SECONDA VITTIMA NELLA RSA DON ORIONE DI AVEZZANO, CONTO SALE A 472, 4 CLASSI IN QUARANTENA ALLA SCUOLA MAZZINI DEL CAPOLUOGO, "CAOS TAMPONI E DIDATTICA A DISTANZA MAI PARTITA" MARSILIO, "PER ORA NON NECESSARIE RESTRIZIONI PIU' RIGIDE"

COVID ABRUZZO: 184 NUOVI CASI, 65 NELL’AQUILANO, OLTRE 3MILA TAMPONI

21 Ottobre 2020 07:53

L’AQUILA – Sono 184 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Abruzzo nelle ultime ore e ancora una volta è la provincia dell’Aquila ad essere la più colpita.

Del totale dei casi positivi, 1.432 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+65 rispetto a ieri), 1.393 in provincia di Chieti (+46), 2232 in provincia di Pescara (+28), 1372 in provincia di Teramo (+39), 48 fuori regione (+1) e 57 (+2) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.

I nuovi contagiati hanno un’età età compresa tra 1 e 97 anni.

Per l’ennesima giornata consecutiva è L’Aquila il comune abruzzese a far registrare più nuovi casi: sono 28 i contagi accertati nelle ultime ore.

Il picco si era registrato nei giorni scorsi, con 35 casi emersi nel giro di 24 ore.

Subito dopo L’Aquila c’è Pescara, con 12 contagi recenti.

Tra le località con più nuovi casi vi sono poi Teramo e Atessa (7), Celano e Torrevecchia Teatina (6), Chieti, Ortona e Vasto (5).

Già da ieri la provincia dell’Aquila – territorio rimasto sempre in ultima posizione e con numeri bassissimi nella fase primaverile dell’emergenza – è al secondo posto in Abruzzo.

Oggi i casi dall’inizio dell’epidemia salgono a 1.432.

Per comprendere quanto il virus stia circolando rapidamente nell’Aquilano basta analizzare i dati di due mesi fa: a metà agosto i casi complessivi erano meno di 300. Prima dell’Aquila c’è Pescara, con 2.232 casi, mentre subito dopo ci sono Chieti (1.393) e Teramo (1.372).

IL BOLLETTINO

Sono complessivamente 6.353 i casi positivi al Covid 19 registrati in Abruzzo dall’inizio dell’emergenza.

Rispetto a ieri si registrano 184 nuovi casi, di età compresa tra 1 e 97 anni. Il totale risulta inferiore di 3 unità, in quanto sono stati sottratti 3 casi positivi comunicati nei giorni scorsi e risultati duplicati o in carico ad altra Regione.

Del totale dei casi positivi, 1.432 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+65 rispetto a ieri), 1.393 in provincia di Chieti (+46), 2232 in provincia di Pescara (+28), 1372 in provincia di Teramo (+39), 48 fuori regione (+1) e 57 (+2) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.

Dei nuovi casi, 61 sono riferiti a tracciamenti di focolai già noti.

I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 31, di cui 7 in provincia dell’Aquila, 3 in provincia di Pescara, 13 in provincia di Chieti e 8 in provincia di Teramo.

Il bilancio dei pazienti deceduti registra 1 nuovo caso e sale a 495 (si tratta di una 82enne della provincia di Teramo).

Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 3.194 dimessi/guariti (+4 rispetto a ieri).

Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono .2845 (+176 rispetto a ieri).

Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 250.042 test (+3.105 rispetto a ieri).

210 pazienti (+13 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 15 (+2 rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 2.620 (+161 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.

Lo comunica l’Assessorato regionale alla Sanità.

MARSILIO, “PER ORA NON NECESSARIE RESTRIZIONI PIU’ RIGIDE”

“Alla luce degli ultimi dati, in Abruzzo al momento sono sufficienti le misure previste dall’ultimo Dpcm e non sono necessarie restrizioni più rigide. Ovviamente stiamo costantemente monitorando l’evolversi della situazione”.




Lo dice all’Ansa il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio.

Insieme all’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, Marsilio in una nota poi sottolinea che “pur comprendendo i timori di alcuni amministratori locali, è bene chiarire definitivamente che il Covid Hospital di Pescara è già a disposizione di tutta la regione e accetta richieste di ricovero provenienti da qualsiasi Asl abruzzese, a patto naturalmente che si tratti di richieste appropriate e rispettose dei protocolli sanitari”.

“Sono in corso interlocuzioni tra le varie Asl – continuano – per assicurare l’adeguata dotazione di personale, per la quale tutte le aziende dovranno garantire il proprio impegno. Ricordo, infatti, che il Covid hospital di Pescara è una struttura modulare, che entra in funzione a seconda dell’andamento dei ricoveri legati alla pandemia. Un modello flessibile e adattabile alle diverse necessità che dovessero presentarsi a causa dell’evolversi dell’emergenza”.

ALBANI, “PRESSIONE SU OSPEDALI INIZIA A SENTIRSI MA NON C’E’ SITUAZIONE DI EMERGENZA”

“Non c’è ancora una situazione di emergenza, ma inizia ad esserci una certa pressione negli ospedali. Non si tratta di una pressione estrema, ma comincia a farsi sentire”.

