COVID ABRUZZO: 90 CASI, 5 MORTI, CALANO CONTAGI; 41 COMUNI IN ROSSO, REGIONE SPERA NEL GIALLO

12 Aprile 2021 15:29

L’AQUILA – Rispetto a ieri si registrano 90 nuovi casi  di covid-19 in Abruzzo. ll drammatico bilancio dei pazienti deceduti registra 5 nuovi casi e sale a 2.248, di età compresa tra 63 e 92 anni, uno in provincia di Chieti, uno in provincia di Pescara e 3 in provincia dell’Aquila.

Il dato dei positivi dipende ovviamente dal minor numero di tamponi effettuato nella domenica di ieri: 2.206 tamponi molecolari e 695 test antigenici, ma quello che conta è che il tasso di positività, calcolato sulla somma tra tamponi molecolari e test antigenici del giorno, è pari al 3.1 per cento, in incoraggiante calo.

Questo quando da oggi e fino al 18 aprile sono in zona rossa 41 comuni, molti dell’aquilano, con un botta e risposta tra sindaci che contestano la stretta e il presidente della Regione, Marco Marsilio che ha replicato sottolineando che la scelta ha basi scientifiche ed opportuna.

Si attende comunque il determinante  monitoraggio di venerdì prossimo da parte della cabina governativa: se i numeri saranno ancora in calo, il governo inizierà a stilare un calendario. E l’Abruzzo, assieme a Marche, Lazio, Umbria, Molise e le province di Trento e Bolzano e anche Veneto hanno già i numeri per la zona gialla

Nel numero dei casi positivi di oggi in Abruzzo sono compresi anche .dimessi/guariti (+134 rispetto a ieri).

Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 10.410 (-50 rispetto a ieri).

569 pazienti (+12 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 64 (-1 rispetto a ieri con 3 nuovi ricoveri) in terapia intensiva, mentre gli altri 9.777 (-61 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.

Del totale dei casi positivi, 16.812 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+21 rispetto a ieri), 17.469 in provincia di Chieti (+54), 17.440 in provincia di Pescara (+17), 15.644 in provincia di Teramo (invariato), 543 fuori regione (+1) e 183 (-4) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.

L’incidenza settimanale dei casi di Coronavirus per centomila abitanti, nel complesso, scende.

A livello regionale il dato è pari a 114, a fronte di una soglia di allarme fissata a 250. Il territorio con il valore più basso, dopo 40 giorni di zona rossa, al momento è il Pescarese (62), con Pescara città che scende addirittura sotto quota 50. Poi ci sono il Chietino (104) e il Teramano (112). La situazione peggiore è quella della provincia dell’Aquila: l’incidenza settimanale è attorno a quota 180, ma il dato è ancora condizionato dai pochi tamponi eseguiti nei giorni festivi del periodo di Pasqua. Saranno dunque determinanti i dati dei prossimi giorni.

In base alle indicazione del Decreto Draghi, per tutto aprile la zona gialla e quella bianca sono bandite dal novero possibile. Ma già nel testo del Decreto è stato inserito uno spiraglio di speranza: se il piano vaccinale e i parametri lo permettono, è previsto un allentamento. Forse anche prima delle fine del mese.

Di tutto questo si discuterà venerdì: saranno determinanti i dati della cabina di regia. Se il calo dei contagi, che prelude a meno ricoveri, sarà confermato, allora la discussione entrerà nel vivo. Sulle date, per ora, non ci sono certezze: c’è chi avanza il 19 aprile, chi pensa che il premier Draghi deciderà di rimandare tutto a maggio, ma fornendo già date certe, con un’operazione che – direbbero gli sportivi – fa morale.

