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PIAZZA NEGATA A PRIDE ABRUZZO: SCOPPIA POLEMICA, COMUNE SI DIFENDE, ''SOLO STRUMENTALIZZAZIONE''

Pubblicazione: 26 giugno 2020 alle ore 18:23

PESCARA - Ogni evento che la Città di Pescara ospita è di interesse pubblico, e quindi lo è anche "Abruzzo Pride", nonostante gli organizzatori tentino di fornire una versione addomesticata dei fatti, quindi sostanzialmente falsa, veicolata con singolari sincronismi di interventi sui media e con inequivocabile matrice politica. Vero è, invece, che gli stessi avevano preannunciato nella mattina di oggi proprio a Palazzo di Città che se le loro richieste non fossero state accolte ad horas, avrebbero provveduto a creare il caso, con polemiche preconfezionate che non hanno ragion d’essere né di essere alimentate.

La verità è verità.

Inizia così la nota del Comune di Pescara in risposta alle polemiche che si sono sollevate a seguito della denuncia degli organizzatori del Pride Week della regione: "Il Comune di Pescara, nonostante l'ok della Questura, ha negato l'utilizzo dello spazio già individuato per il flash mob finale di domani, ovvero la Nave di Cascella, perché essendo destinato dall'Amministrazione comunale per eventi sportivi e manifestazioni di pubblico interesse, il medesimo non può essere concesso".

L'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Carlo Masci, ha sottolineato che "È strumentale e anche di basso profilo voler a tutti i costi mettere a confronto Abruzzo Pride con la richiamata manifestazione dello scorso agosto in cui alla Nave di Cascella non c’era "il segretario nazionale di un partito" che "ha tenuto lì un comizio politico", come si vuol far credere con allusioni di grana grossa, ma il ministro dell’Interno allora in carica, con tutto quanto ciò comporta in termini di ordine pubblico".

"Ci chiediamo, alla luce dei fatti in questione, se questa possa essere definita una decisione politica ostile volta a tenere il Pride fuori dal cuore della città oppure un grave errore di valutazione dell'Amministrazione Comunale", hanno affermato gli organizzatori del Pride.

"Una manifestazione per i diritti civili non è considerata 'di pubblico interesse' per il Comune di Pescara. Una manifestazione alla base della quale vi è l'inalienabile diritto di essere e di autodeterminarsi non è 'di pubblico interesse' per il Comune di Pescara. La lotta all'omo-lesbo-bi-transfobia, i diritti delle persone transgender, il diritto ad una sessualità libera e consapevole, il diritto delle persone con disabilità alla propria sessualità e tutte le istanze politiche rivendicate nel nostro documento non sono 'di pubblico interesse' per il Comune di Pescara", ha attaccato ancora il coordinamento.


Ad attaccare l'amministrazione anche i consiglieri comunali del centrosinistra di Pescara Marinella Sclocco, Stefania Catalano, Giacomo Cuzzi, Piero Giampietro, Francesco Pagnanelli, Giovanni Di Iacovo e Mirko Frattarelli, che in una nota hanno ribadito: "Masci evidentemente vuole cercare di rendere meno visibile una manifestazione cosi importante, perché evidentemente la sua maggioranza bigotta a trazione Lega non ne condivide le motivazioni". 

E hanno annunciato: "Chiederemo una seduta della Commissione di Controllo e Garanzia sulla vicenda e saremo presenti alla Manifestazione di Sabato pomeriggio con il coordinamento Pride Abruzzo. Nessuno pensi di svendere la piazza a Salvini e negarla a chi la pensa diversamente da lui".

LA NOTA COMPLETA DEL COMUNE DI PESCARA

Ogni evento che la Città di Pescara ospita è di interesse pubblico, e quindi lo è anche "Abruzzo Pride", nonostante gli organizzatori tentino di fornire una versione addomesticata dei fatti, quindi sostanzialmente falsa, veicolata con singolari sincronismi di interventi sui media e con inequivocabile matrice politica. Vero è, invece, che gli stessi avevano preannunciato nella mattina di oggi proprio a Palazzo di Città che se le loro richieste non fossero state accolte ad horas, avrebbero provveduto a creare il caso, con polemiche preconfezionate che non hanno ragion d’essere né di essere alimentate.

La verità è verità.

La presunta negazione dello spazio della Nave di Cascella non è una discriminazione o tanto meno una penalizzazione come invece si cerca di far credere: la concessione degli spazi della "Madonnina del Porto", quelli sui quali si staglia il "Ponte del Mare" che è uno dei simboli di Pescara, infatti, non è né un ripiego né  una marginalizzazione, e sarebbe difficile dimostrare il contrario a chiunque sappia di cosa parla, considerando che lì sono stati ospitati eventi di alto profilo e di grande rilievo, ben più di un semplice flash mob. Proprio questa sede era stata indicata sin dallo scorso anno. Ma la speciosità della polemica è paradossalmente dimostrata proprio dagli stessi organizzatori che l’hanno creata ad arte, in quanto da giorni e a più riprese pubblicizzano sul web l’appuntamento del 27 giugno alla "Madonnina del Porto" (cfr. file allegato), che da essi stessi era stato indicato nella mail inviata in data 16 giugno alle ore 15.12 all’assessore Nicoletta Di Nisio, tra le tre in opzione.

È poi strumentale e anche di basso profilo voler a tutti i costi mettere a confronto Abruzzo Pride con la richiamata manifestazione dello scorso agosto in cui alla Nave di Cascella non c’era "il segretario nazionale di un partito" che "ha tenuto lì un comizio politico", come si vuol far credere con allusioni di grana grossa, ma il ministro dell’Interno allora in carica, con tutto quanto ciò comporta in termini di ordine pubblico.

Quanto all’atteggiamento dell’amministrazione comunale, che nei fatti è totalmente trasparente, si ricorda agli organizzatori che la stessa è stata presente ufficialmente al vernissage dell’evento, e già questo sarebbe sufficiente a respingere ogni insinuazione. Agli organizzatori va ricordato che proprio nella mattinata odierna hanno avuto modo di interloquire sull’argomento con il sindaco, persino in occasione di una conferenza stampa. Parlare, come fanno oggi, di "politica ostile" e addirittura di «grave errore di valutazione dell'Amministrazione Comunale», più che manifestazione di orgoglio lo è di mala fede. In democrazia siamo tutti uguali, e non si può pretendere di prendere a prestito Orwell per essere "più uguali", millantando un privilegio spacciato per diritto.

Non esiste, quindi, nessun complotto e men che meno una fantomatica discriminazione.

Se poi tutto questo polverone, al di là delle accuse false e inconsistenti, sia servito a creare interesse mediatico sulla manifestazione e a pubblicizzarla, è altra questione.

L’amministrazione comunale augura ad Abruzzo Pride ogni successo e che venga lungamente ricordata per la sua valenza. Ma certamente non per una polemica pretestuosa.



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