COVID, L’ABRUZZO RESTA A DUE COLORI:
PESCARA E CHIETI ROSSE, L’AQUILA E TERAMO ARANCIONI

VERSO DIDATTICA A DISTANZA PER SCUOLE DALLE ELEMENTARI ALLE SUPERIORI: "DECISIONE SOFFERTA MA NECESSARIA"

26 Febbraio 2021 19:05

L’AQUILA –  Per l’Abruzzo confermata la zona arancione, ma le province di Pescara e Chieti, territori in cui – complice la variante inglese – restano in zona rossa.

Se secondo i dati elaborati nel corso del monitoraggio settimanale dell’Iss e del Ministero della Salute, l’indice Rt è sceso leggermente, la classificazione complessiva di rischio sale ad “alta”. L’ordinanza del governatore Marco Marsilio scadrà domenica e in queste ore sono in corso le valutazioni degli esperti. Probabilmente la proroga delle maggiori restrizioni riguarderà le zone, tra le due province, considerate più a rischio sulla base dei dati.

Intanto si va verso la Didattica a distanza per le scuole di ogni ordine e grado, escluse materne e nido. L’indicazione è arrivata questa sera dalla cabina di regia nel corso del monitoraggio settimanale dell’epidemia di coronavirus, oggetto di esame oggi dal Comitato tecnico scientifico.

Il provvedimento, che dispone quindi la didattica a distanza dalle elementari alle superiori, dovrebbe essere firmato già domani dal presidente della Regione ed entrerà in vigore da lunedì.

Contrariamente a quanto annunciato in serata, quando è stata annunciata la dad al 100% soltanto per le superiori, quindi, si va verso misure più stringenti a causa dell’impennata contagi che, con il diffondersi delle varianti, sta interessando una fascia media di età molto più bassa.

“I dati processato dalla Cabina di regia, purtroppo, sono più gravi del previsto – spiega l’assessore abruzzese all’Istruzione Pietro Quaresimale – Si tratta di una decisione dolorosa e sofferta ma che, a tutela della salute, sarà necessario adottare. I casi aumentano e bisogna essere attenti e prudenti. Abbiamo verificato i dati forniti dalle autorità scientifiche che dicono che la situazione è più grave a Pescara e Chieti, un po’ meno a L’Aquila e Teramo”.

Con le varianti, “le zone rosse stanno risultando insufficienti. Serve anche altro. A partire da una vaccinazione mirata”, dice in un’intervista a Il Messaggero Marsilio. “Il nostro Rt, l’indice di trasmissione, è in leggera diminuzione. Per questo motivo siamo rimasti nella classificazione del colore arancione. Ma la situazione continua a essere preoccupante nelle province di Pescara e Chieti – spiega – sto valutando bene gli sviluppi epidemiologici di queste due province, che sono zona rossa per decisione regionale. Ma il numero dei contagi a Chieti e Pescara purtroppo non flette”.

Avere però chiuso, per tempo, le due province ha impedito il dilagare della variante inglese che le ha colpite. “La variante inglese, con la sua velocità di trasmissione, è molto insidiosa. L’attuale normativa sulla zona rossa riesce al massimo a pareggiare il conto, ad arginare l’aumento dei contagi, ma non abbassa la curva. E questo è un problema reale con cui dobbiamo confrontarci”. Anche Marsilio è “tra coloro che richiedono di incrementare le vaccinazioni in quelle zone in cui si registra una forte presenza della variante inglese. Altrimenti non riusciamo a fermarla. Capisco che, in una fase in cui c’è carenza di dosi di vaccino, chiedere di inviarne un numero maggiore a determinate aree possa causare problemi”.

Ma questa “è l’unica arma che abbiamo oggi”. Gli ospedali in Abruzzo sono in sofferenza “in tutta la regione, come conseguenza del sovraccarico di Pescara e Chieti che non riescono ad assistere tutti i pazienti. Stiamo ridistribuendo i malati di Covid-19 anche su Teramo e L’Aquila, ma anche in queste province gli ospedali sono al limite”. Se arriva un’altra spallata, è “difficile resistere da soli”

L’ULTIMO BOLLETTINO

Sono 355 nuovi positivi i nuovi casi di Coronavirus registrati in Abruzzo nelle ultime ore, di età compresa tra 4 mesi e 92 anni, emersi dall’analisi di 5.080 tamponi molecolari e 3.630 test antigenici.

