COVID: CONFSAL L’AQUILA, ”DISOCCUPAZIONE COLPIRA’ DONNE E GIOVANI, SERVE PIANO EMERGENZA”

20 Aprile 2020 11:23

L'AQUILA – “La già fragile economia del nostro territorio stava lentamente mostrando segni di una pur lieve ripresa dopo dieci anni dal devastante sisma del 2009, ed ora un virus sconosciuto ha aperto una crisi senza precedenti, che inevitabilmente rappresenterà una sfida ancora più ardua, specie per le giovani generazioni”.

A spiegarlo, in una nota, Fabio Frullo, segretario generale Confsal L'Aquila, che aggiunge: “L’economia cittadina, infatti, potrebbe subire un colpo irreparabile dalla pandemia e da una prolungata chiusura forzata, al punto che neanche i decreti 'Cura Italia' e 'Liquidità' saranno sufficienti a ridurne gli effetti mortali. In una situazione già complessa di per sé, il rischio che non ci si riprenda più è concreto e l’impennata della disoccupazione colpirà prevalentemente i giovani e le donne”.

“In questo quadro – continua – gli irregolari, che in città si stimano essere intorno ai 3.000, saranno distrutti dalla mancanza di lavoro ma anche dall’impossibilità di accedere ai “bonus” una tantum, per non parlare degli stagionali e degli interinali abbondantemente presenti anche sul nostro territorio. Come più in generale i tanti precari, i tirocinanti, i lavoratori con contratti part time sotto il minimale contributivo rappresentano una enorme fetta di nuovo disagio sociale in città”.

“Le amministrazioni pubbliche, ognuna per le proprie competenze – osserva Frullo -, devono avere un ruolo centrale e più incisivo e sopratutto il Comune dell’Aquila dovrà prevedere strumenti straordinari di supporto e tutela alle fasce deboli e alle piccole attività, che rappresentano la nervatura dell’economia cittadina”.

“La Segreteria generale della Confsal, su proposta del segretario della Fesica, che si occupa di commercio e turismo, Alfredo Moroni, ritiene urgente la stesura di un Piano di Emergenza
Territoriale in cui inserire i principali strumenti di intervento per facilitare la ripresa, per quanto possibile. Il primo nodo sul quale deve impegnarsi il Comune è di consentire a tutti la prosecuzione del 'lavoro agile', che va garantito davvero a tutti – suggerisce – lavoratori, famiglie e scuole, fino a che il rischio di contagi sia reale”.




“Dovrà per questo garantire una connessione libera e gratuita e contratti di comodato gratuito per gli strumenti informatici per i lavoratori e le famiglie meno abbienti. Dovrà ipotizzare una riorganizzazione del trasporto locale modificando intensità, frequenze e costi per i cittadini. La predisposizione di un servizio a distanza per tutti gli imprenditori e le partita iva, che sia in grado di offrire assistenza per l’accesso ai benefici previsti dai decreti già in atto, in modo che i soggetti interessati possano ricevere un immediato supporto tecnico, specie considerando che il sistema creditizio e la burocrazia comunque tendono a rendere complessi i processi piuttosto che semplificarli”.

E ancora: “Attraverso agevolazioni e penalità, il Comune dovrà poi elaborare strumenti di protezione come quello relativo al pagamento degli affitti per i lavoratori e i commercianti, che di fatto attribuiscano un diritto a tali categorie di pagare di meno e un obbligo dei proprietari degli immobili a destinazione commerciale alleggerire l’ammontare del canone. Dovranno essere potenziati i settori amministrativi specifici in grado di offrire risposte immediate e più concrete per i cantieri, i fondi UE, ambiente e turismo che, a causa del corona virus, subirà un ulteriore brusca frenata, nonché accordi territoriali specifici in grado di garantire condizioni di sicurezza per la salute e la sicurezza dei lavoratori”.

“Favorire la ripresa delle attività produttive – prosegue – dovrà essere il punto centrale della politica locale dopo la fase di lockdown, perché la prevedibile 'flessione dei consumi' anche a medio termine potrebbe essere ridotta con specifici protocolli d’intesa tra gli attori del territorio”. 

“In ultimo dovrà essere incrementata l’assistenza ai più bisognosi e alle categorie più a rischio. I percettori del reddito di cittadinanza potrebbero essere impiegati per aiutare gli anziani nel rispetto delle misure di sicurezza e con il coordinamento del Comune, ad esempio consegnando la spesa o i farmaci o aiutando gli stessi anziani o portatori di handicap nelle problematiche legate alle file presso i supermercati o gli uffici”, conclude Frullo.

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