L'AQUILA - La possibilità di poter aderire ad una cooperativa di comunità, pur non essendo residente, ma anche solo "abitante" con interessi nel territorio, come una abitazione o una attività economica.
Dopo dieci anni dal precedente testo, appena due paginette, a fine ottobre, con voto unanime il Consiglio regionale è stato approvato il progetto di legge predisposto dall’assessorato alle Attività produttive, che disciplina le Cooperative di Comunità. Norma perorata dall'assessore alle Attività produttive, Tiziana Magnacca, di Fdi.
Un provvedimento a lungo atteso, da una realtà che in pochi anni è arrivata a contare ben 30 cooperative di comunità operative, quasi tutte in piccolissimi paesi montani a rischio di definitivo spopolamento, con oltre duecento posti di lavoro creati, di cui circa 96 diretti, facendo da volano poi ad un importante indotto, occupandosi di turismo, agricoltura, ristorazione, servizi al cittadino e welfare.
Per meglio comprendere le novità contenute nel provvedimento, Abruzzoweb ha inteso rivolgersi a Massimiliano Monetti, presidente di Borghi in rete, una rete d’imprese con propria personalità giuridica, che riunisce, coordina e supporta le cooperative di comunità e non solo.
"La norma - esordisce Monetti - perché recepisce anche l'esperienza maturata sul campo in questi anni. E finalmente ci si è accorti di questa realtà, vanto dell'Abruzzo, che ha il più alto numero di cooperative di comunità in Italia rispetto alla popolazione, nel 10% dei 305 comuni, ed è unica regione che ha una rete tra le cooperative. Attività economiche che operano nel turismo, nell'agricoltura, nella manutenzione, nei servizi di utilità sociale, nell'assistenza domiciliare agli anziani e in altri servizi di welfare, nell'educazione ambientale, diventano comunità energetiche, Gestiscono oramai bar, ristoranti, ostelli, case vacanze, punti vendita, impianti sportivi. E la cosa importante, oltre a dare lavoro a persone, quasi sempre giovani, del posto, evitando che emigrino, tutti gli utili devono essere reinvestiti, restano sul territorio".
Entrando nel merito, primo elemento giudicato positivamente è che dopo essere stata abbassata la soglia minima dei soci, che era comunque un problema, perché raggiungere il 10% della popolazione in un piccolo paese non è affatto facile, si stabilisce ora che, spiega Monetti, "solo la maggioranza dei soci deve essere residente, e non la totalità dei soci, mentre l'altra parte può essere costituita anche da abitanti, quindi anche da chi non ha la residenza in quel paese, ma è connesso con quel paese perché ha interessi, relazioni strutturali, come una casa o una attività economica, perché ci lavora e così via, e soci va ricordato possono essere anche associazioni e imprese".
Inoltre si può costituire una cooperativa di comunità anche di un territorio tra più comuni limitrofi.
Altra novità è che viene finalmente istituito un albo, e non si tratta solo di una questione di censimento, perché spiega Monetti: "questa è la precondizione per consentire alla Regione Abruzzo di erogare finanziamenti specifici per il settore, come avviene già ad esempio in Toscana, che in questi hanno ha messo sul piatto 4 milioni di euro, cosa invece impossibile in Abruzzo, dove dalla Regione non è arrivato un euro".
Terzo elemento di novità è che si chiarisce che le cooperative di comunità "possono agire in tutti gli ambiti economici, non è più solo vista come una attività che opera n ambito sociale e politico.
le cooperative di comunità vanno a finire nell'alveo delle imprese a tutti gli effetti. Questo nella precedente norma non era chiaro, e questo di fatto poneva limiti di azione alle cooperative nella partecipazione ai vari bandi, anche se tecnicamente era possibile farlo anche prima".
Non solo lo specifica meglio, lo mette anche in una condizione, avendolo esplicitato, di chiarire certi passaggi anche, per esempio, nei confronti delle pubbliche amministrazioni. C'è anche un passaggio in cui dice che le pubbliche amministrazioni possono guardare le cooperative di comunità come un fattore per costruire progetti integrati sul territorio.
Un altro passaggio fondamentale è il fattore premiante riconosciuto ad una cooperativa di comunità che si mette in rete: "la legge ratifica il fatto che in questo caso ci sono dei benefici, considera la rete stessa, nel suo insieme un interlocutore".
Infine la norma, conclude Monetti, stabilisce anche che "una cooperativa di comunità può esserci in ambito urbano, di un quartiere cittadini, ed è giusto così, perché non solo in un paesino è importante creare microeconomie legate al territorio e alla residenza", nella norma infatti si precisa che altri particolari contesti, quali aree metropolitane o periferie urbane e periurbane, caratterizzati da minore accessibilità sociale, economica e di mercato, che si traduca in rarefazione dei servizi, dispersione scolastica e presenza di marginalità sociali. se poi fosse possibile aggiungerei un'altra condizione interessante ovvero che si possa costituire una cooperativa di comunità anche di territorio tra più comuni limitrofi (esempio una valle o un ambito)