A spingere per la data del 19 aprile sono gli ‘aperturisti’, Salvini e Forza Italia in testa: una posizione osteggiata da ‘prudenti’, capitanati da tecnici del Cts e Iss e dal ministro Roberto Speranza. Però, come sempre accade in politica, una mediazione è possibile. Si potrebbe arrivare – ma è, per ora, solo un’ipotesi – all’apertura della zona giallo scuro.E’ però certo che si sta già ragionando alla riapertura di bar e ristoranti almeno per l’ora di pranzo, ma con grande attenzione a scongiurare gli affollamenti da movida, all’ora dell’aperitivo. E incentivando al massimo l’uso di tavolini all’aperto, anche con l’azzeramento della tassa di occupazione di suolo pubblico. Gli esercizi pubblici, quindi, potrebbero venire di nuovo ridotti ai soli servizi di asporto e consegna a domicilio già dalle prime ore del pomeriggio.

Potrebbero, forse però solo in un secondo momento, vedere finalmente la luce anche le sale della cultura con cinema, teatri, musei e mostre riaperti solo su prenotazione e con tutti i protocolli del distanziamento applicati. Un’atra mediazione possibile è fare slittare questa mini-ripartenza a lunedì 26 aprile. Per i cinema, si parla anche dell’obbligo della mascherina Ffp2. E poi un tampone negativo eseguito entro 48 ore (ma su questo ci sono forti dubbi degli esoerti) o il certificato vaccinale.

Le arene all’aperto sono considerate più sicure di quelle alchiuso e si lavora a un protocollo per le riapertura al pubblico e non solo per gli eventi sportivi. Ma la capienza sarà fortemente ridotta, tra il 25 e il 30%.

A maggio, sarebbe il turno delle riapertura di palestre e piscine, lo ha auspicato anche il ministro Mariastella Gelmini: “Maggio deve essere il mese della riapertura delle attività economiche, del ritorno alla vita, speriamo che sulla base dei dati si possa riaprire qualcosa anche ad aprile”, ha detto qualche giorno fa. I tecnici stanno riscrivendo i protocolli di sicurezza e valutando se aprire a sedute di gruppo o soltanto singole.

A maggio potrebbe tornare lo spostamento libero tra le regioni, anche per dare respiro alle attività turistiche. Ma, naturalmente, la conditio sine qua non è che la campagna vaccinale abbia subìto l’accelerazione che il generale Figiuolo sta predicando da tempo.

DA OGGI 41 COMUNI IN ZONA ROSSA, MARSILIO REPLICA A SINDACI

A partire da oggi saranno intanto quarantuno i comuni abruzzesi in zona rossa, di cui 38 solo in provincia dell’Aquila. La decisione della stretta con ordinanza del presidente della Regione, Marco Marsilio, a seguito della riunione dell’Unità di Crisi di venerdì.

Molti sindaci della provincia aquilana hanno protestato, ed oggi Marsilio Marsilio, ha ribadito con una nota: “le zone rosse nell’aquilano, misure necessarie “Non possiamo vanificare due mesi di sacrifici e sofferenze. I dati della provincia aquilana sono preoccupanti e giustificano ampiamente le misure restrittive che entrano in vigore da oggi. Come ogni venerdì, l’unità di crisi ha lungamente valutato i dati epidemiologici, e nel tardo pomeriggio sono state assunte le decisioni poi formalizzate nella consueta Ordinanza. Dispiace che alcuni sindaci, sugli oltre 40 interessati, abbiano ricevuto la comunicazione dalla mia segreteria o dalla Asl qualche minuto dopo aver raccolto la notizia dai telegiornali. Può essere dipeso dalla numerosità dei comuni coinvolti e dall’ampiezza dell’area sottoposta alla zona rossa; tuttavia, la decorrenza a partire da oggi delle misure adottate consente a tutti di avere il tempo necessario ad organizzarsi”.

La decisione dei vertici regionali ha però lasciato perplessi molti sindaci e amministratori di quei centri abitati che, pur avendo registrato pochi casi positivi al coronavirus, hanno detto la loro sui social o tramite gli organi di informazione locali.

Tra questi, il primo cittadino di Avezzano Gianni Di Pangrazio. “Se il presidente della Regione ha disposto la zona rossa su base certa, nulla da obiettare; in caso contrario, e qualche dubbio lo abbiamo, anche se dobbiamo verificare nel dettaglio, andrà a penalizzare ulteriormente il tessuto economico e produttivo che sta già pagando un durissimo prezzo per le tante chiusure, mentre di ristori si è visto poco o niente”, ha detto.

