COVID: “ABRUZZO ZONA GIALLA DAL 7 GENNAIO”, MA GOVERNO PENSA A NUOVA STRETTA OVUNQUE

MARSILIO CONFERMA ALLENTAMENTO RESTRIZIONI PER REGIONE, CHE REGISTRA RIDUZIONE PIUì MARCATA, MA INTANTO PREOCCUPA TASSO DI POSITIVITÀ IN ITALIA, IERI AL 17,6%, OGGI AL 13,8%: RIAPERTURE A RISCHIO, ALLO STUDIO "ZONE GIALLE RAFFORZATE" E ZONA ROSSA NEI WEEK END, IN DUBBIO ANCHE RITORNO A SCUOLA, CONTE PREME PER LEZIONI IN PRESENZA PER 50% STUDENTI IL 7 GENNAIO

3 Gennaio 2021 12:06

L’AQUILA –  Balzo del tasso di positività nell’ultimo bollettino diramato ieri dal ministero della Salute. Se infatti il numero dei nuovi contagi è calato sensibilmente rispetto al giorno prima, con 11.831 nuovi contagi, il rapporto dei positivi in base ai tamponi effettuati (67.174) ha subito ieri  un’impennata salendo fino al 17,6%. Mentre oggi con altri 347 morti i casi sono stati 11.831 a fronte di 102.974 tamponi eseguiti, con tasso che è sceso, restando però molto alto al 13,8%.

Numeri che potrebbero indurre a una nuova stretta.

Il premier Giuseppe Conte oggi ha convocato i capidelegazione della maggioranza per fare il punto sulla situazione. Per il dopo Feste, e alla luce della nuova impennata dei contagi, tra le ipotesi del governo c’è anche quella di rafforzare la zona gialla nazionale.

Si prenderà in prestito il modello delle Feste fissando per un mese (fino dunque alla prima settimana di febbraio) una zona rossa nazionale nei festivi e prefestivi. Chiusi dunque negozi, ristoranti, bar, vietata la circolazione se non per ragioni motivate. Uno sforzo che servirebbe anche a mettere a regime l’inizio a rilento della campagna vaccinale. A questo si affiancheranno nuovi limiti ai movimenti regionali per tutti e, forse, limitazioni all’orario di apertura di alcune attività commerciali sull’intero territorio nazionale.

Tra le ipotesi emerse la proroga del divieto di ospitare a casa più di due parenti o amici, minori di 14 anni esclusi.  La misura, già prevista nel decreto natalizio in scadenza il 6 gennaio, sarebbe prorogata fino al 15 del mese.

Altra ipotesi è che nel week-end del 9 e 10 gennaio in tutta Italia saranno poi in vigore le misure previste per la zona arancione: tra queste, le chiusure di bar e ristoranti anche a pranzo, ma aperti solo per la vendita da asporto. Dal 7 gennaio e fino al 15, data di scadenza dell’ultimo dpcm, viene consentito lo spostamento tra le regioni solo per ragioni di necessità.

Questo quando, con la fine delle festività natalizie torneranno in vigore le fasce regionali e dal 7 gennaio per l’Abruzzo, come confermato dal presidente Marco Marsilio, dovrebbe scattare la tanto attesa zona gialla, che prevede il livello più basso di emergenza.

Crescono di pari passo le perplessità sul fronte della riapertura delle scuole: anche se l’avvio della didattica in presenza al 50% negli istituti resta al momento fissato al 7 gennaio, tra i governatori ci sono ancora molti dubbi.

Per quanto riguarda la scuola,  c’è chi vorrebbe posticipare apertura al 18 gennaio, mentre oggi Conte avrebbe perorato l’ipotesi della didattica in presenza al 50%  dal 7 gennaio.

La riunione era stata convocata per fare un punto sull’emergenza Covid in vista della scadenza delle misure restrittive messe in campo per le festività.

Un provvedimento ponte tra il 7 e il 15 gennaio, ovvero tra la data di scadenza del decreto natalizio e quella dell’ultimo Dpcm: è una delle ipotesi che sarebbe stata sul tavolo del vertice. Non si esclude che tale provvedimento contenga misure che saranno applicate a livello nazionale, al di là del sistema delle fasce.

Anche il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, è per il rinvio del ritorno a scuola:  “credo sarebbe giusto che il governo nelle prossime ore ci riconvocasse e insieme prendessimo una decisione, in maniera molto laica”, dice.




