COSTO SMALTIMENTO RIFIUTI, ABRUZZO QUARTO IN ITALIA. DIFFERENZIARE A SUD FA AUMENTARE LA SPESA

RELAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI: REGIONE BEN SOPRA LA MEDIA NAZIONALE, CON 425 EURO RISPETTO A 317 EURO, CON PROVINCIA DELL'QUILA A 444 EURO. SEPARAZIONE MATERIALE E PORTA PORTA CONVIENE NEL SETTENTRIONE, MENTRE A SUD DIVENTA UN AGGRAVIO, GIUDICI CONTABILI, "ANOMALIA DA APPROFONDIRE"

17 Settembre 2021 16:53

: Abruzzo

COSTO SMALTIMENTO RIFIUTI, ABRUZZO QUARTO IN ITALIA. DIFFENZIARE A SUD FA AUMENTARE LA SPESA

RELAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI: REGIONE BEN SOPRA LA MEDIA NAZIONALE, CON 425 EURO RISPETTO A 317 EURO, CON PROVINCIA DELL’AQUILA A 444 EURO. SEPARAZIONE MATERIALE E PORTA PORTA CONVIENE NEL SETTENTRIONE, MENTRE A SUD DIVENTA UN AGGRAVIO, GIUDICI CONTABILI, “ANOMALIA DA APPROFONDIRE”

L’AQUILA – L’Abruzzo è quarto in Italia per costo por capite del sistema di smaltimento dei rifiuti, con 425 euro a tonnellata, rispetto alla media italiana di 317 euro. In Provincia dell’Aquila poi questo costo schizza a 444 euro, rispetto alla provincia di Lecco dove il costo è di soli

Emerge da una delibera della sezione delle Autonomie della Corte dei Conti, chiamata anche in questo caso a sottoporre ai raggi x la spesa delle amministrazioni locali, in base alle performance.

Ancora una volta emerge un forte divario tra regioni del Nord e quelle de sud. e soprattutto un aspetto che gli stessi giudici contabili considerano meritevole di approfondimento: mentre nel nord est e nord ovest più cresce la quota di raccolta differenziata più il costo di smaltimento cala, al sud, Abruzzo compreso il rapporto sorprendentemente si inverte: più differenzia il rifiuto, più si spende per chiudere il ciclo.

“L’analisi per Regione offre una prima panoramica piuttosto eloquente e, per certi versi, allarmante rispetto ai forti divari regionali”, sottolinea la Corte dei Conti – A prima vista, attraverso la colorazione dei livelli di spesa mediani regionali, emerge chiaramente una forte differenza fra la maggior parte delle Regioni del Nord e quelle del Centro e del Sud”.

E  a dirlo sono i dati: la raccolta e smaltimento di una tonnellata di rifiuti in Lombardia mediamente costa  234 euro, mentre in Basilicata costa il doppio, 465 euro.

L’Abruzzo è quarti per spesa pro capite, 425 euro, dieto alla citata Basilicata, alla Campania, 441 ero , al Lazio 426  euro. Mentre le regioni più virtuose sono assieme alla Lombardia, il Veneto, 255 euro, e L’Emilia Romagna, 255 e le Marche 296. La media italiana è di 317 euro a tonnellata.

A livello provinciale in Abruzzo primeggia la provincia dell’Aquila, 444 euro, seguita da quella di Chieti,  415 euro, di  Teramo 399 euro, e di Pescara 390 euro.

Il territorio provinciale in cui il costo medio per il servizio rifiuti è più elevato è Rieti, 526 euro, seguito da La Spezia (520 euro) e Avellino (499 euro), mentre il costo più contenuto del servizio è in Lombardia, nelle Province di Lecco, 209 euro, Mantova, 210 euro, Bergamo e Como, in entrambi i casi  219 euro.

Dall’analisi emerge poi che il costo del servizio rifiuti “è influenzato da fenomeni di economie di scala, ossia risulta maggiore a livello pro capite nei contesti dei Comuni con dimensioni più piccole e tende a ridursi a mano a mano che le dimensioni aumentano.

Mediamente i Comuni più piccoli sotto i 3.000 abitanti, spendono euro 333 per tonnellata, i comuni medi, fino a 50.000 abitanti, che spendono euro 296. i Comuni più grandi, oltre i 50.000 abitanti spendono euro 389 euro.

accade però che è il Nord,  “l’area del  Paese nel quale, nel corso degli anni, si è sviluppata una gestione di carattere industriale all’interno di organismi partecipati o gestioni associate di varia natura giuridica, che ha dato vita a vari network in cui il modello consente di sfruttare economie di scala attraverso la costituzione di reti di gestione fra enti locali. Il Sud e, seppure in minor misura, il Centro, richiedono molte più risorse finanziarie”.

si evidenzia poi che i comuni a forte vocazione turistica con alto livello di benessere, bassa densità abitativa e con
localizzazione prevalente in zone montane o litoranee, presentano il maggior livello di costo, pari a euro 400 per tonnellata, ossia +26% rispetto al valore mediano nazionale dei territori regionali a statuto ordinario.

Immediatamente dopo si collocano i Comuni montani localizzati prevalentemente lungo l’arco appenninico del Centro-Sud (euro 395). All’opposto, con un risparmio del 26% rispetto al valore mediano nazionale, sono i territori dei Comuni con medio-alto livello di benessere e attrazione economica localizzati nelle zone pianeggianti del Nord-Est (euro 236).

Le cause di tali differenze fra cluster in parte sono attribuibili “alle condizioni ambientali, non modificabili (ad esempio all’orografia del territorio, alla vocazione turistica che causa picchi di richiesta di servizio e caratteristiche del servizio particolari), in parte alla disponibilità di infrastrutture sul territorio (ad esempio la presenza e collocazione degli impianti di smaltimento, la cui programmazione è di competenza di altre Amministrazioni) e in parte dalle modalità di gestione
realizzate nei singoli territori comunali”, evidenzia la Corte dei Conti.

C’è poi l’anomalia rappresentata dal rapporto tra costo di smaltimento e quota di raccolta diffrenziata.

Al Nord maggiori livelli di raccolta differenziata hanno effetti benefici sulla spesa: -17% nei Comuni in cui la raccolta differenziata supera il 65% rispetto a quelli in cui non si raggiunge il 40% nel Nord-Ovest, dato che balza a -26%
nel Nord-Est.

Al Centro e in misura più spiccata al Sud la situazione è esattamente inversa: i costi aumentano del +3% al Centro e addirittura dell’11% al Sud.

“Tale situazione fa emergere un divario che dovrebbe essere ulteriormente indagato, anche attraverso una analisi contabile che faccia attenzione a considerare le diverse modalità di contabilizzazione delle entrate da vendita del
materiale riciclato (sul bilancio dell’ente qualora la gestione sia in forma diretta, oppure a scomputo
del costo del servizio fatturato dal gestore qualora il servizio si appaltato)”, spiega la Corte dei Conti.

I dati in dettaglio sono però emblematici:  Al sud con raccolta differenziata inferiore al 40%  si spendono 390 euro, fino al
65%, 418  euro, oltre il 65% 432 euro.

L’opposto accade al nord est:  con raccolta differenziata inferiore al 40% la spesa è solo 303 euro, fino al 40% al
65% di 248 euro, oltre il 65%  di  251 euro.

 

 

 

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