Sempre in Marsica, saranno in zona rossa anche altri 23 comuni. Tra cui Pescina, che ad oggi conta 41 positivi, Tagliacozzo, con 36, ma anche Oricola, con soli quattro su 1.275 abitanti Aielli, con circa 7, e Trasacco, dove si contano invece circa 10 positivi. Esterrefatti e perplessi i primi cittadini, che si sono scatenati sui social lamentando principalmente mancanza di comunicazione da parte dei vertici regionali.

Nella stessa situazione della Marsica, anche in molti centri abitati del comprensorio aquilano. Poggio Picenze, per esempio, con il sindaco, Antonello Gialloreto, che sulla bacheca della pagina Facebook istituzionale del comune ieri ha scritto: “Nel tardo pomeriggio di oggi, abbiamo appreso solo dagli organi di stampa del passaggio in zona rossa anche del nostro comune, dove attualmente sono quattro casi positivi al coronavirus, peraltro ricompresi in solo due nuclei familiari. Premettendo che non è nostra intenzione entrare nel merito della decisione dei vertici regionali, ci piacerebbe soffermarci più che altro su come, per la seconda volta, le notizie che riguardano intere comunità siano passate prima per gli organi di informazione, mettendo in secondo piano i sindaci e tutti coloro che hanno direttamente e quotidianamente a che fare con i paesi che amministrano. A prescindere dalle intenzioni e dagli obiettivi dei provvedimenti regionali”.

Quanto a chi lamenta misure ‘eccessive’, Marsilio sottolinea però che “a partire dal comune più popoloso coinvolto dalle nuove misure, la situazione di criticità e di pericolo era talmente evidente da aver spinto le autorità cittadine ad adottare una misura di chiusura delle scuole, peraltro nemmeno prevista nell’attuale normativa. Come si sa, l’ultimo decreto-legge sottrae a Regioni e comuni il potere di chiudere le scuole, che restano aperte anche nelle zone rosse almeno fino alla prima media. L’unica misura legittima per tenere chiuse le scuole dalla seconda media in su, è quella di adottare la disciplina della zona rossa in ragione del superamento del limite dell’incidenza di 250/100.000 casi settimanali o a causa della presenza di varianti e di diffusione del virus particolarmente significativa e con gravi conseguenze di morbilità e letalità. Esattamente quello che sta accadendo in gran parte della Marsica, della Val Roveto, della Valle Subequana e della Piana di Navelli”.

“Una zona dove la pressione sulle strutture ospedaliere è ancora al di sopra delle soglie di allarme, e che difficilmente potrebbe reggere un’ulteriore urto – aggiunge Marsilio -. Nell’ultimo report settimanale, la provincia dell’Aquila ha registrato un’incidenza di 216, nonostante almeno un paio di giorni a cavallo di Pasqua caratterizzati da scarsa attività diagnostica. Vuol dire che il dato ‘reale’ sarebbe stato sicuramente più elevato, molto prossimo se non superiore alle soglie di legge. Anche in questi ultimi due giorni la provincia ha continuato a registrare numeri al limite della soglia. Nell’analisi puntuale del territorio, è emerso che tali casi non siano egualmente diffusi: l’Alto Sangro, la Valle Peligna e del Sagittario, l’Alto Aterno e la città dell’Aquila sono sensibilmente al di sotto della soglia, che al contrario è ampiamente superata nelle aree poi circoscritte e delimitate come zone rosse. In tale quadro, assume scarso rilievo se alcuni comuni inseriti nella zona rossa attualmente registrano pochi casi, vista l’immersione in un contesto di forti e consolidate relazioni e interscambi”

La speranza e l’auspicio è che, con la collaborazione di tutti, a partire dai cittadini responsabili dei comportamenti individuali, si arrivi presto a superare tale situazione di criticità. La Regione ha conosciuto settimane di discesa dell’indice Rt, arrivato a 0,81. Nell’ultima settimana è tornato a salire a 0.89, a causa della sola provincia aquilana, abbondantemente sopra l’1 da almeno due settimane. Se non arrestiamo questa dinamica, come abbiamo fatto per Chieti e Pescara che oggi – non a caso – non conoscono più comuni in zona rossa, rischiamo che tutto l’Abruzzo venga trascinato in arancione o addirittura in rosso. Sarebbe una beffa, visto che questa che inizia è la quarta settimana che la nostra Regione avrebbe registrato dati da zona gialla (abolita per decreto-legge): arrivare al giorno delle riaperture in condizioni da non poterlo fare.

