FOCUS SU NUOVO RAPPORTO ISS-ISTAT SU INCREMENTO DECESSI NEL PERIODO PANDEMIA RISPETTO A MEDIA CINQUE ANNI PRECEDENTI, IN ITALIA INCREMENTO DEL 33,6%, CONTRO IL PIU' 48,6% DI MARZO; ''LOCKDOWN EFFICACE PER INVERTIRE TREND''

COVID: AD APRILE IN ABRUZZO PIU’ 9,2% MORTI
RECORD A PESCARA, A L’AQUILA DIMINUITI

6 Giugno 2020 08:00

L'AQUILA – Ad aprile secondo mese di diffusione della pandemia della coronavirus, in Abruzzo i morti sono complessivamente aumentati rispetto ai cinque anni precedenti del 9,2%, rispetto all'aumento del 14,2% registrato a marzo. Quando invece a gennaio e febbraio erano dimuti del 4,6%. 

Si conferma anche ad aprile che il covid-19 ha colpito le quattro province abruzzesi in modo molto diverso, tanto che a Pescara i morti sono aumentati del 26,9%, in quella di Chieti del 10,3%, a Teramo del 5,5%. Mentre nella provincia dell’Aquila, tra i territori risparmiati dalla pandemia, ad aprile addirittura le morti totali sono scese del 7%. 

Sono solo alcuni dati diffusi giovedì scorso dall'Istituto superiore della sanita e dall’Istat, nel secondo Rapporto, che presenta un’analisi della mortalità totale e dei soggetti positivi al Covid-19 deceduti nel mese di aprile 2020 e un aggiornamento delle analisi relative al periodo gennaio-marzo 2020, già oggetto del primo Rapporto.

Per quanto riguarda il quadro nazionale a marzo i morti complessivi, per tutte le cause, sono stati 80.623, con 26.350 decessi in più un rispetto alla media registrata nello stesso periodo dal 2015 al 2019, il percentuale il più 48,6%. Ad aprile invece i decessi sono stati il 33,6% in più con 16.283 decessi in aumento. 

Ad alzare la triste media con assoluta evidenza sono stati a marzo e aprile le 27.846 vittime del coronavirus, rispetto ai rispetto ai 254.613 totali.  Tenuto conto anche che a gennaio e febbraio, prima della pandemia i morti erano diminuiti del 6,8%. Con buona pace delle deliranti e ridicole teorie complottiste secondo cui il coronaviurus è un'influenza stagionale come tante ce ne sono state. 

Istat ed Iss confermano il tributo di morte e dolore che il covid-19 sta lasciando dietro di sé. E la quota di decessi imputabile alla pandemia potrebbe essere anche più alta, come già in occasione del primo rapporto aveva evidenziato l'Inps, perchè molti potrebbero essere non stati diagnosticati, con tamponi e test. 

Il nuovo rapporto ha come buona notizia quella che il picco di mortalità si è verificato a marzo, il giorno 20, per l’esattezza, per poi scendere progressivamente. 

E conferma anche con la forza dei numeri che sono stati salvifici gli effetti delle misure preventive di sanità pubblica messe in atto in Italia, quali soprattutto l’isolamento dei casi sospetti o positivi e il “distanziamento sociale” a partire dall’11 marzo 2020 (lockdown) ed ancora in atto a fine aprile. Anche qui una ovvia smentita dei vari opinionisti improvvisati che sostengono che il lockdown è stato del tutto inutile. 

“Il numero di casi Covid-19 segnalati in Italia – si legge nel rapporto – è massimo nel mese di marzo con 113.011 casi, con il picco che si raggiunge il 20 marzo, quindi inizia a diminuire; ad aprile sono stati segnalati 94.257 casi, sebbene molti decessi avvenuti nel mese riguardano persone diagnosticate a marzo. Il calo prosegue ancora più marcatamente nel mese di maggio con 18.706 casi”. 

Si precisa però che i dati di maggio non sono completi e saranno oggetto si presume del prossimo rapporto. 

Si conferma anche l’eterogeneità nella diffusione geografica dell’epidemia, che risulta molto contenuta nelle Regioni del Sud e nelle Isole, mediamente più elevata in quelle del Centro rispetto al Mezzogiorno e molto elevata nelle regioni del Nord.





