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SISTEMA SANITARIO NAZIONALE, ''LO SALVIAMO SOLO SE SI ELIMINA IL PAREGGIO DI BILANCIO''

Pubblicazione: 10 luglio 2020 alle ore 07:34

di

* esponente aquilano del Movimento EuroStop

L'AQUILA - Le disuguaglianze economiche producono anche differenze marcate nell'accesso all'istruzione e alla sanità, sono ostacolo a esistenze dignitose.

Per quanto se ne dica sono proprio i diritti sociali le vittime sacrificali dello stravolgimento della Carta costituzionale, ammesso, ma non concesso, che la Carta sia stata sufficiente a garantire uguaglianze reali dentro un sistema economico e sociale basato sullo sfruttamento della forza lavoro e sulla marginalizzazione\criminalizzazione delle classi sociali meno abbienti.

È arrivato il momento di un vero bilancio dell'operato del Servizio sanitario nzionale, dalla riforma del 1978 ai nostri giorni, senza omissioni e sconti.

Le aziendalizzazioni delle articolazioni locali sono state fortemente volute dai dettami di Maastricht per il raggiungimento del pareggio di bilancio, che a sua volta è stato reso possibile dal forte contenimento della spesa, dalle spending review che hanno investito gli appalti legati a sanificazione e igienizzazione.

Quando si chiudono strutture sanitarie e ospedaliere, quando i posti letto in trent'anni diminuiscono drasticamente, quando per anni non si assume il personale sanitario depotenziando la medicina di base e preventiva, quando perfino i laboratori di analisi hanno carenze di personale, allora la debacle della sanità pubblica è dietro l'angolo e una infezione da Covid può provocare in poco più di quattro mesi 35 mila morti, migliaia di contagi nei luoghi di lavoro e altrove, comprese le case popolari.

Una campagna sulla sanità non può eludere le questioni di cui sopra, perché, se lo facesse, rischierebbe di non individuare i problemi reali che hanno portato al ridimensionamento delle strutture pubbliche e alla perdita sostanziale di un diritto universale come quello alla cura e alla salute.

Negli ultimi quindici anni, le esigenze del pareggio di bilancio hanno avuto la meglio sui diritti sociali come quello alla salute; anzi, il pareggio di bilancio partiva proprio dalla distruzione di quel carattere universale, gratuito e accessibile per tutti\e.

Infatti, è dal 1992 che i servizi erogati devono essere compatibili con le risorse disponibili, quindi se si tagliano fondi anche la prevenzione e la cura saranno a loro volta fortemente ridimensionati.

Nel 1999 sono poi arrivati i Lea, i Livelli essenziali e uniformi di assistenza, ma essi con il tempo si sono dimostrati del tutto inadeguati a garantire l'accesso a molte prestazioni sanitarie, ragione per cui ogni critica costruttiva non potrà che rivendicarne la radicale e profonda trasformazione visto che i Lea sono rapportati al pareggio di bilancio e alle esigenze della Finanza pubblica (leggasi riduzione di spesa).

Altri danni, incalcolabili, sono arrivati a partire dal 2000 con il federalismo: alcune Regioni hanno potuto avviare processi di privatizzazione o di ridimensionamento dei servizi sanitari pubblici scegliendo la costosa e spesso improduttiva strada delle convenzioni con il Sistema sanitario nazionale.

Lo Stato stabiliva i finanziamenti necessari per i Lea e scaricava ogni patata bollente sulle Regioni, che poi dovevano prevedere servizi in base ai fondi assegnati pena scivolare verso il dissesto finanziario.

Non solo: oltre a essere inappropriati per garantire il diritto alla salute, i Lea finivano con stabilire dei parametri che nel corso del tempo si sono dimostrati del tutto insufficienti e inadeguati, come dimostra la strage pandemica degli ultimi mesi.

Sarebbe sufficiente guardare all'aspettativa di vita nelle singole regioni italiane per capire le disuguaglianze: dove si vive meno a lungo sovente non ci sono servizi pubblici adeguati, mancano asili nido, la medicina preventiva e di base è al collasso, per curarsi spesso si è costretti a spostamenti di centinaia di chilometri per accedere a ospedali attrezzati ma presenti in regioni lontane.

E dove l'accesso alla cura è più difficile, spesso e volentieri esiste la contaminazione dei territori, il disesto idrogeologico, problemi di inquinamento con il diffondersi di malattie tra la popolazione.

Anche in questo caso, senza giustizia sociale non potrà essere diritto alla salute, anzi, l'autonomia differenziata, se approvata, acuirà le disuguglianze economiche e sociali limitando su base regionale l'accesso ai diritti sociali, accrescendo i divari economici e salariali con quelle gabbie retributive tanto amate dai settori padronali.

Senza considerare che ad avere la salute più cagionevole sono, guarda caso, anche i settori sociali con meno istruzione, con lavori mal pagati che precarizzano le loro stesse esistenze.

Per anni le regole della sostenibilità economica e i principi di austerità hanno governato istruzione e sanità, producendo incalcolabili danni ove maggiore è stato il dogma dell'austerità.

E il Covid ha squarciato il velo di ipocrisia e di falsità attorno alle politiche intraprese e alla efficacia delle stesse.

Ora faranno di tutto e di più per impedire di prendere coscienza fino in fondo del problema, rimettendo in discussione le politiche del contenimento della spesa in base alla quale gli stessi diritti sociali diventano una sorta di variabile dipendente.

Da qui bisogna ripartire non per tornare al vecchio Sistema sanitario nazionale, ma per assicurare un sistema universale che affronti tutte le problematiche connesse alla cura e alla salute.

Occorre farlo senza misurare ogni intervento in base ai tetti di spesa, perché sono proprio quei tetti ad affondare la sanità italiana (e non solo quella).

 



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