COVID, CONSULENZA CRISANTI PROCURA DI BERGAMO: “ZONA ROSSA AVREBBE SALVATO VITE”

14 Gennaio 2022 19:51

Italia: Cronaca

MILANO – La tempestiva applicazione della zona rossa nel Bergamasco poteva salvare delle vite.

Quante il professor Andrea Crisanti, che lo ipotizza nella consulenza che oggi ha cominciato a discutere con il procuratore di Bergamo Antonio Chiappani, non lo dice, perché è un “dato che va contestualizzato”.

Dal colloquio con il magistrato riguardo l’elaborato di una novantina di pagine con circa 10mila pagine di allegati sono emerse “criticità a proposito dell’istituzione e tempestività della zona rossa” e “dell’applicazione del piano pandemico nazionale anticovid”. Non si è parlato, invece, del presunto, contestato, mancato adeguamento del Piano, non oggetto della consulenza affidata dai pm a Crisanti. Minori le criticità riguardo la chiusura e riapertura del Pronto soccorso dell’ospedale di Alzano lombardo, in provincia di Bergamo, dopo la scoperta di due casi il 23 febbraio, due giorni dopo che era stato accertato il primo caso ufficiale di Covid italiano, a Codogno, nel Lodigiano.

Anche perché si è scoperto che prima del 20 febbraio tra pazienti e personale ad Alzano il virus già circolava. C’erano già “un centinaio di contagi”, stando agli accertamenti eseguiti dal consulente, paragonando le cartelle cliniche e le analisi successive per rilevare Il coronavirus. “Questo lo posso dire perché è già stato detto dalla Procura – sottolinea -: quando si verificò il primo caso all’ospedale di Alzano c’arano già circa cento contagiati”.

“Molte” delle scelte fatte in quel periodo appaiono al professore “prese in buona fede sulla scorta delle conoscenze che si avevano” ma sarà compito del procuratore Chiappani stabilirlo. Quel che è certo è che per Crisanti è stato “umanamente impegnativo” avere “a che fare per un anno e mezzo con storie personali dolorose. Ma, come detto dal procuratore, il nostro compito è stabilire quello che è successo per i famigliari delle vittime”.

Il “modello consolidato” usato dal professore, che è ordinario di Microbiologia all’università di Padova, è quello usato nel caso di grandi calamità e catastrofi. In sostanza mira a stabilire quante persone potevano essere salvate se in Val Seriana fosse stata applicata la zona rossa una settimana, dieci giorni prima, come fu deciso per Codogno, Casalpusterlengo e Vo’ Euganeo.

Si trattò di un disastro nel Bergamasco?

“Non sta a me dirlo – risponde il consulente – ma seimila morti su una popolazione di un milione di abitanti..”.

A Crisanti i familiari delle vittime hanno voluto donare un mazzo di fiori bianco rosso e verde come ringraziamento per il lavoro che ha svolto.

“Sono ferite che non si richiudono – ha detto Alessandra Raveane – ma la ricerca della verità la dobbiamo a chi non c’è più”. Uno dei legali che assiste i parenti, Consuelo Locati, rende noto che chiederà alla Procura di poter acquisire la consulenza di Crisanti agli atti del processo civile, già incardinato a Roma.

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