COVID: DI BENEDETTO-IORIO, ‘TESTARE TAMPONI E STANZIARE RISORSE PER NUOVI LABORATORI’

6 Giugno 2020 11:45

L'AQUILA – “Con l’ingresso nella fase del post-lockdown, se si dovesse fare un bilancio su quale strategia abbia avuto riscontri positivi sulla morbilità e sulla letalità della pandemia, non potremmo non riferirci al protocollo 'Sorveglianza Attiva Massiva' applicato in Italia a Vo' Euganeo (Veneto) e, nel mondo, dalla Corea del Sud. Nel Comune veneto, infatti, fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, la politica dei tamponi ha permesso di verificare che la maggior parte delle persone infettate, tra il 50 e 75%, erano completamente asintomatiche: un modello che, intercettando le variabili più rischiose della società, ha consentito fin da subito la tracciabilità del virus e, quindi, di interrompere immediatamente la catena del contagio”.

Così in una nota il consigliere regionale Americo Di Benedetto e il consigliere comunale dell'Aquila Emanuela Iorio.

“Pertanto, anche nella fase attuale, la priorità rimane quella di eseguire su larga scala i tamponi. Come è stato evidenziato in più occasioni, la quantità di tamponi effettuati dipende direttamente dalla tipologia dell'apparecchio che li processa (sistema chiuso con reagente specifico per esso, difficile da reperire, oppure sistema aperto con reagente generico, ovviamente più facile da trovare). Per fare un esempio, l'Azienda ospedaliera di Padova, che ha processato i tamponi, adottando il sistema aperto e con sei macchine iniziali più altre quattro ordinate a Marzo scorso, è stata in grado di testare 5.000 tamponi al giorno con l'obiettivo di arrivare fino a 10.000”, aggiungono.

“Serve, quindi, valutare l'esistente per quanto riguarda i laboratori autorizzati a testare i tamponi, con specifica attenzione alla tipologia dei macchinari usati, perché da essa dipenderà la difficoltà a reperire i reagenti e quindi la quantità giornaliera di tamponi lavorati. Nello stesso tempo dovranno stanziarsi altre risorse per creare nuovi laboratori, il che, considerando che l’attività di analisi svolta non si limita a individuare solo la presenza del Covid-19, avrebbe una valenza socio-sanitaria enorme, permettendo di rafforzare la medicina del territorio e di strutturarsi al meglio anche su tutte le altre patologie”, spiegano.

“Tra l’altro, proprio in questi giorni, registriamo enormi disagi dovuti alla chiusura degli ambulatori e alla conseguente carenza di visite specialistiche: chi aveva già regolarmente prenotato, viene rimandato ai medici del territorio per una nuova impegnativa recante la dicitura 'urgente/breve' – sottolineano nella nota – inoltre, gli appuntamenti rinviati creeranno delle liste di attesa che prevediamo possano saturare in brevissimo tempo tutto il 2020. Accadrà che, soprattutto in ambito pediatrico, qualora non si rimettano in funzione gli ambulatori specialistici dedicati, i pazienti saranno forzatamente indirizzati presso altri presidi, su tutti Avezzano e Sulmona, creando sia notevoli difficoltà all’utenza – che avrà come unica alternativa il dover ricorrere al privato, cosa che la maggior parte dei cittadini al momento non può permettersi- che un’oggettiva perdita di numeri funzionali alla vita futura dei reparti del nosocomio cittadino. Queste sono disfunzioni del servizio sanitario che, però, non devono distogliere l’attenzione dalle imprescindibili misure di monitoraggio del Covid-19, isolando la semplice influenza dal potenziale coronavirus, specie nelle stagioni maggiormente critiche”.

“Per rispondere al meglio al bisogno di contenere una possibile ripresa infettiva, la Regione Abruzzo dovrà attuare sia una tracciabilità digitale mediante l’utilizzo dell’app. 'Immuni', di cui è da pochi giorni apripista nella sperimentazione, che rafforzare il metodo tradizionale dei 'tracciatori umani', cioè i verificatori che telefonicamente raggiungeranno i contatti programmati, molto più utili degli 'assistenti civici' di recente istituiti, la cui funzione potrebbe essere sterilizzata dal comportamento in autodisciplina delle persone.  Con tutta questa serie di interventi complementari si darebbe un senso alle varie procedure per il personale sanitario, consentendo ad esso di intercettare la potenziale malattia quando non è visibile e non soltanto di limitare i danni quando si è già manifestata. Il che vorrebbe dire attuare al meglio adesso ciò che non è stato possibile allora (in quella prima fase in cui il virus ci ha colpito con tutta la sua improvvisa forza e nella nostra inconsapevolezza): la prevenzione”, concludono.

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