OSSERVATORIO OPENPOLIS: SPESE ENORMI PER DPI, TERAPIE INTENSIVE, TAMPONI E FARMACI, A LIVELLO REGIONALE AGGIUDICATE GARE PER 5,1 MILIONI, ASL DI PESCARA PRINCIPALE STAZIONE APPALTANTE

COSTI COVID: 9,6 MILIARDI PER EMERGENZA,
IN ABRUZZO LANCIATI BANDI PER 52 MILIONI

11 Agosto 2020 08:35

L'AQUILA – L'emergenza covid è costato una montagna di denaro al sistema sanitario. I bandi in regime di emergenza ammontano ad un valore di 9,6 miliardi di euro messi a base d'asta, aggiudicati per 4,1 miliardi di euro, da parte di 516 stazioni appaltanti a favore di 714 aziende.

In questo quadro l’Abruzzo ha indetto finora bandi per 52 milioni di euro di cui 5,1 già appaltati, a 18 aziende vincitrici.

Soldi necessari innanzitutto per acquistare mascherine e dispositivi di protezione, apparecchiature mediche per la terapia intensiva, per tamponi, test e sistemi diagnostici, per realizzare in emergenza nuovi spazi e strutture negli ospedali, più tante altre voci di spesa sul fronte dell'emergenza sanitaria.

Numeri che fanno toccare con mano lo sforzo straordinario che l’intero Paese ha dovuto e sta continuando a mettere in campo per far fronte alla drammatica emergenza coronavirus che da febbraio ha causato 35.209 vittime e e 250.825 contagi. Lungi purtroppo dall'essere conclusa.

A beneficiarne aziende straniere e italiane, per le quali il covid è stata una gallina dalle uova d’oro.

I dati sono consultabili nelle fitte tabelle grafici dell’”Osservatorio conti pubblici emergenza covid 19″, gestito dall'associazione Openpolis, che parte da un presupposto non banale: “la maggior parte della spesa avviene con procedure negoziali e affidamenti diretti. Una tendenza che rispecchia la necessità di tempi rapidi, ma da monitorare con attenzione”.

C’è infatti un nesso tra affidamenti diretti e corruzione, e la trasparenza, la condivisione pubblica dei dati, possono essere utili ai fini della prevenzione e del controllo dal basso.

Le vicende giudiziarie deflagrate intorno agli appalti per le mascherine mai consegnate della Regione Lazio, guidata dal dem Nicola Zingaretti, e quella sulla fornitura dei camici per i medici che ha coinvolto il presidente della Regione Lombardia, il leghista Attilio Fontana, sono in tal senso un campanello d’allarme.

“La normativa di emergenza – spiega l’Osservatorio -, nella necessità di tempi rapidi, ha previsto una serie di deroghe in materia di appalti e procedure negoziali. A partire dall'ordinanza del capo della protezione civile del 3 febbraio scorso, sono state stabilite una serie di deroghe, successivamente ampliate dal decreto Cura Italia. Uno degli strumenti maggiormente valorizzati sono le procedure negoziate senza previa pubblicazione del bando. Una modalità che di norma è limitata solo a casi particolari o residuali (v. articolo 63 del codice dei contratti), perché prevede un confronto diretto, senza che sia stato pubblicato il bando, tra l'amministrazione e le aziende selezionate”.






Queste dunque le macro voci a livello nazionale, con dati aggiornati al 20 luglio: per le mascherine e altre protezioni sono stati destinati 7,9 miliardi, per attrezzare le terapie intensive la rianimazione l'acquisto dei farmaci, 760 milioni di euro, per acquistare i prodotti e servizi di analisi e tamponi test segnami diagnostici, 604 milioni di euro, per intervenire sulla infrastruttura 109 milioni, per la sanificazione la pulizia 56 milioni di euro, per il trasporto e la movimentazione nell'ambito della sanità 43,4 milioni di euro.

Attraverso la piattaforma web bandi Covid, emerge come il 16% degli importi banditi (al netto degli accordi quadro) sia stato emanato dalle regioni e dalle centrali di committenza regionali, e un ulteriore 11% dalle aziende sanitarie. Complessivamente quindi, circa il 27% degli importi messi a bando per l’emergenza deriva dal livello regionale. Il resto dallo stato e dalle sue articolazioni.

A livello nazionale le prime tre regioni, nella classifica dell’entità economica dei bandi, è la Lombardia (478.162.078 euro), seguita dall’Emilia Romagna (342.433.984 euro), e la Toscana (269.275.144 euro). Ben più modesti gli importi relativi all’Abruzzo: sono 52,8 milioni di euro, gli importi messi a base d’asta, di cui 5,1 relativi ai bandi assegnati, a vantaggio 18 aziende.

Della somma totale sono stati lanciati bandi da 31 milioni di euro per mascherine e protezioni, da 8 milioni di euro per terapia intensiva rianimazione farmaci, da 7,2 milioni per interventi su infrastrutture, da 5,3 milioni per prodotti e servizi analisi come tamponi test sistemi diagnostici. Infine di 275.000 per sanificazione e pulizia e 850mila euro per altre tipologie di spese.

Ben 35 milioni prevedono la procedura negoziata senza previa pubblicazione, 9 milioni sono ad affidamento diretto.

Per quanto riguarda le stazioni appaltanti, a fare la parte del leone in Abruzzo la Asl di Pescara con 28,9 milioni di euro, a seguire l'Agenzia regionale dell'informazione e la committenza (Aric),  5,1 milioni,  la Asl provinciale di Chieti 4,9 milioni, direttamente la Regione Abruzzo, 4,9 milioni, l'Istituto zooprofilattico sperimentale di Abruzzo Lazio e Molise, 3 milioni di euro, la Asl provinciale dell'Aquila, 2,9 milioni, infine la Asl provinciale di Teramo, 2,7 milioni.

 

 

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