COVID AVEZZANO: ULTIMATUM ALLA ASL, “RISPRISTINARE CONDIZIONI SICUREZZA”

3 Novembre 2020 20:39

AVEZZANO – “La Direzione della Asl Avezzano–Sulmona–L’Aquila, ha provveduto con comportamenti superficiali e privi di sicurezza, a far diventare il nosocomio avezzanese un centro per malati Covid, senza che la struttura ne avesse la giusta predisposizione”: per questo, 16 consiglieri del comune di Avezzano, con una nota, hanno inviato un ultimatum ai vertici dell’azienda provinciale dell’Aquila minacciando di adire le vie legali e chiedere “le dimissioni e il conseguente commissariamento” se entro l’8 novembre prossimo non verranno ripristinate, con protocolli chiari e un triage, le condizioni di sicurezza e la separazione tra pazienti covid e no covid ed i reparti per curare malattie diverse dal coronavirus”.

I consiglieri eletti alle recenti elezioni di settembre a sostegno del sindaco civico e di centrosinistra, Giovanni Di Pangrazio, chiedono anche “che venga immediatamente allestito un pronto soccorso mobile, anche ricorrendo, se del caso, all’impiego dell’esercito”.




I rappresentanti della maggioranza comunale marsicana denunciano una situazione molto grave, a partire dal fatto che “su cinque medici internisti quattro sono positivi, mentre il 50% del personale infermieristico è stato contagiato ed intanto il restante è in attesa di tampone e lavora con positività incerta”. E ancora “il contagio dell’intero reparto di medicina interna segue la positività al virus dei reparti di geriatria, ginecologia, ortopedia (anche questo in chiusura) e gastroenterologia”.

“L’ospedale è privo di percorsi dedicati ai cittadini contagiati e attualmente il reparto Covid usa gli stessi accessi e si trova di fronte agli ambulatori dove quotidianamente, sventurati cittadini, si recano per i loro problemi di salute. Il personale sanitario è privo di dispositivi di protezione individuale. Mancano i tamponi ed i presidi necessari ad effettuare i test clinici (presidi consegnati l’altro ieri dalla Protezione civile). Inoltre il reparto di medicina interna è stato trasformato in reparto Covid, approfittando del fatto che i pazienti in degenza si erano infettati e non si sapeva dove collocarli”, conclude la nota.

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