CORECOM: DOPO SENTENZA TAR RISCHIO PARALISI, D’INCECCO: “INGIUSTA ESCLUSIONE CHIAVAROLI”

COMITATO REGIONALE COMUNICAZIONI FERMO DOPO DECADENZA EX CONSIGLIERE REGIONALE IN QUOTA LEGA DOPO DECISIONE GIUDICI AMMINISTRATIVI; CAPOGRUPPO D'INCECCO: "DIFENDIAMO SCELTA, NOMINA NON SOLO SU CURRICULUM E COMPETENZE SPECIFICHE, MA ANCHE IN BASE A SINTONIA POLITICA ED ESPERIENZA"

di Filippo Tronca

25 Maggio 2021 07:16

Regione: Abruzzo

L’AQUILA – “Stringere i tempi ed evitare una nuova paralisi” del Corecom, il comitato regionale per le comunicazioni, che assicura servizi importanti a cittadini e imprese, dopo la clamorosa sentenza del Tribunale amministrativo regionale (Tar) che ha annullato il 7 maggio la nomina a presidente di Ricardo Chiavaroli, avvenuta il 18 febbraio con decreto del presidente della Regione Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia.

Ma nello stesso tempo facendo quadrato sull’ex consigliere regionale ora in quota Lega defenestrato, valutando ricorsi in base ad un parere dell’Avvocatura regionale, e difendendo a spada tratta la scelta, “la migliore, tenuto conto che nella valutazione dei requisiti deve valere anche la capacità amministrativa, l’aderenza ad una linea politica, e non solo i requisiti curriculari, trattandosi di nomina ad un organismo regionale”.

Questa la strategia illustrata ad Abruzzoweb da Vincenzo D’Incecco, capogruppo dei salviniani in consiglio regionale, dopo che è piombata come un fulmine a ciel sereno la decisione dei giudici amministrativi di accogliere il ricorso presentato dall’ex presidente “provvisorio” Giuseppe La Rana, avvocato 35enne originario di Atessa, che era stato nominato pro tempore a gennaio all’ottobre 2020. Sentenza che ha annullato con sentenza immediatamente esecutiva la nomina di Chiavaroli, ex consigliere regionale di Forza Italia, iscritto ai Radicali italiani, poi ex coordinatore della Lega di Pescara, nominato al Corecom in quota dei salviniani, prima forza della maggioranza con 10 consiglieri su 17 e 4 assessori su 6.

Con una motivazione tranchant: alla base della sua nomina “non c’è nemmeno un sintetico cenno ai motivi per i quali il suo curriculum, più di quello posseduto dagli altri aspiranti, sia stato ritenuto adeguato al ruolo da rivestire”, e manca un “qualsiasi riferimento concreto ai titoli presentati dal dott. Chiavaroli che dovrebbero giustificare la scelta fra gli altri candidati”.

Ora però il rischio è una nuova impasse dell’importante organismo che si occupa di telecomunicazioni e contenziosi tra cittadini e compagnie telefoniche, come già avvenuto dal settembre 2019 al gennaio 202o, a seguito della decadenza anticipata del presidente Filippo Lucci.

D’Incecco rivendica alla Lega la postazione del Corecom nelle more dello spoils system, e conferma il pieno sostegno Chiavaroli. Non a caso ha già incontrato il presidente Marsilio, che ha a sua volta interessato della questione l’Avvocatura regionale, per valutare eventuali ricorsi alla decisione del Tar, o comunque per avere il quadro delle azioni possibili per far salva la carica di Chiavaroli.

La relazione dovrebbe arrivare a giorni, ma D’Incecco però si dice ancor prima molto perplesso da quella sentenza.

“La giurisprudenza in materia è variegata – spiega il capogruppo della Lega -, vedremo cosa ci dirà l’Avvocatura. Quello che posso affermare è però che siamo di fronte ad una nomina che non può essere giudicata solo nell’aspetto strettamente curriculare, nell’esperienza specifica nel campo delle telecomunicazioni.  È una nomina anche politica, di un presidente che deve tradurre in pratica un indirizzo politico, e che deve essere in sintonia con l’organismo politico. Inoltre ci troviamo di fronte ad una persona che ha una comprovata esperienza amministrativa, essendo stato consigliere regionale, che ha spiccate capacità organizzative”.

D’Incecco lancia poi una provocazione: “se poi si vuole far passare il principio che la politica non si può più occupare di nomine in organismi di sua competenza, si cambino direttamente le regole del gioco,  si facciano canonici concorsi pubblici per titoli ed esami per tutte le cariche in tutti gli enti regionali. Il che sarebbe un paradosso, perché la politica sarebbe svuotata della sua funzione di rappresentante dei cittadini”.

Resta il fatto che il Corecom dal 7 maggio è tornato nella sostanziale paralisi, come avvenuto dopo che la legge regionale 17 approvata ad agosto 2019, su iniziativa del presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, ha accorciato di un anno e mezzo la durata del mandato del presidente nominato nell’agosto 2009,  il giornalista teramano Lucci,  e che poi ha mantenuto la carica in proroga. Per effetto della “decurtazione”, Lucci ha dovuto fare le valige nel settembre 2019.

A pagarne le spese,  in attesa del nuovo bando, cittadini ed imprese, con istanze e rimborsi relative ai contenziosi con le compagnie telefoniche di pagamento bloccate , come pure i pagamenti di radio e tv private abruzzesi per gli spot elettorali.

E accaduto infatti che senza il presidente in carica  i due ex componenti Ottaviano Gentile e Michela Ridolfi, per una controversia giuridica sulle prerogative dei loro poteri, non hanno di fatto potuto assumere alcuna decisione. Questo perché è prevalsa la tesi secondo la quale il cda del Corecom è un “collegio perfetto”, ed occorre la piena titolarità dei tre componenti per la sua operatività.

Una situazione che potrebbe ora ripetersi con i due nuovi componenti senza presidenza in carica, la giornalista aquilana Roberta Galeotti , ex direttore ed editore del quotidiano Il Capoluogo.it, in quota Fratelli d’Italia e l’avvocato Gaetano Di Tommaso, in quota Movimento 5 Stelle, nominati a febbraio dal presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri.

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