si basa sul lavoro e svolto e sulle indicazioni dal Pd”, è un passo avanti. 

“Di fatto rappresenta un freno al fenomeno della mafia dei pascoli – spiega Nannarone -, sarà molto più difficile per uno speculatore e alle anche mafie in senso letterale del termine, venire a fare incetta di pascoli qui in Abruzzo, prendendo residenza solo per entrare nel business. E sarà anche più difficile trovare prestanome qualsiasi che da un giorno all’altro apre un’azienda zootecnica”.

“Per questa ragione non è condivisibile l’emendamento – spiega dunque Nannarone – si riapre infatti una porta a potenziali speculazioni, con bandi dove come noto società provenienti in particolare dal Nord, e con titoli pesantissimi, che valgono finanziamenti molto alti, fanno proposte imbattibili, contro cui gli allevatori locali non possono competere”. 

Si dirà: le aziende locali hanno però comunque la priorità, la norma dell’emendamento Di Benedetto scatta solo se non c’è interesse a prendere in affitto i pascoli, con mancati incassi per i Comuni. E inoltre si stabilisce che nel bando faranno punteggio le misure proposte per lo sviluppo locale, la gestione ecocompatibile del territorio montano la salvaguardia e valorizzazione dell'ambiente, il benessere degli animali” e a tal fine “i comuni e gli enti gestori le terre civiche stabiliscono un tetto massimo il punteggio economico entro il limite del 50%”. 

Il rischio, teme Nannarone, è che “potrebbero verificarsi “pressioni” anche con metodi mafiosi, come avvenuto in passato, per indurre i locali a non chiedere i terreni, in modo tale da lasciarli liberi per i bandi dove a vincere saranno sempre gli stessi. La normativa deve essere rigidissima, per evitare infiltrazioni della criminalità organizzata, come ha dimostrato l’inchiesta giudiziaria di Messina che ha dimostrato che il clan dei Basanesi si intestava pascoli anche qui in Abruzzo, solo sulla carta, per intascare i premi”. 

Anche Nannarone sostiene che però quella che va cambiata è la legge nazionale, per vincolare una volta per tutte il contributo pubblico a quello che effettivamente si produce. Altrimenti sarà possibile continuare a far pascolare un asino in dieci ettari, che saranno costati di affitto 120 euro.

Un asino che può rendere di titoli dagli 8 euro a ben 700 euro di fondi pubblici l’anno. Senza produrre nulla, senza benefici per il territorio e per l'economia locale.

“Un passaggio fondamentale è stata l’interrogazione dell’eurodeputato del Partito democratico Andrea Cozzolino alla commissione europea che ha fatto chiarezza sul fatto che la legislazione in materia compete agli stati membri, e che l’Europa ci mette solo i soldi. Questo significa che il governo ha facoltà di cambiare i criteri di erogazione dei contributi". 

In tal senso, ricorda Nannarone, c’è una interlocuzione in corso con il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, che poi si è interrotta con l’emergenza coronaviurs.

"Occorre trovare ora la sintesi con le varie associazioni categoria, che hanno in merito idee e proposte diverse. Io ritengo che non solo va superato l’assurdo meccanismo che quantifica l’importo dei contributi in base al titolo in possesso di un’impresa, relativo a colture di pregio, e per di più utilizzabile in ogni parte d’Italia. I contributi devono essere legati all’effettiva produzione, al lavoro e indotto che crei, prevedendo al limite premialità per giovani che aprono un’attività nelle aree interne”.



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