COVID: “IGNORATA RISTORAZIONE DA CHI GOVERNA”; EQUIZI, “PENALIZZATI, MA TENIAMO DURO”

INTERVISTA A GIORDANO EQUIZI, TITOLARE L'AQUERELLO L'AQUILA E PRESIDENTE ANCE GIOVANI: "RISTORI IRRISORI, INCOMPRENSIBILE DIVIETO SERVIRE AL BANCONE, COPRIFUOCO DA RIVEDERE"

29 Aprile 2021 08:00

L’AQUILA – “Non possiamo far altro che restare ottimisti e determinati, continuiamo a rimboccarci le maniche e tenere botta, ma resta l’amarezza nel constatare che chi finora ha governa l’emergenza pandemica non sa cosa significa stare dietro un bancone, non comprende le esigenze del settore della ristorazione e somministrazione, di gran lunga quello più penalizzato in questo drammatico anno”.

Non perde la grinta, e non le manda a dire, Giordano Equizi, 36enne imprenditore edile e presidente dell’Ance giovani dell’Aquila, titolare de L’Aquerello, noto locale ad ovest dell’Aquila lungo la statale 80, subito dopo l’ospedale e l’università. Anche il suo locale, in virtù dell’ultimo decreto del premier Mario Draghi, può da lunedì servire ai tavoli ma solo quelli esterni, con divieto di utilizzare gli spazi interni, di servire al bancone, e con in coprifuoco che resta alle 22. Misure che hanno provocato veementi proteste anche in Abruzzo da parte dei ristoratori e gestori di locali serali, e una serrata battaglia parlamentare per posticipare il coprifuoco.

L’Aquerello gode di una situazione previlegiata, potendo disporre di ampie sedute di cui una coperta, e operando in una zona tranquilla e gestibile, lontana dai potenziali assembramenti del centro storico. Ma l’imprenditore a nome di tanti suoi colleghi, denuncia in ogni modo i “ripetuti errori” che hanno danneggiato la sua categoria, parlando di “aiuti irrisori”, di “regole di distanziamento discutibili”,  e di “cambi di colore di Comuni e  regioni comunicati appena tre giorni prima, a complicare la vita a chi magari aveva già fatto scorte e organizzato lo staff”.

Equizi del resto la pandemia l’ha vissuta in modo intenso e anche drammatico: l’Aquarello lo ha preso in gestione a fine febbraio 2020 rilevandolo da una società guidata dagli imprenditori del settore, Adolfo Scimia, Rodolfo Costantini e Maurizio De Luca, quest’ultimo storico proprietario della “Fenice”. Ma Equizi non ha fatto in tempo nemmeno a fare l’inaugurazione della nuova gestione che è arrivato il “tutti a casa” e la serrata forzata delle attività di somministrazione cibi e bevande, imposta dal Governo a seguito del deflagrare dell’emergenza covid-19.  Poi la riapertura estiva, e le chiusure autunnali. Anche Equizi è stato contagiato dal virus, per fortuna senza gravi conseguenze. A marzo con la  la modalità dell’affidamento diretto in concessione temporizzata,  la Regione ha affidato alla società di Equizi la gestione del bar e della mensa aziendale a Palazzo Silone dell’Aquila, sede della Giunta regionale abruzzese.

“In queste ore qui a L’Aquerello stiamo ricevendo tante prenotazioni – esordisce l’imprenditore -, segno che c’è una grande voglia di incontrarsi, di stare insieme, di recupere un minimo di normalità. E quello che mi preme sottolineare è che tutti rispettano le regole, indossano le mascherine non creano nessun assembramento. L’aperitivo e la cena rappresentano oggi più che mai una importante valvola di sfogo, per liberare la testa, dopo una giornata di lavoro, e soprattutto dopo mesi di chiusure e isolamento sociale. In questi mesi di restrizioni abbiamo lavorato su progetti nuovi, come la gelateria artigianale, ci siamo dotati di tabaccheria. Ed ora possiamo offrire più servizi ai nostri clienti. Certo, le città montane come L’Aquila visto il clima rigido sono fortemente penalizzate, con il divieto di usare gli spazi interni. Forse si poteva pensare una deroga. Significa che ci adatteremo con stufe e funghi.”.

Il freddo, per un aquilano doc, però non è certo il problema principale.

“Mi sento spesso con i colleghi, è molti sono sul piede di guerra, a seguito di questo decreto. soprattutto chi non può disporre di spazi esterni.  Li capisco e ne sono amareggiato. In generale tutti saranno penalizzati dal coprifuoco alle 22. Eppure dobbiamo considerare che assembramenti bel maggiori e non gestibili si verificano ad esempio in autobus e metropolitane.  Trovo inconcepibile aver previsto nella nuova zona gialla, il divieto di poter servire un caffè al bancone,  quando sarebbe possibile farlo in piena sicurezza”.

Aggiunge dunque provocatoriamente Equizi: “Dice il proverbio, ‘un medico pietoso fa ferita verminosa’: io sono della personale opinione che le mezze misure fin qui adottate in questi mesi non hanno fatto altro che peggiorare le cose, con continui stop and go, micidiali per il comparto della ristorazione. Sarebbe stato a questo punto preferibile un lockdown duro e prolungato come a primavera 2020, e forse il quadro epidemiologico sarebbe stato ora migliore. Ho l’impressione che questa decisione sia stata esclusa  anche per risparmiare sui ristori”.

Ristori, non manca di ricordare l’imprenditore, che sono stati erogati davvero al lumicino.

“Cifre irrisorie, lontanissime da quella che può essere definito un aiuto concreto, nel mio caso i ristori hanno rappresentato il 3% delle perdite di fatturato. Praticamente nulla. Se siamo riusciti a reggere botta è grazie al servizio ‘prendi a vai’, e avendo un po’ di spazio all’esterno. L’unica misura concreta è stata la cassa integrazione, di cui hanno beneficiato anche i miei 12 dipendenti, e il divieto di licenziamento. Vedremo cosa accadrà ora con lo sblocco dei licenziamenti. Da questo punto di vista sono preoccupato, molti non potranno mantenere i livelli occupazionali del pre-covid, e questo avrà gravi ripercussioni sull’intera economia, più disoccupati significa meno denaro circolante”.

Altra “vergogna”, per Equizi è  “il sapere il venerdì di che colore diventerà la tua città la tua regione dopo tre giorni. Ma noi dobbiamo programmare, fare la spesa, assicurarci scorte, organizzare i turni con i ragazzi, facciamo assunzioni. Non si può vivere e lavorare con questa incertezza, con cambi di regole ufficializzati con tempistiche troppo strette. E’ la conferma è che ci ha governato e chi ci governa ora non conosce il nostro mestiere”.

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