IN NUOVO DPCM ILLUSTRATO DA PREMIER CONTE DELEGATI A COMUNI CHIUSURE MIRATE DI PIAZZE E STRADE DALLE ORE 21 PER EVITARE ASSEMBRAMENTI; SINDACO TERAMO, "SE CHIUDI DA UNA PARTE GENTE SI SPOSTA IN UN'ALTRA", SINDACO L'AQUILA, "SI COLPISCONO IMPRENDOITORI GIA' MARTORIATI DA LOCKDOWN", SINDACO PESCARA, "E ALLORA CI MANDINO ESERCITO"; SINDACO CHIETI NON RISPONDE AD ABRUZZOWEB

CONTROLLO MOVIDA AFFIDATO A SINDACI
D’ALBERTO, BIONDI E MASCI BOCCIANO GOVERNO

19 Ottobre 2020 21:07

L’AQUILA – È una misura “sbagliata”, “confusa”,  da “rivedere” e uno “scaricabarile” quella prevista emanato ieri sera dal Governo nazionale che delega ai sindaci la possibilità per i sindaci di disporre la chiusura al pubblico, dopo le 21, di vie o piazze nei centri urbani a rischio di assembramento.

Sono tutti d’accordo, seppure con accenti diversi, i sindaci dei capoluoghi abruzzesi quello di Teramo, Gianguido D’Alberto, centrosinistra, presidente regionale dell’Anci, e dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia interpellati oggi da Abruzzoweb, e il sindaco di Pescara, Carlo Masci, di Forza Italia, che nel pomeriggio ha diramato una nota.

Mentre ignoto è il parere del neo sindaco del centrosinistra di Chieti, Diego Ferrara, che questa testata ha cercato invano di contattare durante tutta la giornata

La posizione di D’Alberto è sostanzialmente in linea con quella espressa oggi dal sindaco  Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci, prima che arrivassero rassicurazioni dal governo sul fatto che i sindaci saranno in ogni caso supportati dai prefetti-.

“Noi sindaci non abbiamo alcun timore di assumersi responsabilità come abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo, mettendo al primissimo posto  posto la tutela della salute – spiega D’Alberto -. Il punto è un altro impressione che il governo voglia giocare allo scaricabarile, devono essere loro a decidere le chiusure e questo ci potrebbe anche stare ma il punto vero è che poi non si dà i sindaci lo strumento per controllare il rispetto di queste limitazioni. Pare superfluo dire che non abbiamo forze in campo sufficienti. Insomma se non ha verranno modifiche questa sarà una norma difatti inapplicabile”

Una buona notizia per D’Alberto e che però e che in un aggiornamento del provvedimento saranno coinvolti anche i prefetti e comitati interforze.

“In questo modo spiega il sindaco è presidente Anci regionale il limite appena esposto potrà essere eventualmente superato”.

Ma c’è un altro problema che mina la bontà del provvedimento, assicura d’Alberto.




“Il rischio è che si adotteranno restringimenti a macchia di leopardo, non omogenei e coordinati, con effetti paradossali. Potrà accadere che il sindaco di una città deciderà, constatato l’eccesso di assembramento e la situazione fuori controllo, di chiudere una piazza e una strada della movida. Facile prevedere che poi le persone si sposteranno su altre piazze e strade. È lo stesso discorso vale tra comune e comune. Ci sarà il rischio che qualche sindaco potrà essere anche indotto ad essere più tollerante per attrarre clientela dei locali serali provenienti da altri centri dove invece sono scattate le misure molto più restrittive”.

Va giù duro Biondi, che non parla di iniziative specifiche sull’Aquila interessata da giorni da una impennata di contagi.

“Non è condivisibile la linea del governo che ha inteso delegare ai sindaci responsabilità in ordine a scelte di carattere sanitario, presumendo che queste possano avere una qualche efficacia proibendo la frequentazione di determinate piazze o strade- afferma il primo cittadino-. Durante i mesi dell’emergenza gli enti locali hanno fatto fronte a sollecitazioni continue delle comunità, compiendo sforzi enormi per garantire continuità dei servizi e osservanza rigorosa delle normative in materia di contenimento da coronavirus”

“Mi chiedo per quale ragione si voglia continuare a caricare i primi cittadini di attribuzioni che non fanno altro che gravare su una già complessa e quotidiana attività amministrativa. Il governo si assuma l’onere di adottare provvedimenti in grado di salvaguardare la salute pubblica senza compromettere il futuro di imprenditori, esercenti e partite Iva che hanno già fatto enormi sacrifici per superare la prima fase della pandemia”, conclude Biondi.

Masci arriva provocatoriamente ad invocare l’esercito.

Mi auguro che si ragioni con la testa e che non si prendano provvedimenti improvvisati perché già di problemi ce ne sono tanti e noi ce li prendiamo tutti sopra le nostre spalle, ma allora che il Governo ci dicesse casomai di voler mandare l’Esercito a controllare le strade perché sarebbe impossibile controllare l’afflusso di centinaia e migliaia di persone in determinate aree. O si decide che non si possono fare determinate attività in alcune aree, ma deve essere il Governo a dirlo, perché altrimenti decidere chi può entrare e chi non può entrare diventerebbe complicato”.

“Il Governo cerca di scaricare sui sindaci le e incertezze e le contraddizioni di decisioni che dovrebbero essere prese con buon senso e invece mi sembra che ci sia una totale incapacità a decidere e soprattutto una non conoscenza dei problemi che sono tantissimi. Ma cosa dovrebbero fare i sindaci? Vietare delle aree e creare uno scontro fra coloro che esercitano una attività e coloro che dovrebbero tornare a casa? Mi sembra che questi provvedimenti siano confusi e generano ancora più confusione di quelle situazioni che pensano di poter risolvere. Cosa faremo? Ragioneremo invece con il buon senso come abbiamo sempre fatto e mi auguro che il Governo torni sui suoi passi come ha già fatto tante altre volte”.

Il sottosegretario all’Interno con delega agli Enti Locali, Achille Variati, ha in serata precisato che “col nuovo Dpcm lo Stato non abbandona i Comuni né li investe di responsabilità improprie: i primi cittadini, che sono autorità sanitarie locali, saranno ovviamente supportati in tutto dai Prefetti, negli appositi Comitati provinciali di ordine pubblico. Ed è proprio con i Prefetti e nei Comitati Provinciali che si potranno valutare casi particolarmente delicati in cui risultasse necessario, opportuno e possibile chiudere al pubblico strade o piazze”. E ha sottolineato che “laddove si rivelassero condizioni di urgenza, nell’arco di 24 ore si può far anche l’ordinanza di chiusura, ma è chiaro che non vanno tralasciati una serie di passaggi, non ultimo quello che, quando un provvedimento riguarda un esercizio, va notificato”.

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