COVID, GRIMALDI: “CON MONOCLONALI MENO RICOVERI”. LA DENUNCIA, “POCHE PRESCRIZIONI MEDICI BASE”

PRIMARIO REPARTO MALATTIE INFETTIVE OSPEDALE "SAN SALVATORE" DELL'AQUILA: "INSIEME A DIREZIONE GENERALE ASL LAVORIAMO PER SOLLECITARE, OLTRE A QUELLA DEI VACCINI DOBBIAMO SEGUIRE ALTRE STRADE E USARE TUTTE LE ARMI CHE ABBIAMO"

di Azzurra Caldi

10 Settembre 2021 08:23

L'Aquila: Sanità

L’AQUILA – “È importantissimo ricorrere agli anticorpi monoclonali adesso che sono stati estesi i criteri per la somministrazione, se usati per tempo sono una terapia efficace”.

È l’appello lanciato dal primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, Alessandro Grimaldi, che sugli anticorpi monoclonali, “insieme al vaccino una valida arma per sconfiggere il virus”, si rivolge in particolare ai medici di famiglia: “Potremmo prescriverne molti di più, eviterebbe tanti ricoveri. Su questo stiamo lavorando anche con la Direzione generale della Asl, proprio per sollecitare i medici in questo senso. Siamo convinti che queste terapie, insieme al vaccino, potrebbero aiutarci a superare questa situazione e a rendere il virus meno temibile”.

Lo stesso Grimaldi, durante l’emergenza, ha curato a casa tanti pazienti per sopperire ad interventi non sempre tempestivi fino ad intraprendere l’iniziativa dell’attivazione di un numero verde, un filo diretto con la Asl, dall’unità operativa di malattie infettive a beneficio dei medici di base e del territorio della provincia, per fornire consulti telefonici.

“A questo punto dobbiamo percorrere diverse strade – aggiunge – come quella degli antivirali. In questo momento abbiamo gli anticorpi monoclonali e a breve usciranno anche quelli che chiamiamo i ‘super anticorpi monoclonali’, come l’Adg20, che sono molto promettenti e se somministrati in tempo possono bloccare in maniera molto efficace la penetrazione del virus all’interno delle cellule. Se riusciamo a fare tutto ciò, con il tempo troveremo la chiave giusta per trasformare il virus in qualcosa di meno pericoloso”.

La vaccinazione di massa “rimane un’operazione titanica ed è un qualcosa che non si svolge solo nel cortile di casa nostra ma riguarda la popolazione mondiale”, spiega ancora Grimaldi.

E a tal proposito porta l’esempio della situazione nell’Aquilano: “All’inizio della nuova ondata abbiamo avuto un cluster di persone prevalentemente aquilane, casi di contagio legati a feste, attività sociali che si sono svolte nel territorio. Poi c’è stato un forte afflusso di persone che tornavano soprattutto dalla Macedonia. In molti casi si tratta di operai che negli anni si sono stabiliti qui. È successa la stessa cosa l’anno scorso, la sensazione è che lì ci sia un’importante circolazione del virus e probabilmente la campagna vaccinale non è stata così efficace”.

Proprio in questi giorni, la notizia della tragica morte di quattordici persone, che hanno perso la vita in un vasto incendio scoppiato dopo una esplosione nel reparto Covid-19 del complesso ospedaliero di Tetovo, in Macedonia del Nord.

Comunque, Grimaldi sottolinea: “Il vaccino resta importante perché attenua la maggior parte degli effetti negativi della malattia, la rende curabile o gestibile, tranne qualche caso eccezionale. Chi non è vaccinato rischia”.  E allo stesso tempo osserva: “Ci allontaniamo dal virus di Wuhan per il quale ci stiamo vaccinando. Alla luce di questo dovremmo trovare la forza e l’intelligenza per uscire dalla fase dell’emergenza ed entrare in quella di convivenza con il Covid, renderlo meno dannoso”.

Come fare? “Ci si arriverà con l’esperienza acquisita. È successo con l’Hiv, per 15 anni abbiamo seguito i pazienti che arrivavano alle forme gravi e non avevamo terapie efficaci, poi nel ’97 la svolta: una terapia che era un cocktail di farmaci antivirali, in grado di bloccare la replicazione del virus. Da allora la storia naturale del virus è cambiata e a distanza di 15 anni dall’inizio dell’epidemia è diventata una patologia controllabile, raramente mortale”.

“L’unico virus che è stato eliminato, negli anni, è stato quello del Vaiolo, siamo andati vicini all’eradicazione del virus della Polio – che però non abbiamo ancora totalmente eliminato dalla faccia della terra – ma per raggiungere questi risultati ci sono voluti tanti anni di campagna vaccinale. Oggi le tecnologie sono migliorate, abbiamo fatto passi enormi, questi nuovi vaccini sono straordinari, ci offrono mezzi inattesi, è un risultato straordinario”.

“Allo stesso tempo, però – ribadisce -, dobbiamo capire che dobbiamo percorrere più direzioni ed utilizzare più armi. Abbiamo il vaccino, potremmo avere tra un po’ degli antivirale che, se presi per tempo, contengono l’infezione e limitano gli effetti gravi della malattia. Il problema non è eradicare il covid dalla faccia della terra, magari si potesse, ma cercare di renderlo il meno dannoso possibile”.

Anche perché un ruolo fondamentale potrebbero giocarlo le varianti: “Le vaccinazioni potranno essere più o meno efficaci in base alle varianti del virus. Se dovessero venire fuori varianti che riducono l’efficacia del vaccino al 50% si aprirebbero scenari completamente nuovi”.

Sulla terza dose del vaccino, poi: “era nell’aria, è quasi obbligatoria per i soggetti immunodepressi, così come lo sarà per gli operatori sanitari che sono quotidianamente esposti. In questi casi una dose di rinforzo potrebbe essere utile”.

Al momento, comunque, tra gli operatori sanitari non sarebbero stati registrati nuovi casi di positività: “Questo ad ulteriore conferma della validità del vaccino. L’anno scorso tra prima e seconda fase abbiamo avuto oltre 400 casi, questo a testimonianza del fatto che quando non eravamo vaccinati eravamo ad alto rischio. Poi da dicembre a marzo è stata vaccinata buona parte degli operatori sanitari e ci siamo resi conto che il numero dei contagi è crollato”.

 

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