AI DOMICILIARI ANCHE AGENTE DI COMMERCIO E DUE IMPRENDITORI; CONSUMO ANOMALO APPARECCHIATURE FA SCATTARE INCHIESTA PROCURA IN COLLABORAZIONE DIRETTORE GENERALE SCHAEL; L'ACCUSA: "FORNITURE A PREZZI GONFIATI, AL DI FUORI DI QUALSIASI PROCEDURA DI EVIDENZA PUBBLICA, FATTE DETERIORARE PER GIUSTIFICARE ALTRI ACQUISTI"; MARSILIO RINGRAZIA DG SCHAEL PER AVER CONTRIBUITO AD BUON ESITO INDAGINI

ASL CHIETI: TRUFFA SU PROTESI CARDIACHE, 4 ARRESTI, TRA CUI PRIMARIO DI GIAMMARCO

27 Ottobre 2020 10:26

CHIETI –  Due imprenditori che operano nel settore della distribuzione di apparati medicali per multinazionali, un agente di commercio e il primario della Cardiochirurgia dell’ospedale di Chieti, il professor Gabriele Di Giammarco, già interdetto nell’ambito di un’altra inchiesta, sono stati arrestati ai domiciliari oggi dalla Guardia di Finanza di Chieti nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Chieti per frode in forniture e approvvigionamento di protesi cardiache e altri dispositivi medicali da parte dell’Asl di Chieti per conto della Cardiochirurgia.

Un fenomeno di corruzione sistemica, secondo la definizione degli inquirenti, nell’acquisto di protesi cardiache, valvole cardiache pagate il doppio del prezzo di mercato, ma anche altro materiale, fra cui una pinza suturatrice, colla emostatica riassorbibile, cannule biomedicus, utilizzati nell’unità operativa complessa di Cardiochirurgia dell’ospedale di Chieti.

Le accuse a vario titolo vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta, dal falso all’omicidio colposo.

Sono sette le persone indagate, per quattro delle quali è stata disposta la custodia cautelare ai domiciliari, nell’inchiesta condotta per oltre un anno dalla Guardia di Finanza di Chieti, comandata dal colonnello Serafino Fiore, e coordinata dal sostituto procuratore della repubblica Giancarlo Ciani.

Acquisti avvenuti per almeno otto anni, dal 2011, con procedura negoziata, fuori da bando di gara, attraverso dichiarazioni dì infungibilità del prodotto rese dal primario, oltre che per motivi di necessità e urgenza.

Ai domiciliari su disposizione del gip del Tribunale di Chieti Luca De Ninis, sono finiti, oltre al primario della Cardiochirurgia Gabriele Di Giammarco, già sospeso per un anno dalla cattedra nell’ambito di un’altra indagine; Maurizio Mosca, 63 anni, di Macerata, rappresentante legale della Mosca Srl fornitrice e distributrice di valvole cardiache e socio della Medisur srl, operante nella distribuzione di altri apparati medicali; Antonio Pellecchia, 57 anni di Teramo, rappresentante legale dell’omonima ditta distributrice all’ingrosso di dispositivi medicali; e Andrea Mancini, 46 anni, di Pescara, dipendente della società di Pellecchia.

Per i quattro il Pm aveva chiesto il carcere.

Il Gip ha, inoltre, disposto nei confronti di Tommaso Bottio 51enne vicentino, medico chirurgo, il divieto temporaneo di esercitare la professione di medico chirurgo per 12 mesi e per Daniele Marinelli, 36 anni, di Teramo, dirigente medico a tempo determinato della Cardiochirurgia di Chieti, la sospensione dall’ufficio pubblico di medico ospedaliero per 12 mesi.

Indagata anche l’attuale direttore amministrativo dell’Asl teatina Giulietta Capocasa, 62 anni, originaria di Monteprandone e residente a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), all’epoca dei fatti direttore generale facente funzioni dell’Asl Lanciano Vasto Chieti, accusata di abuso d’ufficio in relazione all’acquisto di un’apparecchiatura in assenza, tra l’altro, di preventivo, attestazione in ordine in ordine all’unicità del prodotto e di una delibera a contrarre della pubblica amministrazione.

Le attività di indagine della Guardia di Finanza di Chieti, durate circa un anno, riguardano condotte illecite nelle procedure di approvvigionamento di materiali e dispositivi medici utilizzati dall’Unità Operativa Complessa (Uoc) di Cardiochirurgia dell’Ospedale SS. Annunziata di Chieti.

Accertato il consumo anomalo e spropositato di protesi cardiache e altri dispositivi medici che venivano approvvigionati dall’Asl al di fuori di qualsiasi procedura di evidenza pubblica, a prezzi più elevati rispetto ad altre aziende sanitarie, e che spesso venivano lasciati scadere o sperperati per far lievitare il volume degli acquisti e dunque i guadagni dei fornitori.

Le indagini hanno consentito di documentare l’esistenza di un articolato fenomeno di corruzione sistemica posto in essere dal primario di quel reparto sin dal 2011.




Tale pratica, secondo gli inquirenti, è stata ulteriormente favorita dall’inerzia della governance dell’Asl Chieti che, dal 2009 al 2019, non ha mai espletato alcun bando di gara pubblica per acquisto di dispositivi medici per l’Uoc di Cardiochirurgia. Solo nel 2019 è stata predisposta e autorizzata la procedura per l’espletamento di gara pubblica del valore di oltre 3 milioni, nel corso della quale sono state ulteriormente accertate condotte illecite da parte dello stesso primario.