Lo afferma il referente per le emergenze della Regione Abruzzo, Alberto Albani, membro della task force regionale per l’emergenza coronavirus, a proposito della situazione negli ospedali abruzzesi.

In Abruzzo i pazienti Covid-19 ricoverati sono al momento 225: il dato è triplicato nel giro di due settimane.

A soffrire di più, in questa fase dell’epidemia, sono soprattutto gli ospedali delle aree interne e, in particolare, quelli dell’Aquila e di Avezzano, territori che fanno registrare una brusca impennata di contagi.

Albani ricorda comunque che il Covid Hospital di Pescara, struttura inaugurata ad aprile e a disposizione di tutta la regione, conta circa 180 posti letto.

“In questi giorni stiamo lavorando per studiare la dislocazione dei pazienti negli ospedali presenti sul territorio, sfruttando il Covid Hospital di Pescara – sottolinea l’esperto – e siamo costantemente impegnati per reperire quanto più personale possibile”.

Albani, per quanto riguarda i dati abruzzesi sui nuovi casi, parla di una situazione “sicuramente in peggioramento, ma la crescita – conclude – non è esponenziale, bensì lineare”.

COVID L’AQUILA: POSITIVI CHIRURGHI E INFERMIERE, CHIUDONO SALE OPERATORIE SAN SALVATORE

La positività di due chirurghi e di alcune infermiere ha indotto i vertici della Asl a chiudere per sette giorni le sale operatorie dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila.

Inizialmente gli spazi operatori erano stati chiusi per due giorni per permettere la sanificazione ma poi, viste le positività, lo stop è stato esteso.

Naturalmente sono fatte salve le urgenze.

Nei giorni scorsi casi di contagio si sono verificati anche nei reparti di Ortopedia e Geriatria.

L’Aquila e provincia in questi giorni continuano ad essere le più colpite dalla seconda ondata di Coronavirus, con il numero dei contagiati arrivato a circa 600 in soli 10 giorni.

COVID L’AQUILA: 4 CLASSI IN QUARANTENA ALLA MAZZINI, “CAOS TAMPONI E DIDATTICA A DISTANZA MAI PARTITA”

Non so se possa essere definito ‘focolaio’ ma la situazione è molto delicata, ci siamo rivolti anche ai carabinieri per sollecitare azioni rapide ma non ci sono state fornite soluzioni. Qui non si tratta di panico ma qualcuno deve spiegarci come dovremmo comportarci”.

Cinque alunni e un docente positivo, scatta la quarantena per 4 classi all’Istituto comprensivo Mazzini dell’Aquila ma, nel frattempo, non viene attivata la didattica a distanza e le famiglie dei ragazzi in isolamento attendono ancora i tamponi: è l’ennesima testimonianza del caos generato dalla seconda ondata di Coronavirus che ha travolto la provincia dell’Aquila, con il capoluogo tra le città più colpite, dove da giorni si registrano disagi a causa delle interminabili attese per effettuare i tamponi o anche solo per mettersi in contatto con la Asl.

A raccontare la situazione ad AbruzzoWeb è la mamma di uno studente: “Siamo stati contattati venerdì scorso alle 18 e ci è stata comunicata la positività di un compagno di classe di mio figlio, da quel momento ci siamo chiusi in casa, in attesa di avere delucidazioni da parte della scuola o della Asl. Siamo stati noi stessi a provare a contattarli per i tamponi ma non siamo riusciti a parlare con nessuno”.

Circa 80 i ragazzi in isolamento oltre a una quindicina di professori, un’ulteriore difficoltà per gli altri alunni dell’Istituto che proprio per questo, al momento, non possono svolgere lezione regolarmente: “Ho un altro figlio che frequenta la stessa scuola, la sua classe non è in quarantena ma come altre mamme ho deciso di farlo restare a casa, anche perché non ci sono insegnanti e al massimo si ritroverebbero a guardare un film”.

C’è poi lo scoglio della didattica a distanza: “Non è mai partita, abbiamo inoltrato decine di segnalazioni e dopo giorni di attese sono arrivate le credenziali di accesso, ad oggi comunque le lezioni non sono mai partite”.

Vengono poi sollevati dubbi sulla delicata questione dei tracciamenti: “Non siamo ancora riusciti ad accertare se gli altri ragazzi siano stati contagiati dai positivi. Per i tamponi non sappiamo quanto ancora dovremo aspettare e nel frattempo i genitori, che non sono contatti diretti, continuano lavorare, giustamente. Ma se qualcuno risultasse positivo? Come facciamo ad uscire da questo incubo senza soluzioni rapide?”.

“Per quanto mi riguarda so bene che il problema non è la scuola, sono convinta che sia un luogo sicuro ed è giusto che i ragazzi tornino in classe. Il problema è quello che avviene fuori, il contagio può avvenire in qualunque momento, non serve demonizzare la scuola. Serve però garantire interventi tempestivi ed efficaci quando si verificano situazioni del genere, occorre che le famiglie siano seguite prima che diventino nuovi vettori e bisogna che si attivi subito la didattica a distanza perché i nostri figli hanno già perso giorni importanti di scuola”.

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