COVID ABRUZZO, IN TANTI RINUNCIANO A RICHIAMO; BRUCCHI: “CONTRO VARIANTE FINIRE CICLO VACCINAZIONE”

RESPONSABILE CAMPAGNA VACCINALE: "MUTAZIONE VIRUS DIVENTERA' DOMINANTE, CONTINUARE CON SOMMINISTRAZIONI"; "PER SECONDA DOSE PREFERISCONO ASTRAZENECA A ETEROLOGA"; IL PUNTO SUI FOCOLAI

di Azzurra Caldi

25 Giugno 2021 08:12

Regione: Sanità

TERAMO – “La variante Delta è destinata a diventare dominante, in Abruzzo come nel resto d’Italia, oggi più che mai è importante far capire che è necessario vaccinarsi ed è fondamentale effettuare il richiamo, al quale molti hanno già rinunciato”.

Un appello, quello di Maurizio Brucchi, direttore sanitario della Asl di Teramo e responsabile per la campagna vaccinale in Abruzzo, che arriva a seguito dei casi della nuova variante Delta, o indiana, emersi in particolare nel Teramano, dove ne sono stati registrati tre, mentre altri due sono emersi in provincia di Chieti e per altri ancora si è in attesa di riscontro.

“Di recente abbiamo avuto due focolai, uno a Villa Petto, vicino a Colledara, dove su 250 tamponi di tracciamento sono risultati 11 positivi, di cui tre alla variante; e un altro a Castelnuovo, in questo caso per ora siamo nella fase del sequenziamento e non sappiamo se ci siano ulteriori casi di variante”.

Per ora i contagiati sono tutti ragazzi in buone condizioni di salute, nessuno di loro vaccinato: “Questo è importante sottolinearlo – dice Brucchi – perché i cittadini devono capire che la vaccinazione va fatta, che non basta una dose e che il ciclo va completato, non si può rimandare a settembre perché si pensa di essere coperti solo con la prima dose”.

Sulla circolazione della variante nella regione ribadisce: “Dobbiamo capire che ormai è arrivata in Italia, studi epidemiologici dicono che sostituirà tutte le altre. Al momento quel che è certo è che ha una capacità di contagio molto più alta, se dovesse cominciare ad attaccare le fasce più a rischio non sappiamo in che modo potrebbe evolvere la situazione. Basti guardare all’Inghilterra, dove la variante delta è già dominante. Nel loro caso, probabilmente, anche l’aver scelto di fare una sola dose ha contribuito alla diffusione e sono quindi ricominciate anche le ospedalizzazioni”.

“Sicuramente all’inizio è stata fatta confusione ma oggi – insiste Brucchi – la situazione è più chiara rispetto a qualche tempo fa e le dosi ci sono. Inoltre, va ribadito, la vaccinazione si fa quando il virus non circola: questo è il momento, tante restrizioni che c’erano prima ora non ci sono più, basti pensare al graduale abbandono delle mascherine o alle riaperture. Bisogna far capire che vaccinarsi è l’unica freccia nel nostro arco”.

Sul fronte richiami, spiega: “la maggior parte delle persone che ha fatto la prima dose di Astrazeneca continua a fare Astrazeneca, anche tra gli under 60. In pochi scelgono l’eterologa, anche se possiamo contare su numerosi riscontri positivi di tanti altri Paesi. Resta comunque una libera scelta, l’importante è approfittare di questo momento favorevole, per non ritrovarci in autunno con una nuova impennata di casi come l’anno scorso”.

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