COVID ABRUZZO: 4.004 CASI, 6 MORTI, 248 GUARITI. “SU CAMBIO SISTEMA COLORI FUORI TEMPO MASSIMO”

INTENSIVE AL 22 PER CENTO, VERSO ZONA ARANCIONE

20 Gennaio 2022 15:38

Regione: Sanità

PESCARA – Sono 4.004 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Abruzzo nelle ultime ore, di età compresa rea un mese e 102 anni, emersi dall’analisi di 7.382  tamponi molecolari e 24.313 test antigenici (2.554 dei quali risultati positivi): il tasso di positività è pari al 12.63%.

Il totale dei casi dall’inizio dell’emergenza sale così a 180.855.

Il bilancio dei pazienti deceduti registra 6 nuovi casi – di età compresa tra 71 e 98 anni, 1 in provincia di Pescara, 3 in provincia di Chieti e 1 in provincia di Teramo, mentre l’ultimo risale ai giorni scorsi ed è stato comunicato solo oggi dalla Asl – e sale a 2.726. Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 96.670 dimessi/guariti (+248 rispetto a ieri).

418 pazienti (+7 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in area medica; 40 (+3 rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 81.001 (+3.738 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.

Del totale dei casi positivi, 38.482 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+775 rispetto a ieri), 49.397 in provincia di Chieti (+1.043), 42.988 in provincia di Pescara (+996), 45.187 in provincia di Teramo (+1.048), 2.327 fuori regione (+39) e 2.474 (+101) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.

Gli attualmente positivi in Abruzzo, calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti, sono 81.459 (+3.748 rispetto a ieri). Nel totale sono ricompresi anche 69.054 casi riguardanti pazienti persi al follow up dall’inizio dell’emergenza, sui quali sono in corso verifiche.

Alla luce dell’ultimo aggiornamento, in Abruzzo il tasso di occupazione dei posti letto sale al 22 (+2%) per le terapie intensive e al 32% per l’area non critica, a fronte di valori limite rispettivamente del 20 e del 30%.

L’incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti, da oltre un mese superiore alla soglia limite di 150, è a 1.988.

In attesa del monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute, che verrà diffuso domani, tutti gli indicatori sono da zona arancione.

Gli ultimi dati, comunque, continuano a confermare la frenata della corsa del virus, anche se i numeri sono stabili su valori altissimi. Il totale dei contagi accertati in una settimana è pari a 25.466, con una variazione del -4% rispetto ai sette giorni precedenti.

Sul fronte ricoveri, i dati relativi alle ospedalizzazioni complessive sono aumentati del 19% in una settimana e dell’83% in due settimane. La variazione delle sole terapie intensive è dell’8% su base settimanale e del 67% rispetto a due settimane fa.

A livello territoriale, i numeri più alti sono ancora quelli del Teramano, unico territorio che presenta ancora un’incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti superiore a duemila: il parametro, in crescita, è a 2.199. Seguono il Chietino, con 1.858, e il Pescarese, con 1.893. Chiude la provincia dell’Aquila con un’incidenza, in aumento, pari a 1.617.

MARSILIO: “SU CAMBIO SISTEMA COLORI GOVERNO GIA’ FUORI TEMPO MASSIMO”

“Il sistema dei colori non regge più, perché a causa dell’estensione del super green pass, le differenze tra bianco, giallo e arancione sono minime. Poi c’è anche il problema dei conteggi negli ospedali. Ma sono mesi che lo diciamo. Servono misure chiare e semplificazioni. E il Governo deve muoversi, è già fuori tempo massimo”.

Così, all’Adnkronos, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio.

L’Abruzzo si avvicina sempre di più alla zona arancione, che potrebbe già scattare dalla prossima settimana, visto che sono già stati superati tutti i parametri per il cambio colore.

In questo contesto, il governatore abruzzese, di Fratelli d’Italia, si aggiunge al coro dei presidenti di Regione che chiedono ormai da tempo un cambio di strategia.

“Cambia lo scenario deve cambiare anche la strategia. Quello che noi abbiamo voluto con forza chiedere e poi fatto sottoscrivere ai colleghi presidenti a livello nazionale è che il governo guardi per il tramite del Cts e prenda atto che la situazione da gestire con le norme di oggi è una situazione da caos”, dice il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.

“Oggi siamo nel caos sono comprensibili tutte le lamentele dei cittadini che si trovano sottoposti a delle linee guida e circolari previste dal piano di sanità pubblica si trovano una mole di tamponi di fare e anche con buoni impegno va a cozzare con ore di attesa per fare il tampone. Il contact tracing su 21mila contagiati al giorno è impossibile da fare. L’Ecdc dice di concentrarci sui sintomatici – chiarisce Zaia – perché così tutto quello che ci sta intorno non è da trascurare ma è da gestire in maniera più flessibile”. Secondo Zaia “la modifica della definizione di caso è la madre di tutte le battaglie”. La strategia è “concentrarsi sui sintomatici”.

Anche per il presidente della Regione Lombardia, anche lui leghista, Attilio Fontana: “Il sistema delle zone ha funzionato nelle prime fasi della pandemia e prima degli effetti della campagna vaccinale, ora va sicuramente rivisto. Le vaccinazioni stanno dimostrando di mitigare e prevenire l’effetto della malattia da Covid. Chiediamo al Governo di rivedere i parametri e mettere a punto un sistema che consenta da un lato di monitorare l’andamento della pandemia, ma anche di convivere con il virus.  È assolutamente necessaria anche una semplificazione delle regole
su isolamenti e quarantene che di fatto stanno producendo gli stessi effetti di un lockdown, con centinaia di persone asintomatiche costrette a casa. I cittadini hanno mostrato grande senso di responsabilità, si sono vaccinati, l’evidenza ci sta dimostrando che questo ha migliorato la situazione, ora lasciamoli liberi di tornare alla vita”.

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