Il  75% dei casi segnalati e l’82% dei decessi si trovano infatti nelle province definite a diffusione “alta”, tra cui c’è la provincia di Pescara; il 17% dei casi e il 13% dei morti in quelle a diffusione “media” dove c’è Teramo e Chieti, e rispettivamente l’8% e il 5% nelle province a diffusione “bassa”, tra cui la provincia dell’Aquila. 

Il calo più importante della mortalità si osserva in Lombardia:  sono proprio le province più colpite dall’epidemia quelle in cui si osservano le riduzioni più importanti. Bergamo e Lodi sono le aree in cui il calo della mortalità è stato più accentuato, l’eccesso di mortalità scende da 571% di marzo a 123% di aprile a Bergamo e da 377% a 79,9% a Lodi. 

L’eccesso di mortalità si mantiene invece ancora alto ad aprile 2020, su livelli simili a quelli di marzo, nelle province di Pavia (135% di decessi in più rispetto alla media 2015-2019), di Monza e Brianza (101%) e di Milano (98%).

In Abruzzo si registra un trend simile:  significativo è che a gennaio e febbraio i morti in Abruzzo, rispetto alla media del quinquennio 2015-2019 erano calati del -4,6, poi a marzo sono improvvisamente aumentanti del 14,2% e ad aprile del 9,2%, per un totale di 5.304 morti per tutte le cause di cui 304 sicuramente a causa del covid-19. 

Scendendo a livello provinciale Istat e Iss ancora una volta dividono l’Italia in tre fasce: “alta”, “media” e “bassa diffusione”. 

E tra quelle abruzzesi nella fascia alta c’è la provincia di Pescara: a gennaio e febbraio i morti totali erano diminuiti del 5% a marzo sono aumentati del 33,8% ad aprile del 26,9% per un totale di questo periodo di 1.367 di cui 176 causa covid. Nella prima fascia a marzo detenevano il triste primato Bergamo con il 571,3% in più di morti rispetto ai cinque anni precedenti, seguito da Cremona (+401,3%), e Lodi +377,1% Ad aprile prima sale Cremona 159,2% seguita da Bergamo 140,4% e Lecco 125%. 

Nella seconda fascia a “media diffusione” ci sono le province di Teramo e Chieti. 

A Teramo a gennaio e febbraio le morti erano in controtendenza, aumentate dell’ 1,6%, per schizzare però in alto a marzo (+ 21,5%) e registrare un aumento più contenuto ad aprile (+ 5,5%), per un totale di 1.321 di cui 63 causa del covid-19. A Chieti a gennaio e febbraio i morti totali rispetto al quinquennio precedente, erano scesi dello -0,8% per poi salire al 6,3% a marzo e ancor di più ad aprile del 10,3%, per un totale di 1.559 decessi, di cui 58 causa covid. 

La provincia dell’Aquila è invece nella fascia a bassa diffusione, dove addirittura i morti totali durante l’emergenza covid sono diminuiti: del -15,2% a gennaio- febbraio del -3,9% a marzo e del -7,1% ad aprile, per un totale di 1.057 di cui solo 7 a causa del covid-19. 

Si osserva infine nel rapporto: “una delle conseguenze più drammatiche degli effetti della epidemia riguarda l’incremento complessivo dei decessi. D'altra parte il dato dei morti riportati alla Sorveglianza Nazionale integrata Covid-19 fornisce solo una misura parziale di questi effetti, essendo riferito ai soli casi di deceduti dopo una diagnosi microbiologica di positività al virus. Si tratta, pertanto, di un indicatore influenzato non solo dalle modalità di classificazione delle cause di morte, ma anche dalla presenza di un test di positività al virus. Una misura più universale dell’impatto dell’epidemia sulla mortalità della popolazione è data dall’eccesso dei decessi, per il complesso delle cause, risultanti dal confronto, a parità di periodo, del dato del 2020 con la media dei decessi del quinquennio precedente (2015-2019). In tal modo si assume implicitamente che la diffusione dell'epidemia produca un aumento dei decessi anche non direttamente riferibili alla sorveglianza Covid-19, ovvero al numero di casi positivi deceduti”.

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