CORTE CONTI DEMOLISCE PROVINCE ABRUZZO, “NON PIU’ IN GRADO DI GESTIRE STRADE E SCUOLE”

GLI EFFETTI DELLA LEGGE DELRIO CHE HA RIDIMENSIONATO ENTI: GIUDICI CONTABILI, "POCHE RISORSE E PERSONALE, VALUTARE DISTRIBUZIONE FUNZIONI AD ALTRI ATTORI"

di Filippo Tronca

19 Aprile 2021 07:56

Regione: Abruzzo

L’AQUILA – I quattro enti provinciali abruzzesi, a sette anni dal loro ridimensionamento presentano “difficoltà gestionali nella programmazione a breve e medio tempo”,  dipendono eccessivamente dai trasferimenti statali per poter garantire i compiti che gli sono rimasti, ovvero la viabilità e gli edifici scolastici.  Con il poco personale a disposizione non riescono a stare dietro ai vari iter amministrativi, e si registra un ritardo nei tempi di pagamento.

Una “situazione di sofferenza” che dovrebbe indurre il legislatore nazionale “a ridisegnare stabilmente la distribuzione di tali funzioni fra i diversi attori istituzionali”.

Questo sostiene la Sezione Controllo della Corte dei Conti dell’Abruzzo, presieduta da Stefano Siragusa, nella relazione “Le Province regionali abruzzesi dal federalismo fiscale al loro ruolo attuale”, che offre un quadro allarmante sullo stato dell’arte delle province di L’Aquila, Teramo, Chieti e Pescara.

Un documento in cui si conferma il fallimento della riforma voluta nel 2014 che porta la firma dal ministro Graziano Delrio, fortemente voluta prima dal presidente del Consiglio Mario Monti, poi da Matteo Renzi, sull’onda del luogo comune che vedeva nelle Province solo dei “baracconi” e degli “stipendifici”. La riforma le ha trasformate così in enti di secondo livello, svuotate di personale e con risorse tagliate drasticamente, lasciando ad esse le sole deleghe della viabilità, all’edilizia scolastica e poco altro. In vista del loro smantellamento, che però non è avvenuto, a seguito della vittoria del No al referendum popolare del 4 dicembre 2016.

E così le Province non rimaste nel limbo, con crescenti difficoltà, guidate da presidenti, ora retribuiti equiparati ai sindaci capoluogo di Provincia, ed eletti tra i sindaci del territorio da altri sindaci e dai consiglieri comunali, e non più dai cittadini: in Abruzzo sono oggi in carica Angelo Caruso, primo cittadino di Castel di Sangro, a L’Aquila, Diego Di Bonaventura, sindaco Notaresco, a Teramo, Mario Pupillo, sindaco di Lanciano, a Chieti, Antonio Zaffiri, sindaco di Collecorvino a Pescara. In autunno si voterà per la Provincia dell’Aquila, con una proroga rispetto alla scadenza di luglio causa covid, come accaduto per le votazioni regionali e comunali in tutta Italia.

La Corte dei Conti nella relazione in sostanza documenta come i bilanci delle Province anche in Abruzzo dipendono ora essenzialmente dai trasferimenti statali, e si registra anche la latitanza della Regione Abruzzo che non ha trasferito le risorse relative alle deleghe che sono rimaste per un tempo più prolungato a carico delle province, prima di passare di mano, tra il 216 e il 2017.

Il punto vero, spiegano i giudici contabili, è che “la conseguente riforma parziale, a seguito della mancata abrogazione degli Enti provinciali tramite referendum, ha contribuito, ulteriormente, a creare loro difficoltà gestionali”, che hanno reso necessari “vari interventi statali rivolti ad aumentare i trasferimenti per l’esercizio delle funzioni fondamentali, che incidono direttamente nella vita quotidiana dei cittadini, interessando la gestione della rete viaria e degli edifici scolastici, comportando un alleggerimento del peso imposto sui bilanci degli enti dai costanti e sempre maggiori richiesti contributi alla finanza pubblica”.

Con buona pace insomma di chi sosteneva che il ridimensionamento delle Province avrebbe comportato, anche senza la loro abolizione, risparmi per le casse dello Stato.

Analizzando i  conti dal 2016 al 2019, prima dalla pandemia, gli Enti provinciali abruzzesi, grazie al trasferimento di ulteriori fondi per la gestione delle funzioni fondamentali, sono riusciti a riportare nel corso del triennio la gestione corrente ad un saldo positivo. Ma solo grazie a facilitazioni contabili, non previste per altri enti, come l’utilizzo degli avanzi di amministrazione, sia liberi che vincolati, prima dell’approvazione del rendiconto.

Senza questo espediente osserva la Corte dei Conti,  sarebbe stato difficile “ricorrere a risorse alternative in un particolare momento storico al fine di assicurare gli equilibri di bilancio”.

Non solo, a seguito del loro declassamento, le Province hanno subito una forte riduzione della spesa corrente, a L’Aquila di 24,3 milioni, rispetto al 2014, a Chieti di 14,7 milioni, a Pescara di 19,2 milioni, a Teramo di 19,1 milioni.

Sottolinea però la Corte dei Conti: “l’esito negativo della consultazione referendaria ha fatto venir meno l’abolizione delle province ma al tempo stesso ha creato problemi gestionali, in quanto i tagli già disposti restavano in vigore”. Altro motivo che ha indotto lo Stato centrale a intervenire nelle finanziarie successive per colmare in parte questo gap.

C’è poi il nodo personale: dopo il 2015 la metà circa dei dipendenti sono stati trasferiti alla Regione, ai Comuni e ad altri enti, la spesa è dunque diminuita, da 11,7 milioni del 2016 a 7,3 milioni del 2018 a L’Aquila, da 6,6 milioni a 5,1 milioni a Chieti, da 6 milioni a 4,7 milioni a Pescara, da 7,7 milioni a 5,8 milioni a Teramo.

E’ accaduto però che “i vincoli imposti alla capacità di spesa non hanno consentito la sostituzione di personale collocato a riposo per sopraggiunti limiti di età e, pertanto, se da un lato le Amministrazioni provinciali hanno potuto gestire costi inferiori a titolo di retribuzioni, dall’altro si sono trovate a far fronte con minori risorse umane alla gestione delle funzioni fondamentali, in particolare, con riguardo alla gestione delle strade”, come pure anche in altri importanti aspetti gestionali come, per esempio, “i tempi medi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi, prestazioni e forniture”.

Per questo motivo, del resto, viste le difficoltà nella gestione degli investimenti sulle opere pubbliche, sia in termini di manutenzione ordinaria che straordinaria, si è reso necessario trasferire la gestione di tratti di strade provinciali allo Stato, ovvero all’Anas.

Da qui la conclusione perentoria dei giudici contabili: “la costante difficoltà nell’assicurare la gestione dell’attività ordinaria ha reso necessari vari interventi statali rivolti ad aumentare i trasferimenti per l’esercizio delle funzioni fondamentali che incidono direttamente nella vita quotidiana dei cittadini, interessando la gestione della rete viaria e degli edifici scolastici”.

In prospettiva l’indicazione è dunque che per volta ad evitare sprechi di denaro pubblico e al tempo stesso garantire la sicurezza dei cittadini abruzzesi, “il Legislatore nazionale ben potrebbe essere chiamato a ridisegnare stabilmente la distribuzione di tali funzioni fra i diversi attori istituzionali”.

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