“CONTRO ANTIBIOTICO-RESISTENZA CURE MIRATE”, GRIMALDI, “RISCHIO 10 MLN DI MORTI L’ANNO”

PRIMARIO MALATTIE INFETTIVE OSPEDALE L'AQUILA SU ALLARME OMS PER BATTERI CHE RESISTONO A CURE: "FATTORE SCATENANTE ANCHE ALLEVAMENTI INTENSIVI", "VANNO EVITATE TERAPIE AD AMPIO SPETTRO, INDUSTRIA PRIVATA NON INVESTE IN RICERCA", "ABRUZZO IN RITARDO MA AZIONI STANNO PER ESSERE MESSE IN CAMPO"

di Filippo Tronca

18 Gennaio 2021 07:32

L’AQUILA – “Entro il 2050 si prevedono nel mondo 10 milioni di morti l’anno a causa dell’antibiotico-resistenza, contro gli 8 milioni per cancro. L’epidemia del covid potrebbe rivelarsi, al confronto, una cosa leggera. Ecco perché è urgente limitare l’uso irrazionale e inappropriato di antibiotici, non solo a livello medico. Inoltre, preoccupa anche l’utilizzo massiccio negli allevamenti intensivi”.

A seguito dell’articolo della nostra testata dedicata ai contenuti, per nulla rassicuranti, di un recente rapporto dell’ Agenzia italiana del farmaco (Aifa), interviene Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila e segretario regionale Anaao Assomed. Infettivologo di fama e in prima linea da febbraio nella guerra all’epidemia del coronavirus ma che, rivela lui stesso, a fine 2019 aveva partecipato a riunioni presso l’assessorato della Salute, assieme all’assessore Nicolettà Verì, della Lega, per mettere a punto un piano che desse seguito  a quanto raccomandato dall’ Organizzazione mondiale della Sanità  (Oms) nella “Strategia globale” del 2001, volta in primis ad un uso più appropriato e ridotto degli antibiotici per contrastare la crescente minaccia della resistenza antimicrobica per la salute pubblica.

Nel rapporto dell’Aifa si attesta del resto come in Abruzzo, negli ultimi sette anni, il consumo di antibiotici negli ospedali pubblici e privati è calato in misura minima, dalle 22,3 dosi ogni mille abitanti del 2013, alle 22 del 2019,  mentre addirittura sono aumentati i costi per l’acquisto di antibiotici per il sistema sanitario: era di 18,5 euro pro capite nel 2013 è stato di 18,5 euro nel 2019.

Dati in controtendenza rispetto a quelli nazionali e a quelli di buona parte delle altre regioni, e aspetto che più conta, rispetto alle precise indicazioni da parte  dell’Oms.

Grimaldi però assicura che passi in avanti in Abruzzo ne sono stati fatti anche se occorre farne molti altri. Perché il pericolo non va in nessun modo sottovalutato.

“Davanti ai potenziali effetti dell’antibiotico resistenza, l’epidemia del covid potrebbe rivelarsi una cosa leggera – spiega a questa testata Grimaldi -: già circolano batteri  multi-resistenti, contro cui non abbiamo antidoti e fanno vittime anche in Abruzzo. Sono il frutto della pressione selettiva causata dall’uso di antibiotici in misura massiccia. Ma non è solo questo il problema, se ne fa un uso enorme anche negli allevamenti intensivi. E questo favorisce la selezione naturale dei batteri, che diventano sempre più forti e difficili da combattere. È accaduto anche che in India, importanti stabilimenti di produzione di farmaci abbiano disperso nell’ambiente quantità di scarti di lavorazione contenenti antibiotici. Ecco, esattamente quello che non dovrebbe essere mai fatto, perché in questo modo si favorisce l’emergere di batteri contro cui quegli antibiotici rischiano di diventare efficaci”.




Grimaldi rivela poi che a fronte di un aumento di vittime da farmaco-resistenza anche in Italia e in Abruzzo, per troppo tempo la ricerca “non è andata avanti, quella sugli antibiotici è il fanalino di coda, nell’industria farmaceutica, per spesa la penultima dopo antistaminici, perché le corporation evidentemente non la ritengono economicamente strategica, costa molto e rende poco. Dovrebbero essere essere gli Stati a compensare questo vulnus, investendo nella ricerca pubblica. Qualcosa si sta muovendo, comunque, ma in ritardo”.

Ciò che dunque si può fare è consolidare a livello di terapie l’uso appropriato di antibiotici.

“Da questo punto di vista – spiega l’esperto – occorrono innanzitutto diagnosi appropriate,  occorre conoscere innanzitutto con quale germe abbiamo a che fare, e dunque utilizzare la tipologia di antibiotico efficace in terapie mirate. Detto in altri termini, va limitato l’utilizzo dei cosiddetti antibiotici ad ampio spettro, sparando per così dire nel mucchio e sprecando molti colpi. C’è infatti un evidente nesso tra assenza di terapia mirata e sviluppo dell’antibiotico resistenza”.

Un mutamento di mentalità che comporta anche risparmi economici per il sistema sanitario.

“L’alto costo per acquisto di antibiotici, che dice l’Aifa, sono cresciuti in controtendenza proprio in Abruzzo, potrebbe essere determinato dal fatto che ci si trova ad affrontare un alto numero patologie che connotate dal fenomeno dell’antibiotico- resistenza, e dunque in ambito ospedaliero si è costretti ad utilizzare molecole di nicchia, che sono molto più costose”, spiega ancora Grimaldi.

Infine, “una diagnostica rapida dell’infezione batterica e conseguenti terapie mirate, si traducono in degenze ospedaliere molto più brevi. Il paziente guarisce prima, e questo ha un impatto economico non indifferente. E poi, è importante ricordare che l’antibiotico-resistenza ha costi altissimi anche in termini contenziosi medico-legali. Non sono pochi i casi  di persone che contraggono un’infezione poi difficile da curare, in ambiente ospedaliero, chiedendo risarcimenti”.

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