CORONAVIRUS: TAVIO, ”FUORI DA CINA POCHI CASI AUTOCTONI, SPEGNERE FOCOLAIO”

9 Febbraio 2020 20:00

PESCARA – “La buona notizia è che al di fuori della Cina ci sono ancora pochi casi autoctoni, ovvero casi che si sono sviluppati in persone che non sono state nei posti epicentro dell'epidemia di Coronavirus”.

La “buonissima notizia è che in Italia i contagiati sono tre e non ci sono stati nuovi casi tra quelli sospettati, segno evidente che il sistema di sorveglianza funziona”.

A fare il punto sulla situazione italiana e mondiale dell' epidemia di Coronavirus è Marcello Tavio, 61 anni, presidente della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit), intervistato da Elisabetta Guidobaldi, capo servizio dell'Ansa Abruzzo.  

Per quanto riguarda l'Abruzzo, è risultato ieri negativo al contagio da Coronavirus anche il test effettuato dall’Istituto Superiore di Sanità sui campioni biologici prelevati al 43enne ricoverato all’ospedale di Chieti in regime di sorveglianza sanitaria.

Tavio parla di “pochi casi di importazione”. “Se si spegne il focolaio in Cina – spiega Tavio – si smorza la diffusione verso l'esterno e non si arriva alla pandemia”.

Nel mirino degli esperti il tema del tasso di mortalità “che ci lascia molto dubbiosi”, dice Tavio.





“Attendiamo dati più precisi sui numeri degli infetti veri, che sono probabilmente molti di più di quelli contati finora”.

“Con oltre 30mila casi documentati, resta assestata intorno al 2%. Se così è, il tasso mortalità è elevato, almeno 100 o mille volte superiore all'influenza stagionale. In un certo senso, per avere un tasso di mortalità più favorevole bisogna sperare che i casi di infezione siano di più”.

Per avere dati certi sulla mortalità occorre quindi, secondo l'esperto, stimare con maggiore precisione i casi effettivi.

 “L'ipotesi, per esempio – dice Tavio – che i casi effettivi siano almeno 10 volte superiori a quelli contati fino ad ora, porterebbe il tasso di mortalità allo 0,2%. E questa sarebbe una buona notizia, compensata tuttavia dal fatto che gli infetti da nuovo Coronavirus dovrebbero essere 300.000, un volume difficilmente controllabile da qualunque sistema sanitario. Ecco perché dobbiamo aspettare dati più precisi, sempre continuando a distinguere con chiarezza fra dati certi ed ipotesi e interpretazioni”.

Per quanto riguarda l'Italia “fino a questo momento – afferma Tavio – il sistema di sorveglianza ha funzionato egregiamente. Gli allarmi provocati dai casi sospetti non devono creare allarmismi. Infatti se l'esito del test risulta poi negativo, significa che il sistema di allerta e di intercettazione dei casi è attivo e funziona”. Infine la trasmissione da parte delle persone infette che restano asintomatiche “non sembra avere un significativo impatto sulla diffusione dell'epidemia, e quindi il sistema di allerta basato sui casi sintomatici resta pienamente valido”.

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