COVID: ABRUZZO ARANCIONE FINO A FINE MARZO, 473 CASI E 8 MORTI, AUMENTANO I RICOVERI

6 Marzo 2021 08:15

L’AQUILA – L’Abruzzo, per l’Istituto superiore di sanità è tra le regioni italiane “rischio elevato”, di crescita dei contagi. ma resta in fascia arancione, alla luce del decreto firmato ieri dal ministro della Salute, Roberto Speranza.

L’Abruzzo non potrà però ambire a tornare in zona gialla prima della fine di marzo. Questo perché la massima soglia di rischio imporrà, per cambiare fascia, un miglioramento degli indici riscontrabili  nell’arco di almeno due settimane.

Passano in area arancione le Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto. La Campania passa in zona rossa da lunedì 8 marzo.

Ieri in Abruzzo si sono registrati 473 nuovi casi e il  bilancio dei pazienti deceduti è di 8 con il numero complessivo che sale a 1766. Delle vittime 1 in provincia di Chieti, 4 in provincia di Teramo, 1 in provincia di Pescara e 2 in provincia dell’Aquila. Del totale odierno, 4 casi sono riferiti a decessi avvenuti nei giorni e comunicati solo oggi dalle Asl.

Dati non positivi sono stati snocciolati per tutta l’Italia dalla cabina di regia nazionale che registra una “accelerazione dell’epidemia” con una incidenza nazionale che sfiora i 200  per 100.000 abitanti con una previsione di ulteriore peggioramento: nei prossimi giorni potrebbe raggiungere quota 250.  Sono 297 le vittime per Covid in Italia nelle ultime 24 ore, a fronte delle 339 di ieri. In Italia sono stati superati i 3 milioni di casi di coronavirus accertati da inizio epidemia, oltre un anno fa, secondo i dati del ministero della Salute.

In Abruzzo continuano ad aumentare i ricoveri: 657 pazienti (+6 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 87 (+2 rispetto a ieri con 5 nuovi ricoveri) in terapia intensiva, mentre gli altri 12372 (+29 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.

Nel numero dei casi positivi sono compresi 427  nuovi guariti.

Del totale dei casi positivi, 13626 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+93 rispetto a ieri), 14212 in provincia di Chieti (+130), 14888 in provincia di Pescara (+187), 13166 in provincia di Teramo (+58), 439 fuori regione (+4) e 172 (invariato) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.

Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 13116 (+37 rispetto a ieri).

Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 769283 tamponi molecolari (+4863 rispetto a ieri) e 281304 test antigenici (+10168 rispetto a ieri).

Il tasso di positività, calcolato sulla somma tra tamponi molecolari e test antigenici del giorno, è pari a 3.1 per cento.

La Cabina di regia asserisce che l’incidenza nazionale nella settimana di monitoraggio si allontana da livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti e anzi si avvicina alla soglia di 250 casi per 100mila abitanti.

L’Rt medio nazionale raggiunge quota 1,06. La scorsa settimana il valore era a 0,99.

Nel periodo 10 – 23 febbraio l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,06 con un range 0,98-1,20, in aumento rispetto alla settimana precedente e sopra uno per la prima volta in sette settimane.

Forte aumento nel numero di nuovi casi non associati a catene di trasmissione: 41.833 contro i 31.378 della settimana precedente. Scende la percentuale dei casi rilevati attraverso il tracciamento dei contatti (28,8% rispetto al 29,4%). Scende anche, la percentuale di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (35,2% vs 36,1% la settimana precedente).

Altro aspetto preoccupante è che gli ospedali sono sempre più sotto stress.

Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è complessivamente in aumento (26% contro il 24% della scorsa settimana). Il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in risalita da 2.146 della settimana scorsa a 2.327 (il dato e’ riferito al 2 marzo). Aumenta anche il numero di persone ricoverate in aree mediche, passando da 18.295 del 23 febbraio a 19.570 del 2 marzo.

La soglia di incidenza pari a 250 casi/settimana per 100.000 abitanti, che impone il massimo livello di mitigazione possibile, è stata superata questa settimana nella Provincia Autonoma di Trento (385,02 per 100.000 abitanti), Provincia Autonoma di Bolzano (376,99 per 100.000 abitanti), Emilia-Romagna (342,08 per 100.000 abitanti), Marche (265,16 per 100.000 abitanti) e Lombardia (254,44 per 100.000 abitanti).

Sei Regioni tra cui l’Abruzzo, oltre a Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Lombardia e Marche, hanno un livello di rischio alto. Sono 14 (contro le 10 della settimana precedente) le Regioni hanno un livello di rischio alto. Sono 14 (contro le 10 della settimana precedente) le Regioni con una classificazione di rischio moderato (di cui nove ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e solo una (Sardegna) con rischio basso

“La curva segnala una ricrescita dei casi in Italia – ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro , ma la ricrescita non è solo in Italia. Nelle ultima settimane c’è un dato di crescita in Italia e anche l’incidenza sta salendo. Il contagio in questo momento avviene soprattutto a livello familiare. Questo è un elemento importante”,

Scendono i casi nelle Rsa “mentre alcuni focolai sono segnalati presso le strutture ospedaliere e questo può essere dovuto alle nuove varianti”, ha aggiunto Brusaferro.

“C’è uno scenario di progressione rapida della diffusione del virus in tutta Italia. Ci avviciniamo alla soglia di allarme di 250 casi per 100mila abitanti, che rende necessarie misure tempestive. Questa soglia è stata superata in 5 regioni e altre la supereranno nella settimana corrente”, ha affermato il presidente dell’Iss. “Bisogna intervenire in maniera tempestiva e radicale per contenere le varianti del virus”, ha spiegato Brusaferro. Bisogna implementare misure contenimento maggiori a partire dalle regioni.

“La variante brasiliana era presente in più del 4% dei ceppi isolati in Italia ma ci preoccupa un pò di più e bisogna fare uno sforzo maggiore per contenerla. Per questo come cabina di regia abbiamo invitato tutte le regioni dove è presente a implementare misure di restrizione e contenimento maggiori. Il momento è critico rispetto alla tendenza dell’epidemia ma possiamo intervenire tempestivamente anche dando impulso alla campagna vaccinale”, ha detto il direttore della Prevenzione del ministero della salute Gianni Rezza.

“Adesso si stanno vaccinando gli over-80 – ha aggiunto Rezza – e le regioni stanno iniziando a vaccinare gli iper-vulnerabili, ma a mano mano che avremo più dosi verrà meno il criterio delle categorie e si offrirà il vaccino alla popolazione intera in modo più flessibile. Ciò oltre a prevedere una scorta nazionale per le situazione più a rischio per varianti o incidenza più elevata”.

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