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STUDIO REALIZZATO DA ALDO RONCI: DECRESCITA DIPENDENTI HA FATTO REGISTRARE SECONDO PEGGIOR RISULTATO IN ITALIA, MA REGIONE AI PRIMI POSTI PER AUMENTO AUTONOMI

MERCATO DEL LAVORO: ABRUZZO A DUE FACCE:
PIU' AUTONOMI, MA 22MILA NUOVI DISOCCUPATI

Pubblicazione: 24 giugno 2020 alle ore 06:58

L'AQUILA - Nel IV trimestre del 2019 gli occupati in Abruzzo erano 500 mila mentre nel I trimestre del 2020 sono scesi a 478 mila, subendo una flessione di 22 mila unità. 

In valore percentuale, in Abruzzo, gli occupati hanno segnato un decremento del 4,5% pari al triplo di quello nazionale che è stato dell’1,3%.

È quanto emerge da uno studio realizzato da Aldo Ronci sul mercato del lavoro.

"Nei primi tre mesi dell'anno, risentendo anche delle perturbazioni indotte dall’emergenza sanitaria, l'occupazione mostra un andamento quanto meno allarmante infatti subisce una consistente flessione di 22.000 unità derivante da un decremento percentuale del 4,5% pari a più del triplo di quello nazionale che è stato dell’1,3% - spiega Ronci - La flessione si è concentrata in tre settori economici: l’agricoltura (-10.000), l’industria (-10.000) che ha registrato un decremento dell’8,7% pari a 22 volte quello italiano (-0,4%) e i servizi (-11.000) che hanno annotato una diminuzione del 5% pari a 10 volte quella nazionale (-0,5%)". 

"Il risultato sarebbe stato ancora peggiore se i decrementi degli occupati dipendenti non fossero stati in parte compensati da un consistente incremento degli occupati indipendenti detti anche autonomi (+16.000). Ma, purtroppo, tale crescita non è affatto rassicurante poiché tra gli occupati indipendenti si trovano, tra l’altro, una serie di rapporti precari come le collaborazioni temporanee, le prestazioni occasionali, le co.co.co e le partita Iva che mascherano spesso rapporti di lavoro subordinato e, come afferma la stessa Istat, anche forme di lavoro irregolare", si legge ancora nello studio.

"Per i disoccupati si registra una riduzione di 17.000 unità ma tale decremento è vanificato da un incremento di inattivi di ben 38.000 unità tra i quali annotiamo una folta schiera di coloro i quali hanno perso le speranze e non cercano più lavoro. Se a questo quadro inquietante dell’occupazione aggiungiamo i risultati dell’export, che sono stati anch’essi negativi, non si può fare a meno di notare che il sistema produttivo abruzzese si trova in crisi", aggiunge.

A livello Istituzionale, per sostenere e rilanciare l’intero sistema economico regionale, si devono fare due scelte programmatiche prioritarie: Infrastrutture; Competitività.

Se si tiene conto che, nel mondo produttivo regionale, le micro imprese rappresentano il 96% del totale delle imprese e impiegano il 55% degli occupati, per incrementare, stimolare e incentivare la competitività non basta mettere a disposizione fondi, che sono comunque indispensabili e importanti, ma si deve anche mettere in atto iniziative e creare servizi capaci entrambi di sollecitare e attivare progetti di innovazioni. 

"Questo perché le micro imprese, pur presentando una spiccata capacità di adattamento sia alle condizioni economiche generali che a quelle settoriali, hanno, per problemi strutturali, una scarsa propensione all’innovazione", conclude Ronci.

FOCUS ABRUZZO

Il decremento di 22 mila occupati è il risultato di due variazioni di segno opposto. I lavoratori dipendenti decrescono di 33 mila unità mentre quelli indipendenti crescono di 11 mila.

La decrescita percentuale dei dipendenti è stata di -8,7% pari al sestuplo di quella italiana di -1,5%, e ha fatto registrare il secondo peggior risultato tra le regioni italiane, mentre gli autonomi abruzzesi crescono di +10,1% a fronte di un calo nazionale di -0,9% e fanno registrare il secondo miglior risultato tra le regioni italiane.

Gli occupati per attività economica registrano incrementi nel commercio, negli alberghi e nei ristoranti (+9) rimangono stabili nelle costruzioni e subiscono consistenti decrementi in agricoltura (-10), nell’ industria (-10) e nei servizi (-11). Vistosa la flessione in agricoltura (-43,7%) pari al quintuplo di quella nazionale, alta anche quella nell’ industria (-8,7%) pari a 22 volte quella italiana e nei servizi (-5%) pari a 10 volte quella nazionale, consistente l’incremento nel commercio (+8,99%) in controtendenza con l’andamento nazionale (-2,6%) .

Il pesante decremento subito dagli occupati è comunque frutto di due tendenze diverse che, per la quasi totalità delle attività economiche, si è concretizzato: da una parte con gli occupati dipendenti che flettono dall’altro con gli autonomi (occupati indipendenti) che crescono.

Il caso più eclatante è quello dei servizi dove gli occupati dipendenti decrescono di 21.000 unità con una percentuale del 11,3% contro l’1,1% italiana che fa conseguire all’Abruzzo il peggior risultato tra le regioni italiane mentre gli autonomi crescono di 10.000 unità con una percentuale del 26,4% contro l’1,9% nazionale, incremento quest’ultimo che ha posizionato l’Abruzzo al primo posto della graduatoria nazionale.

Il tasso di occupazione in Abruzzo nel I trimestre 2020 è stato del 56,2%, valore che rimane ancora più basso di quello nazionale che è stato del 58,4% e registra uno spread negativo di 2,2 punti percentuali.

In Abruzzo, nel IV trimestre 2019 i disoccupati amontavano a 76 mila unità e nel I trimestre 2020 diventano 59 mila registrando un decremento di 17 mila unità. I disoccupati hanno registrato un decremento del 22,0% superiore al dato Italiano che ha segnato una decrescita del 6,8%.

Il tasso di disoccupazione, in Abruzzo nel I trimestre 2020, è stato dell’11% mentre in Italia ha segnato il 9,4%%. Il dato assegna all’Abruzzo uno spread di 1,6 punti percentuali.

Gli inattivi passano da 725 mila del IV trimestre 2019 a 763 mila del I trimestre 2020 registrando un incremento di ben 38 mila unità. L’incremento degli inattivi è stato del 5,2% valore 4 volte superiore a quello medio nazionale dell’ 1,4%.

Il tasso di inattività, in Abruzzo nel I trimestre 2020 è stato del 36,6%, valore più alto del 35,3% nazionale evidenziando uno spread di 1,3 punti percentuali.



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