COVID E BOLLETTE, CHIUDE RISTORANTE “LE FIACCOLE” A FOSSA, STOP DUE MESI: “LAVORARE E’ UN LUSSO”

FERMI ALMENO FINO A MARZO, "RIAPRIAMO SOLO SU PRENOTAZIONE"

di Azzurra Caldi

27 Gennaio 2022 08:14

L'Aquila: Cronaca

L’AQUILA – “Purtroppo lo Stato ci ha abbandonati”.

Inizia così il messaggio di chi, a due anni dall’emergenza covid e con il caro bollette, è momentaneamente costretto a rinunciare a lavorare nella propria attività perché senza aiuti, prospettive e speranze: chiudere oggi per non chiudere per sempre.

Ambra Berardini, proprietaria del ristorante Le Fiaccole, a Fossa (L’Aquila), non avrebbe mai immaginato 30 anni fa, quando ha deciso di fare questo lavoro, creando occupazione, di arrivare a questo punto.

“Abbiamo chiuso il 15 gennaio, costretti dalle spese altissime – spiega ad AbruzzoWeb – Solo per citare una bolletta, quella dell’elettricità è arrivata a 5.300 euro, rispetto ai poco più di 2mila a cui siamo abituati”.

Il ristorante, per 18 anni in centro all’Aquila, e che ha superato anche il terremoto del 2009, si è spostato a Fossa nel 2017 ed è una delle strutture più conosciute e rinomate del territorio per banchetti e cerimonie.

Il locale è grande e, a maggior ragione, ad oggi i costi non sono sostenibili: “Soprattutto perché – sottolinea – i clienti non ci sono o sono sempre troppo pochi. Circola poca gente tra quarantene, green pass e terrorismo psicologico. A moltiplicarsi sono solo le disdette a cascata, da due anni non si può neanche più contare sulle cerimonie, continuamente rimandate o mai riprogrammate. E come non capirli i clienti, è impossibile fare piani anche solo per domani, figuriamoci organizzare cerimonie”.

Se “lavorare diventa un lusso”, l’unica soluzione è mettersi in lockdown: “abbiamo deciso da soli, stavolta senza che ce lo ordinasse il Governo e quindi senza neanche poter contare sui ristori, che per quanto insufficienti almeno l’anno scorso c’erano”.

La stessa considerazione avanzata da Confcommercio nei giorni scorsi: “era meglio il lockdown – le parole rilasciate da Riccardo Padovano, presidente Confcommercio di Pescara, ad AbruzzoWeb – le strade sono vuote, non gira nessuno. Tra ossessioni burocratiche e paura del covid è psicosi collettiva. Il timore del contagio, alimentato quotidianamente dai toni allarmistici della stampa, e le pratiche impossibili – quarantene, certificati, green pass, dpcm settimanali, zone colorate – paralizzano tutto, ormai le attività sono in ginocchio”.

Chiudere costa meno: “siamo stati obbligati – dice ancora la proprietaria del ristorante Le Fiaccole – tra l’altro la Cig per i dipendenti nel 2022 non è ancora prorogata, ne hanno solo parlato ma non c’è niente di ufficiale, siamo appesi ad un filo”.

Un momento drammatico anche per i dipendenti: “fortunatamente, se così si può dire paradossalmente, abbiamo solo 4 persone che lavorano con noi. Ma sono comunque 4 persone, 4 famiglie, oltre alla mia. E noi, come loro, non abbiamo altre entrate. Chiudiamo e basta, senza poter contare su altro”.

Una situazione, si spera, temporanea: “apriremo, se possibile, solo su prenotazione per qualche banchetto. Questo almeno fino a marzo. Purtroppo non possiamo fare progetti a lungo termine”.

Ambra Berardini due sere fa è stata anche ospite del programma di Rete4 “Fuori dal Coro”, condotto dal giornalista Mario Giordano: “mentre raccontavo del nostro dramma vedevo scorrere servizi con le immagini sulla gestione dell’emergenza degli altri Paesi. In tanti hanno deciso di riaprire con strategie da noi impensabili, che non sono in grado di giudicare. Solo una considerazione: sembra di essere su pianeti diversi”.

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