In vista di un nuovo decreto che supererà l’ultimo Dpcm in scadenza il 15, si guarda inoltre a cosa succederà nelle prossime settimane: il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato l’ordinanza con cui si differisce la riapertura degli impianti sciistici al 18 gennaio.

Il tutto in attesa della riunione della cabina di regia per il Monitoraggio Regionale, che verifica i dati epidemiologici sulla base dei 21 parametri. Subito dopo il governo prenderà le sue decisioni.

Intanto l’Ufficio stampa della Regione, con una nota, ha ieri precisato: “Alcune prestigiose testate giornalistiche e televisive hanno diffuso la notizia, anche nei telegiornali, secondo la quale il 7 gennaio l’Abruzzo sarebbe in zona arancione. Notizia priva di fondamento: ricordiamo che l’ordinanza che poneva l’Abruzzo in zona arancione è scaduta lo scorso 27 dicembre e non è stata reiterata, come confermato dai colloqui tra il presidente Marco Marsilio e il ministro Roberto Speranza, l’ultimo dei quali avvenuto poco fa. Non c’è ragione di dover valutare altro prima del 7 gennaio quando l’Abruzzo sarà una regione in zona gialla, anche alla luce dei risultati dell’ultimo report del 31 dicembre, che certifica l’RT migliore d’Italia e un rischio basso”.

Anche in zona gialla resterà in vigore il coprifuoco, dalle 22 alle 5, con spostamenti consentiti esclusivamente per esigenze lavorative, situazioni di necessità o per motivi di salute. Sono consentiti gli spostamenti tra regioni gialle e all’interno del proprio comune, fino alle 22.

Per quanto riguarda bar e ristoranti, in zona gialla potranno restare aperti fino alle 18, anche la domenica. Si può, quindi, pranzare al ristorante, mentre il servizio d’asporto è disponibile fino alle 22. Non ci sono limiti di orario per la consegna a domicilio, che deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti. Parrucchieri e barbieri continueranno a lavorare normalmente trattandosi di attività che operano su appuntamento e nel rispetto di specifici protocolli.

Restano chiusi, invece, tutti i centri commerciali nei giorni festivi e pre-festivi e nei week end, perché considerate zone “in cui c’è un alto rischio di assembramento”, ma restano aperti negozi alimentari, farmacie, parafarmacie ed edicole che si trovano al loro interno.

Sono chiusi, in tutto il territorio nazionale, i corner per giochi e bingo in bar e tabaccherie. Tutti gli altri negozi potranno restare aperti, nel rispetto delle norme anti Covid vigenti, regolamentando gli ingressi e prestando attenzione al distanziamento e all’utilizzo della mascherina. Dal 7 gennaio, anche con il ritorno in zona gialla, musei, mostre e cinema continueranno ad essere chiusi. La capienza consentita sui mezzi pubblici è, invece, del 50%.

I calcoli del fisico Roberto Battiston, dell’Università di Trento, parla oggi di un indice rt a 0,99 in Italia  che indica quante persone possono essere contagiate da un individuo che ha l’infezione.

Un risultato simile a quello fornito dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss). “L’individuazione delle zone rosse, gialle e arancioni parte dal valore dell’indice Rt, ma non considera il grado di sviluppo dell’epidemia sul territorio”, osserva Battiston.

E conferma che sono nella fase discendente della seconda ondata, sia pure con diverse velocità, dieci regioni, dalla Campania e l’Emilia Romagna alla Calabria, che rispetto al 27 novembre hanno registrato un calo che va dal 9% della provincia autonoma di Bolzano al 37% dell’Abruzzo, con un aumento del numero di infetti in atto rispetto al 29 settembre che va da 10,5 volte del Lazio alle 19,4 volte della provincia autonoma di Bolzano.

Hanno infine sostanzialmente superato la seconda ondata Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta, con una riduzione dei casi dal picco che va dal 62% del Piemonte al 68% di Liguria, Lombardia e Umbria; rispetto al 29 settembre ci sono comunque 2,8 volte più casi in Toscana fino a 7,4 volte più casi in Umbria.

Veneto, Sardegna, Puglia, Marche e Trentino non hanno invece ancora raggiunto il massimo o non stanno ancora scendendo in modo significativo mentre la Basilicata registra una riduzione di solo il 6% . In queste regioni, ancora nel pieno della seconda ondata epidemica, il numero degli infetti in atto è aumentato, rispetto a fine settembre, dalle 8,6 volte della Sardegna alle 25 volte del Veneto.

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