COVID: ABRUZZO ARANCIONE CON DATI DA ZONA GIALLA. REGIONI SPINGONO: “VOGLIAMO RIPARTIRE”

SITUAZIONE DELICATA NELLA MARSICA MA CONTAGI IN CALO SULLA COSTA, TREND ANCORA IN DISCESA; ATTESA PER MONITORAGGIO; SALVINI: "RIAPRIRE E' UN DOVERE"

di Azzurra Caldi

9 Aprile 2021 08:47

ROMA – L’Abruzzo si prepara alla riconferma in “arancione” anche se, nelle ultime settimane, i parametri indicano la zona gialla.

A confermarlo i dati dell’ultima settimana, quella di Pasqua, seppur “viziati” da un generale calo di tamponi  e vaccini che ha riguardato un po’ tutte le regioni.

Come spiegato ad AbruzzoWeb da Pierluigi Cosenza, direttore  generale dell’Agenzia sanitaria regionale abruzzese: “Anche se c’è un incremento di casi nella provincia dell’Aquila assistiamo a un calo complessivo nel resto della regione, in particolare lungo la costa, quindi l’indice Rt è ancora in discesa. Il trend è in calo, abbiamo dati da zona gialla da ormai almeno tre settimane”.

Sulle ipotetiche nuove “zone rosse” all’interno del territorio regionale aggiunge: “Come ogni settimana potranno esserci paesi che entrano o escono dalle zone con maggiori restrizioni ma per i grandi centri è poco probabile. Non si prospetta nulla di drammatico all’orizzonte, io spero che la situazione si calmi ancora, il trend è decisamente a scendere. La provincia dell’Aquila è in una situazione delicata soprattutto per la Marsica, con gli ospedali in affanno. Se si continuerà così dovremo trasformare la Medicina di Avezzano in reparto Covid per mancanza di posti. Molti pazienti sono già stati trasferiti all’Aquila, a Chieti o ad Atri . Se avessero trasformato la medicina di Avezzano in reparto Covid li avremmo tenuti in casa. La difficoltà è che se dovessimo avere bisogno, con gli ospedali già pieni, i malati dell’Aquila dovremmo trasferirli altrove”.

Allo stesso tempo rassicura: “Ciò che ci conforta è che al momento il trend non è a salire, il problema sarà vedere se tra 15 giorni come si sono comportati gli abruzzesi a Pasqua e Pasquetta. Abbiamo fatto dei miracoli sia all’Aquila che a Pescara per assorbire queste due ondate che sono arrivate, più di tanto non si può fare, questo si dovrebbe capire”.

L’Italia più arancione, con almeno cinque regioni che sperano di uscire dalla zona rossa da lunedì prossimo: in testa ci sono Lombardia e Piemonte seguite da Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Toscana.

In vista del report sul monitoraggio settimanale che sarà diffuso in queste ore, nella migliore delle previsioni l’Italia conta di poter arrivare a misure meno rigide per due terzi del territorio. A restare rosse sarebbero però quasi sicuramente Calabria, Campania, Puglia e Valle d’Aosta a cui rischia di aggiungersi la Sardegna. Diversi territori però guardano oltre e sulla base delle cifre attuali dei contagi – a disposizione dei governatori di centrodestra – il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha calcolato un trend da zona gialla per almeno sei, tra regioni e province autonome: Abruzzo, appunto, Veneto, Marche, Umbria, Trento e Bolzano.

“È un dovere riaprire la seconda metà di aprile, se i dati lo permetteranno. Non si può stare in rosso a vita”, spiega il leader del Carroccio dopo un incontro a Palazzo Chigi con il premier, e aggiunge: “con Draghi abbiamo parlato di dati: dove è tranquillo è un dovere ripartire. Draghi lo ha condiviso”.

Il presidente del Consiglio ha poi chiarito in conferenza stampa che “è normale chiedere aperture: la migliore forma di sostegno all’economia sono le aperture, ne sono consapevole. Voglio vedere nelle prossime settimane di riaprire in sicurezza a partire dalle scuole, obiettivo è un mese di presenza”. L’elemento fondamentale non è soltanto il calo dei contagi. “Ci sarà una direttiva di Figliuolo” sulle vaccinazioni delle persone fragili “e poi vedremo come inserire con i ministri il parametro delle vaccinazioni delle categorie a rischio tra i parametri che si usano per autorizzare le riaperture, annuncia il presidente del Consiglio, che aggiunge: “è chiaro che per le Regioni che sono molto avanti con i più vulnerabili sarà più facile riaprire”. E pensa anche ad “un piano di riapertura delle fiere e degli eventi” per guardare “al futuro delle prossime settimane”.

Il premier, commentando le contestazioni in piazza dei commercianti in questi giorni, ha condannato gli episodi di violenza (i tafferugli di martedì scorso a Montecitorio hanno provocato il ferimento di due poliziotti, ndr) ma – ha specificato – “capisco la disperazione a l’alienazione di chi protesta”. Secondo una stima dell’ Associazione Nazionale Palestre e Lavoratori Sportivi, molti titolari di strutture sportive hanno deciso di riaprire in barba ai decreti anti-Covid e sarebbero già il 20%. E continuano in diverse città – da Cagliari a Napoli, passando per Roma – le proteste di ristoratori, ambulanti e lavoratori del settore dei gioco legale. In alcune regioni si pensa invece già alle prossime vacanze degli italiani e ai concerti. I presidenti delle due Regioni, Christian Solinas e Nello Musumeci, chiedono al Governo Draghi di “avere il coraggio” di andare oltre la proposta di vaccinazione delle sole isole minori del Paese, puntando su Sardegna e Sicilia. In questo senso un assist arriva dal ministro del Turismo, Massimo Garavaglia: “la Grecia ha tante isole e per quello si sta muovendo in quella direzione, noi potremmo farlo. Il punto è creare meccanismi per cui sia semplice circolare. La direzione mi sembra abbastanza chiara”.

Sul fronte delle attività culturali, il ministero e le Regioni sono al lavoro per ridefinire per un Piano sui protocolli per la riapertura di teatri, cinema, musei e spettacoli dal vivo. Tra le novità potrebbe esserci l’aumento del numero di spettatori. Il nuovo documento sarà vagliato dal Cts, per definire una serie di misure a seconda dei colori assegnati ai vari territori. E i Musei Vaticani hanno già messo nero su bianco le nuove norme per i visitatori: prenotazione obbligatoria, puntualità negli orari di accesso, mascherine, distanziamento di oltre un metro. “Potrà essere disposto l’allontanamento dai Musei di coloro che non seguiranno le disposizioni”, avverte la direzione. “A causa dell’emergenza sanitaria per infezione da Covid-19, a partire da lunedì 3 maggio 2021 e sino a diversa disposizione, le visite ai Musei e ai Giardini Vaticani saranno impostate secondo i criteri” stabiliti per la riapertura.

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