CORONAVIRUS: FORASTIERE, ”DATI RACCOLTI IN MODO PARZIALE”

1 Giugno 2020 16:20

ROMA – I dati sull'epidemia di Covid-19 siano disponibili a tutti e non “solo in forma parziale e aggregata”: “Solo se saranno resi pubblici anche i dati con tutte le informazioni di ogni singolo caso, sarà possibile capire quali fattori hanno favorito l'epidemia, quali hanno reso più suscettibili all'infezione le singole persone, e quali fattori organizzativi e terapeutici hanno condizionato l'evolversi della malattia”.

A chiederlo, in un appello, è l'epidemiologo Francesco Forastiere, direttore dell'unità di Epidemiologia della Regione Lazio e della rivista Epidemologia e Prevenzione.

I dati sull'epidemia, raccolti dai Servizi Sanitari Regionali e trasmessi all'Istituto Superiore di Sanità, “vengono resi pubblici attualmente solo in forma parziale ed aggregata – precisa – L'analisi epidemiologica di questi dati è però limitata e non soddisfa i bisogni informativi e di ricerca oggi esistenti”.

Secondo Forastiere “occorrono i dati individuali ancora non disponibili”.






In particolare, bisogna garantire dati “individuali e anonimi”, che illustrino per ogni persona le caratteristiche rilevanti, come sesso, classe di età, data inizio sintomi, data di diagnosi, modalità di contagio, appartenenza ad un cluster epidemico, esito, comune e distretto sanitario di residenza e la tracciabilità negli archivi del Servizio Sanitario Nazionale.

Senza questo, continua l'esperto, “si rimane relegati ad una ricerca solo parziale e non condivisa, non trasparente, e che genera sospetto e contrarietà”.

In altri Paesi esistono già iniziative per garantire l'accesso rapido e semplice ai dati sulla epidemia, favorendo politiche basate sulle prove con trasparenza, e “per l'Italia – conclude – non è ancora troppo tardi”.

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