Di questi, 55 si trovano in provincia dell’Aquila, 160 in provincia di Chieti, 84 in provincia di Pescara e 51 nel Teramano. 5 invece sono residenti fuori regione o con residenza in accertamento. Il bilancio dei pazienti deceduti registra 9 casi, e sale a 1.698.

Gli attualmente positivi in Abruzzo, calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti, sono 12.723 (-8 rispetto a ieri). 39.479 guariti (+354).

BASILICATA E MOLISE ROSSE, ALTRE 3 REGIONI ARANCIONI

Basilicata e Molise in zona rossa e altre tre regioni – Lombardia, Piemonte e Marche – che passano in arancione e vanno ad allungare la lista di quelle in cui sono in vigore le restrizioni: ora sono in totale dieci, oltre alle province di Trento e Bolzano, più della metà del Paese, alle quali vanno aggiunti i lockdown locali come quelli che scatteranno nelle province di Frosinone, Pistoia e Siena già sabato e le misure da “arancione scuro” in provincia di Bologna e Brescia.

Il monitoraggio settimanale del ministero della Salute fotografa un’Italia sempre più in difficoltà a causa della diffusione delle varianti del Covid e dagli esperti arriva un nuovo invito a mantenere e anzi rafforzare i provvedimenti restrittivi: “alla luce del chiaro trend in aumento – dice l’Istituto superiore di sanità – sono necessarie ulteriori e urgenti misure di mitigazione sul territorio nazionale e puntuali interventi” locali “per evitare il sovraccarico dei servizi sanitari”. Indicazioni che potrebbero tradursi in una nuova stretta nel Dpcm in vigore dal 6 marzo, che il governo sta mettendo a punto in queste ore.

I nuovi passaggi di colore, come annunciato dall’esecutivo nella riunione con le Regioni di giovedì per andare incontro alle richieste dei presidenti e delle categorie economiche sul territorio, entreranno in vigore non più la domenica ma il lunedì. Un’apertura che però non placa le polemiche visto che il governatore della Lombardia Attilio Fontana torna a chiedere il superamento del sistema delle fasce. “È arrivato il momento che i tecnici ci dicano in modo chiaro e definitivo come superare questo stillicidio settimanale con regole stabili e sicure”.

Il governo ha già detto però che i colori resteranno anche con il prossimo Dpcm – “un sistema alternativo non c’è” è stata la risposta della ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini ai presidenti – e che non è possibile per ora riaprire. I numeri sono d’altronde impietosi. I casi giornalieri sono tornati sopra i 20mila, il tasso tra tamponi e positivi è salito al 6,3%, ci sono ancora 253 morti in 24 ore. Non solo: dieci regioni hanno un Rt superiore all’1, in cinque il rischio complessivo è alto e in otto il tasso di occupazione in terapia intensiva è sopra la soglia critica.

“È fondamentale – dice l’Iss – evitare tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo familiare e rimanere a casa il più possibile”. Con buona pace dei governatori e del leader della Lega Matteo Salvini, le restrizioni dunque rimarranno, a partire dalla chiusura dei ristoranti la sera, di piscine e palestre. Unico spiraglio è quello che arriva dal Comitato tecnico scientifico pe cinema e teatri: gli esperti, ha detto il ministro dei beni culturali Dario Franceschini, hanno dato l’ok alla riapertura in zona gialla dal 27 marzo. In realtà il Cts ha solo validato il protocollo, riducendo ulteriormente la capienza prevista (al 25%, massimo 200 persone al chiuso e 400 all’aperto) e, soprattutto, ha ribadito che dovrà comunque essere fatta una valutazione in base alla situazione epidemiologica 15 giorni prima.

Lo scontro con i governatori potrebbe ore spostarsi sulla scuola. Diversi presidenti hanno espresso la volontà di chiudere o mettere tutti gli studenti in Dad, alla luce dell’incidenza delle varianti, e alcuni lo hanno già fatto, come Vincenzo De Luca in Campania o Francesco Acquaroli nelle Marche. Ma sia il ministro della Salute Speranza sia la Gelmini hanno già ribadito che non si può chiedere la riapertura di attività commerciali da un lato e la chiusura delle scuole dall’altro. Il governo ha comunque chiesto al Comitato tecnico scientifico un punto sulla diffusione del contagio nelle scuole e di esprimersi su quali debbano essere le regole per le zone arancioni.

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