COVID, “FOCOLAI IMPORTANTI NELL’AQUILANO”, GRIMALDI: “SITUAZIONE RICOVERI ANCORA DELICATA”

PRIMARIO MALATTIE INFETTIVE OSPEDALE SAN SALVATORE: "NON E' IL MOMENTO DI ABBASSARE LA GUARDIA"; MONOCLONALI: "PRONTI A PARTIRE MA ANCORA NESSUNA RICHIESTA"

di Azzurra Caldi

8 Aprile 2021 08:10

L’AQUILA – “La situazione per i ricoveri è abbastanza delicata nell’Aquilano, negli ultimi giorni ci sono state richieste soprattutto dalla Marsica. Non è ancora il momento di abbassare la guardia, perché abbiamo ancora problemi”.

A dirlo è Alessandro Grimaldi, primario del reparto Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Mentre nel Pescarese la situazione sembra migliorare, con l’incidenza settimanale per centomila abitanti a 65, a registrare il valore più alto è l’Aquilano, con un dato di poco inferiore a 200, a fronte di una soglia di allarme fissata a 250. A livello regionale il dato scende in modo significativo, con l’incidenza a quota 127. Il dato, però, è condizionato dai pochi casi emersi lunedì e martedì a causa del bassissimo numero di tamponi processati nei giorni festivi. Il tasso di occupazione dei posti letto al momento è del 33% per le terapie intensive, a fronte di una soglia di allarme del 30%, e del 40% per l’area non critica (valore limite 40%).

“Purtroppo – spiega Grimaldi – ci sono ancora focolai importanti nell’area di Avezzano ma anche nel resto della provincia la situazione è abbastanza critica. Certo, andiamo verso la bella stagione, il caldo fa bene ma non solo perché il virus è un po’ meno aggressivo, soprattutto fa bene perché la gente sta all’aperto e il virus si trasmette con più difficoltà. Come abbiamo imparato, è negli spazi chiusi che il virus si diffonde con maggiore facilità, ecco perché si aspetta la primavera inoltrata, il mese di maggio, per programmare riaperture. Abbiamo però ancora altre settimane davanti e non è il caso di lasciarsi andare”.

Per quanto riguarda invece le cure con gli anticorpi monoclonali, dice Grimaldi: “Noi siamo pronti per partire ma al momento non abbiamo ricevuto segnalazioni da parte dei medici di famiglia e delle Usca. Sono loro che comunicano eventuali casi se rientrano nei criteri stabiliti: parliamo di persone che sono nelle fasi iniziali, con pochi sintomi e che non fanno altre terapie. I medici segnalano ai reparti di Malattie infettive e quel punto si effettua un prelievo per la valutazione e poi si procede eventualmente al trattamento. Evidentemente, ad oggi, non si sono verificate ancora queste condizioni ma, quando accadrà, saremo pronti”.

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