CONTINUAVANO A CHIAMARLO TRINITA’ 50 ANNI DOPO, TERENCE HILL TORNA A CAMPO IMPERATORE

5 Agosto 2021 10:08

L’AQUILA – Nel mitico film “…continuavano a chiamarlo Trinità”, Terence Hill aveva attraversava il deserto di Chihuahua, guadato il fiume Pecos.  Sul più bello affamati pistoleri tentano di  rubargli il cavallo, ma è una pessima idea: a rimanere appiedati sono loro, e anche a digiuno,  visto che Terence divora prima di salutare, anche la padella di fagioli.

Quel fiume non era il Pecos, bensì il Volturno. E la più famosa fagiolata del western all’italiana è avvenuta di fronte alle rocce dell’altopiano di Campo Imperatore, in provincia dell’Aquila, set per tanti film a circa 1.800 metri d’altitudine.

L’attore 82enne Terence Hill, al secolo Mario Girotti, è tornato sul luogo del misfatto, a Fonte Vetica, in occasione del Festival del Gran Sasso per i 50 anni del film “Continuavano a chiamarlo Trinità”. Con lui Cristiana Pedersoli, una delle figlie del compianto Bud Spencer, coprotagonista della leggendaria saga di Trinità e di tati altri film in coppia con Girotti. C’era poi Sandra Zingarelli, la figlia del produttore di Trinità, don Samuele Pinna, saggista che ha dedicato due volumi alla coppia regina dello spaghetti-western, Federico Vittorini, direttore artistico del Festival e Piercesare Stagni, aquilano e storico del cinema.

Immancabile la foto di Terence Hill con la padella, in uno dei set più iconici del cinema italiano. Presente anche il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. e il sindaco di Castel del Monte, Matteo Pastorelli.  Tra il pubblico Gino Faccia di Assergi, che nel film si occupava del bestiame e del cavallo di Terence Hill.

“Trinità è nato quasi per caso  – spiega l’attore – nessuno voleva farlo, perché non c’era sangue, non c’erano morti, era un  genere che non era mai stato sperimentato. E invece il film si è fatto, e il coraggio è stato premiato”.

Rivela poi: “la scazzottata finale di  Continuavano a chiamarlo Trinità doveva durare solo tre minuti vidi il film Sette spose per sette fratelli, c’era un balletto che durava sette minuti. Convinsi il regista a fare a scazzottata di 10 minuti, e anche questa è stata una ottima idea”.

“Con Bud eravamo come fratelli”, ha detto poi commuovendosi, e rivolto alla figlia, “La prima volta che vidi Trinità al grande schermo, ero con tuo padre Bud e c’eri anche tu, eri piccolina.

È stata una festa, un’acclamazione, soprattutto un abbraccio caloroso riservato da tutti gli amanti del Gran Sasso e della coppia mitica del Cinema italiano; quella coppia, naturalmente, composta da Bud Spencer e Terence Hill per 18 pellicole che fanno parte della Storia del cinema e della Cultura di intere generazioni.

In cinquant’anni tante cose cambiano ma altre restano immutate, come il fascino mozzafiato dell’Altopiano di Campo Imperatore, sul Gran Sasso, proprio all’ombra del Corno Grande (la cima degli Appennini), o il mito assoluto di Terence Hill, adorato e acclamato da tutte le generazioni e rimasto nell’immaginario collettivo nazionale per i suoi film con l’amico fraterno e sodale Bud Spencer.

L’incontro con il pubblico è stato aperto da una prima mezz’ora nella quale Terence Hill si è concesso totalmente ai presenti per la firma di autografi su locandine, cappelli, maglie e qualunque altro tipo di oggetto inusuale, mentre fan appassionati avevano arricchito la location con cavalli, cowboy e una mitica macchina rossa “Dune Buggy”.

Quindi aneddoti e racconti sulla storia della grande coppia Bud Spencer e Terence Hill come la genesi del famoso “cazzotto da sopra” di Bud Spencer al quale Terence crollava a terra tramortito e infine la proiezione “nature friendly” di ‘Continuavano a chiamarlo Trinità’ utilizzando cuffie wireless per limitare l’impatto sonoro nei confronti dell’habitat circostante.

Terence Hill è ripartito tra saluti e acclamazioni, così come era arrivato. Senz’altro ha amato l’ambiente meraviglioso e incontaminato del Gran Sasso, luogo meraviglioso che è parte della sua storia e che affascina ogni anno i suoi visitatori.

 

 

 

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