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SCACCO A CLAN SENESE, 28 MISURE: AFFARI IN MEZZA ITALIA

Pubblicazione: 07 luglio 2020 alle ore 15:36

ROMA - Scacco matto al clan Senese, il gruppo criminale di stampo camorristico che da decenni operava nella Capitale.

Ventotto misure cautelari, di cui 16 in carcere, hanno, di fatto, decapitato l'organizzazione criminale guidata da Michele Senese, detto "o' pazz", boss indiscusso.

Un capoclan che, sebbene in carcere da anni perché accusato di essere mandante dell'omicidio Carlino del 2001, continuava a comandare l'attività attraverso pizzini che recapitava al figlio Vincenzo nelle scarpe. Per il gip la "pazzia" del boss, che in passato era stato dichiarato schizofrenico paranoide, è del tutto presunta.

"Si esclude, radicalmente, che l'equilibrio psicofisico di Senese sia inficiato da patologie psichiatriche - scrive il giudice Annalisa Marzano - strumento cavalcato da Senese in trascorse vicende giudiziarie, smentite proprio dal tenore di numerosi dialoghi intercettati nel corso delle indagini che hanno invece dimostrato lucidità, freddezza, piena coscienza e consapevolezza delle sue opere".

L'indagine della Dda svolta da Guardia di Finanza e Squadra Mobile, ha portato all'arresto anche del fratello del boss, Angelo Senese, del figlio di Michele, Vincenzo e della moglie del boss Raffaella Gaglione.

Sono "ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso, di estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, auto riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti con l'aggravante di avere agito con metodo mafioso agevolando la galassia criminale della camorra campana".

Tra le persone raggiunte da misura cautelare in carcere anche Claudio Cirinnà, 54 anni, fratello della parlamentare del Pd, Monica Cirinnà.

Nei suoi confronti la Procura di Roma contesta i reati di usura, estorsione, auto riciclaggio e intestazione fittizia di beni. Secondo quanto accertato dagli inquirenti l'arrestato non avrebbe legami diretti con il clan Senese ma, sostanzialmente, prestava somme di denaro a soggetti che, a loro volta, erano vittime di usura del clan.

Nell'operazione di oggi è coinvolto anche il figlio di Claudio Cirinnà, Riccardo di 26 anni, per il quale il gip della Capitale ha disposto gli arresti domiciliari.

"Apprendo con amarezza e dolore che mio fratello sarebbe coinvolto in un'inchiesta giudiziaria - dice la senatrice del Pd - So pochissimo della sua vita travagliata e il fatto che avesse accolto in casa nostro padre novantenne mi aveva fatto sperare in un ravvedimento. Se così non fosse ne sarei addolorata e profondamente delusa. Mi auguro che la sua posizione venga chiarita al più presto".

Gli inquirenti hanno dato esecuzione anche ad un provvedimento di sequestro preventivo di beni e aziende per circa 15 milioni. Secondo quanto accertato dal procuratore aggiunto Ilaria Calò e dal sostituto Francesco Minisci, erano vari i canali di investimento che il clan Senese utilizzava per "ripulire" e far "fruttare" le somme di danaro accumulate nel tempo e, almeno in parte, occultate in luoghi non convenzionali spesso ricavati all'interno di diversi immobili nella disponibilità della famiglia.

Ruolo di primissimo piano era affidato al figlio del boss, un "soggetto estremamente pericoloso e straordinariamente insidioso".

La famiglia ha investito circa 500 mila euro nel commercio all'ingrosso di abbigliamento a Frosinone e Verona, e altri 400 mila li ha reimpiegati in Lombardia. Altre somme di denaro illecite, per circa un milione, dapprima sono state trasferite in Svizzera e poi impiegate per finanziare attività imprenditoriali di una società milanese.

Parallelamente il fratello del boss Angelo Senese è riuscito a fare confluire investimenti per oltre 230 mila euro in attività di ristorazione a Roma, tra le quali "Da Baffo" e "Da Baffo 2", nonché un importante stabilimento in provincia di Latina di produzione casearia.

Nell'ordinanza il giudice sottolinea che il "sistema illecito compiutamente sviscerato diviene ancora più attuale e allarmante in questa fase di grave crisi di liquidità degli operatori economici che potrebbero ricorrere, in maniera sempre più ampia e diffusa ai prestiti erogati dalla criminalità organizzata a costo decisamente superiori a quelli legali".



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