Per consolidare il quadro probatorio, fanno sapere gli inquirenti, è stato necessaria una complessa disamina contabile-amministrativa presso l’Asl 2 di Chieti, con il contributo fattivo dell’attuale direttore generale, che ha posto in evidenza come le protesi cardiache oggetto di indagine non solo sono risultate il dispositivo più utilizzato tra 2012 e 2019, ma anche quelle più onerose per l’azienda pubblica per importo superiore a un milione e mezzo di euro, pur essendo presenti sul mercato analoghe tipologie di valvole a costi inferiori e inserite nel preesistente bando di gara del 2009.

Commenta il presidente della Regione Marco Marsilio: “Ringrazio e faccio i miei complimenti al DG Thomas Schael: mai come oggi appare più felice la scelta di aver affidato questa Asl a una persona estranea all’ambiente, ai suoi condizionamenti e scevra da pregiudizi e rapporti personali. Dopo almeno 10 anni di inerzia, disattenzione (se non addirittura complicità), la Asl interviene a difesa dell’interesse pubblico, senza guardare in faccia a nessuno e senza timori reverenziali. E’ bastato fare la cosa più normale del mondo, seguendo il preciso mandato che il Presidente della Giunta e l’Assessore alla Salute hanno fornito ai Direttori nominati: procedere a gare, stimolare la concorrenza, rispettare le regole del libero mercato e dell’interesse pubblico, per recuperare milioni di euro in forniture inappropriate. Adesso è un po’ più chiara la ragione per la quale la Asl di Chieti accumulava decine di milioni di deficit ogni anno”.

Appresa la notizia, l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, ha convocato in assessorato il direttore generale  Schael e il rettore dell’Università “D’Annunzio” (trattandosi, la cardiochirurgia, di disciplina a direzione universitaria), per assumere i necessari provvedimenti urgenti di carattere sanitario.

“Apprendiamo con profondo dolore gli sviluppi dell’inchiesta della magistratura su alcuni episodi che sarebbero avvenuti nell’unità di cardiochirurgia del policlinico di Chieti – commenta Verì – . Abbiamo massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e ci auguriamo che venga fatta piena luce su quanto accaduto nel più breve tempo possibile. Come Assessore, oltre a garantire la massima collaborazione da parte della Regione (così come ha già fatto e sta facendo la direzione generale della Asl), voglio però puntualizzare che si tratta di una vicenda isolata e circoscritta, che non può e non deve in alcun modo oscurare il grande lavoro che, soprattutto in questo periodo di emergenza, i medici e tutti gli operatori sanitari stanno garantendo ai nostri concittadini”.

Interviene anche la consigliera regionale del M5s Barbara Stella, che ha portato le varie anomalie della cardiochirurgia di Chieti anche all’attenzione del Consiglio regionale con diverse interpellanze: “questa notizia pone in evidenza ancora una volta la necessità di voltare pagina, per restituire ai cittadini e ai pazienti un reparto pienamente a regime; invece, la cardiochirurgia di Chieti continua ad essere ostaggio di queste vicende che ormai stanno facendo emergere un quadro piuttosto serio. Per questo non si capisce quale sia il motivo per il quale, il Direttore Generale Schael e l’Assessore Verì, che sicuramente saranno stati informati sui fatti, non mettano definitivamente un punto e vadano a capo”.

E prosegue, “la Cardiochirurgia di Chieti non può rimanere imbrigliata dalle indagini in corso, i cittadini non possono aspettare i tempi della giustizia che sono spesso tempi molto lunghi; i pazienti hanno bisogno, oggi e non domani, di una cardiochirurgia efficiente ai più alti livelli. Per cui si provveda immediatamente a concludere l’audit e a nominare un nuovo Direttore, valorizzando quelle risorse e quei medici che già sono all’interno del reparto, che conoscono bene la struttura e che, nonostante quanto sta accadendo, hanno continuato a lavorare e a portare avanti il reparto”.

A sua volta la deputata del M5s Daniela Torto, che da tempo sta seguendo la vicenda afferma: “apprendo oggi dalla stampa di nuovi arresti e interdizioni in merito al reparto di Cardiochirurgia di Chieti e al Direttore sospeso Prof. Gabriele Di Giammarco. Questa è un’ulteriore tegola su questa storia che, a leggere da quanto riportato sui giornali, sta assumendo risvolti a dir poco preoccupanti; ma non voglio entrare nel merito delle indagini che dovranno seguire il loro corso, lasciando questo compito alla magistratura e alle autorità preposte”.

E ancora, “tuttavia se in parte ci solleva quanto appreso, perché sono due anni che cerchiamo di portare all’attenzione degli organi competenti le anomalie della cardiochirurgia di Chieti, resta purtroppo in bocca l’amaro che lascia questa vicenda; se le magistratura dovesse confermare quanto riportato sui giornali, saremo tutti costretti a constatare che qualcuno ha già pagato, ed a caro prezzo, per la non curanza di altri”.

Insiste la deputata, “mi è parso di capire che molto probabilmente quanto accaduto in questi anni sia stato favorito anche dall’inerzia della governance dell’Asl 02, che per circa 10 anni non aveva mai espletato alcun bando di gara pubblica per l’acquisto di materiali e dispostivi medici dell’U.O.C. di Cardiochirurgia, cosa che pare si sia interrotta proprio nel 2019 con l’indizione di una gara per oltre 3 milioni di euro; pertanto ciò non fa altro che riportare parte della responsabilità anche su manager e direttori, che mi auguro oggi facciano sentire forte la loro voce con i fatti, per restituire piena dignità alla Clinica di Cardiochirurgia, centro fondamentale per l’ospedale teatino”.

 

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