Quanto ai ristori, o sostegni che dir si voglia, mi unisco alla richiesta di famiglie e imprese affinché arrivino dal Governo maggiori e più eque sostanze. L’annuncio di un nuovo scostamento di Bilancio va in questa direzione. Nel frattempo, la maggioranza di centrodestra in Consiglio regionale è pronta a depositare un nuovo disegno di legge per autorizzare la finanziaria regionale a erogare altri 10 milioni di euro alle aziende in difficoltà”.

I COMUNI IN ZONA ROSSA

La relativa ordinanza, firmata in serata,  scatta da oggi e sarà valida fino a domenica 18 aprile.

Di seguito dunque il nuovo elenco completo dei comuni soggetti a maggiori restrizioni che con la nuova ordinanza diventeranno zona rossa e quelli che escono dalle misure restrittive.

In provincia dell’Aquila: Avezzano, Celano, Pescina, Cerchio, Corfinio, Barisciano, Poggio Picenze, Fossa, Ocre, Sant’Eusanio Forconese, Villa Sant’Angelo, San Demetrio de’ Vestini, Fagnano Alto, Prata d’Ansidonia, San Pio delle Camere, Caporciano, Navelli, Collepietro, Oricola, Carsoli, Pereto, Rocca di Botte, Sante Marie, Tagliacozzo, Cappadocia, Magliano de’Marsi, Scurcola Marsicana, Castellafiume, Capistrello, Canistro, Civitella Roveto, Morino, San Vincenzo Valle Roveto, Balsorano, Civita d’Antino, Luco dei Marsi, Trasacco e Aielli.

Nel Teramano: Nereto, Colonnella e Martinsicuro.

Da lunedì, nelle province di Pescara e Chieti, dove la situazione sta migliorando rapidamente, non ci saranno più comuni in zona rossa.

Nel Pescarese escono e tornano in zona arancione infatti Collecorvino, Roccamorice e San Valentino in Abruzzo Citeriore.

Nel Chietino, invece, esce Lentella.

Per quanto riguarda la provincia di Teramo dopodomani decadranno le regole più rigide per Sant’Omero, Sant’Egidio alla Vibrata, Alba Adriatica, Canzano e la frazione di Pietralta (Valle Castellana). Nell’Aquilano esce solo Pratola Peligna.

COMUNI IN ZONA ROSSA: LE REGOLE DA RISPETTARE

Ecco le regole che scattano da lunedì nei 41 comuni dichiarati “rossi” dall’ordinanza di ieri del presidente della Regione, Marco Marsilio.

Sono vietati gli spostamenti salvo che per comprovati motivi di lavoro, salute, necessità o urgenza. Le scuole saranno aperte in presenza, ma solo fino alla prima media.

Dalla seconda media e fino alle superiori ci sarà la didattica a distanza.

Saracinesche alzate per tabaccai, edicole, farmacie e parafarmacie. Chiusi barbieri, parrucchieri e centri estetici.

Potranno rimanere aperte le attività commerciali per la vendita di generi alimentari e di prima necessità, di prodotti agricoli e florovivaistici, di abbigliamento intimo e per bambini e di elettronica.

Per i bar è consentita la sola vendita da asporto dalle 5 fino alle 18, mentre per i ristoranti l’orario sempre per l’asporto è fissato alle 22. Anche i mercati settimanali saranno consentiti solo ai banchi di generi alimentari e di prima necessità, prodotti agricoli e florovivaistici. È consentita l’attività sportiva all’aperto in modo individuale. Resta in vigore la disposizione del coprifuoco notturno tra le 22 e le 5.

 

 

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