COVID, APPELLO COSPA ABRUZZO A PREFETTI: “RIAPRIRE LA CACCIA”

27 Marzo 2021 08:43

OFENA – “Non riusciamo a credere a quanto sta avvenendo in questi giorni in Abruzzo, questa gestione di emergenza sanitaria gestita con i piedi, quindi ci rivolgiamo a voi come massime cariche dello stato presenti sul territorio con competenze di protezione civile. La movimentazione delle persone, l’affollamento in locali pubblici e l’utilizzo dei mezzi di trasporti stracolmi è ormai chiaro a tutti, che sono veicolanti del covid-19, come per tutti i virus. Prendiamo la movimentazione delle persone: in estate nonostante ci fosse ancora l’emergenza sanitaria, il governo ha pensato bene di emettere buoni vacanza, tanto da invitare la popolazione girovagare dentro e fuori la penisola, senza una adeguata quarantena, con conseguenze molto gravi a livello sanitario”.

Lo scrive in una nota inviata ai prefetti di L’Aquila, Pescara, Teramo e Chieti il responsabile del Cospa Abruzzo Dino Rossi: “Con tutto questo tempo – osserva -avrebbero potuto potenziare le strutture sanitarie, formare l’equipe medico visto che gli ospedali sono i primi focolai e trampolini di lancio per la veicolazione del virus. Invece i nostri governanti hanno pensato bene a come propagare l’infezione finanziando i monopattini e biciclette, per rendere più omogenea la diffusione del virus. Tanti soldi raccolti a nome della protezione civile per l’emergenza coronavirus di cui non si sa nulla di come sono stati utilizzati, visto che le strutture sanitarie sono al collasso sia come personale che come strutture, tagliate dai governi precedenti. Posso affermare che ad aprile scorso, il sottoscritto – si legge nella nota – ha raccolto fondi con i cacciatori e donati strumenti per 18 mila euro e donati negli ospedali di tutto l’Abruzzo di cui erano sprovvisti, oltre a mascherine e camici introvabili in quel periodo. Quando sono arrivato nell’ospedale di Atessa, mi sono messo a piangere nel vedere la disperazione negli occhi dei medici nel pronto soccorso ad affrontare l’emergenza sanitaria senza strumenti a ‘mani nude'”.

“A nulla è valso il nostro sforzo, reso vano dai nostri governanti locali e nazionali, tanto da far diventare l’Abruzzo zona rossa, ma misteriosamente le scuole dove sono bambini piccoli senza mascherine sono aperte, quando d’inverno vengono chiuse per qualche fiocco di neve. Forse nessuno ha pensato ad una possibile rivirulenza del virus, visto che oggi sta colpendo le fasce più giovani. Si chiede a codesti indirizzi – scrive Rossi ai prefetti – di verificare e darne notizia se nono state fatte le valutazioni di rischio a livello nazionale sulla diffusione del covid-19 e quanti soldi sono stati spesi per le varie commissioni e dei componenti, a quanto sembra pagate profumatamente! Si chiudono attività di ristorazione dopo che hanno fatto i dovuti adeguamenti con investimenti non recuperati con un mese di apertura, con una ripercussione pesante sull’economia agricola alla quale gli sono arrivate delle briciole di sostentamento senza poter andare in ferie pagate, perché l’agricoltura non se lo può permettere ma si mantengono aperte le scuole dove il virus gira facile con conseguenze che potrebbero peggiorare”.

“E non finisce qui: in tutti gli stati si è mantenuta l’attività venatoria aperta, mentre in Italia con l’emergenza cinghiali, si è provveduto a sospenderla, nonostante i danni all’agricoltura che nessuno paga, dietro richiesta di queste fantomatica associazione animaliste che tengono più a cuore gli animali che i bambini e i cittadini, tutelando gli animali a spese dell’agricoltura e dei contribuenti. Per questi motivi abbiamo motivo di credere che le scelte sono più politiche che scientifiche, al fine di mantenere alto il livello di allerta sanitaria per giustificare l’acquisto dei vaccini, visto che l’Italia è in coda all’acquisto”.

“Si chiede per tanto di segnalare i nostri dubbi alle Procure di appartenenza e di intervenire nei confronti del consiglio dei Ministri alla riapertura della caccia, attività essenziale per il contenimento dei cinghiali che devastano i nostri campi e di conseguenza i nostri bilanci già massacrati dal covid-19. Vogliamo giustizia, altrimenti il virus saremo noi nei confronti di chi ci sta rovinando. Certi di un tempestivo riscontro, in quanto l’agricoltura non può subire danni per capricci di altri, si inviano distinti saluti”, conclude la nota.

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