SCONTRO SU GESTIONE STRUTTURA REALIZZATA A TEMPO DI RECORD IN ESTATE: ASL CAPOLUOGO ADRIATICO DICE NO AD AZIENDE ABRUZZO INTERNO. CONSIGLIERE AQUILANO DEL PD: "COSA HA FATTO IN QUESTI MESI LA REGIONE? HA DORMITO? PERCHE' SOLO ORA SI ASSUMONO PERSONE PER ATTIVARE SPAZI?". DUBBI SU COLLAUDO

COVID HOSPITAL PESCARA, NO A L’AQUILA E TERAMO, ESPLODE POLEMICA: PIETRUCCI, “NEGATI POSTI LETTO!” 

21 Ottobre 2020 07:59

L’AQUILA – Covid hospital di Pescara negato a ricoveri di malati dalla provincia dell’Aquila e di Teramo. Ed è scontro.

La struttura inaugurata a tempo di record con un contestato appalto milionario in estate e a fine emergenza, torna al centro dello scontro politico e dei territori: in piena seconda ondata che, a differenza della prima, in queste settimane sta colpendo più duro nelle zone interne, la Asl provinciale di Pescara che ha in gestione la struttura che può contare su 174 posti letto per malati di coronavirus e 40 di terapia intensiva, avrebbe negato più volte richieste di ricovero arrivate dalle aziende sanitarie dell’Aquila e di Teramo interessate da impennate molto preoccupanti e da corse contro il tempo per allestire spazi covid rispondenti alle tante istanze.

Dietro rimostranze, non pubbliche ma decise, nelle ultime ore sarebbero stati ospitati alcuni positivi.

Ma è già esplosa la polemica dai territori esclusi, in particolare contro la maggioranza regionale di centrodestra ed i vertici sanitari pescaresi: anzi, la temperatura politica in Abruzzo sale assieme al deflagrare nel numero di contagi da coronavirus, e dei ricoveri: ad attaccare la regione del centrodestra a testa bassa è l’aquilano Pierpaolo Pietrucci, consigliere regionale del Partito democratico, e sotto accusa viene messo il covid hospital di Pescara, inaugurato a metà luglio, costato circa 13 milioni di euro (di cui 3 dalla banca d’Italia e 7 direttamente dal commissario straordinario Francesco Arcuri) realizzato nella palazzina rossa del complesso ospedaliero del capoluogo adriatico, tra via Paolini e via Rigopiano: 7mila metri quadrati complessivi per ospitare 214 posti letto per pazienti Covid, 40 posti di terapia intensiva, 174 di degenza.

“Come è potuto accadere che l’Abruzzo si trova dover affrontare la seconda ondata di contagi con un covid hospital di Pescara senza personale necessario ad attivare le terapie intensive, senza che la struttura sia stata collaudata, senza che ci sia la certezza che i posti vengano destinati anche ad altre province dove crescono giorno giorni i positivi? Cosa ha fatto Marsilio in questi mesi, si è occupato solo di riperimetrazione del Parco regionale Sirente-Velino, e di erogare soldi pubblici al Napoli calcio? – tuona Pietrucci. Una presa di posizione che segue la più pacata presa di posizione del sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, che con una nota ha chiesto l’utilizzo su base regionale.

Secondo fonti sanitarie a chiudere le porte alle altre Asl, la dirigenza pescarese guidata dal dg, Vincenzo Ciamponi, spalleggiata dal capo del Dipartimento regionale Salute, Claudio D’Amario, uomo forte della sanità abruzzese, e dal capo della emergenza coronavirus, Alberto Albani, personaggi che, sottolineano dall’Aquila e Teramo, “sono più sensibili alle istanze della sanità costiera”.

Il progetto della discordia, a partire dalla gara in procedura d’urgenza: ad aggiudicarsi l’appalto l’impresa Omnia Servitia, un colosso del settore guidato dall’imprenditore frentano Antonio Colasante, con un ribasso d’asta di 29,57 per cento.

In sede di commissioni regionali, attacca ancora Pietrucci, “chiederemo il rendiconto esatto di questo sia stato destinato alla Asl di Pescara in questa emergenza e quanto alle altre Asl. Ci avevano detto, all’indomani dell’annuncio della progetto del covid hospital di Pescara, che non meno di 8 milioni di euro sarebbero stati stanziati per le terapie intensive degli altri territori. Qualcuno li ha visti? Lo chiedo anche ai rappresentanti in regione aquilani”.

Improvvisamente, tornano di attualità le perplessità emerse dai territori alla notizia del finanziamento milionario e della decisione, da parte del centrodestra, in testa Marsilio, il presidente del consiglio regionale, il pescarese Lorenzo Sospiri, di Fratelli d’Italia, concentrare a

Pescara tutti i fondi, senza una compensazione per gli altri territori provinciali che si sono sentiti discriminati, soprattutto da parte della classe medica e paramedica.

“Avremo ora una struttura capace di fare fronte a qualsiasi emergenza”, aveva detto tagliato il nastro, il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia.




Dopo tre mesi, tornato l’Abruzzo e il Paese intero in piena emergenza, Pietrucci contesta che di fatto solo una parte di questi posti letto i terapia intensiva del covid hospital sono stati attivati, in quanto non c’è il personale, e per di più non è dato a sapere se saranno messi a disposizione di tutta la regione, visto che è stata sottoscritta una convenzione tra la Asl di Pescara e quella di Lanciano-Vasto-Chieti, per la messa a disposizione di tre posti letto in terapia intensiva, ma non, sottolinea il dem, “con le Asl aquilana e teramana, che dunque ad oggi sono escluse a rigor di logica, e proprio ora che i contagi riguardano in particolare l’Abruzzo interno, si pensi al drammatico focolaio con oltre 100 casi”.

Su questo ultimo aspetto, afferma il consigliere regionale, “visto che c’è totale mancanza di informazioni, chiederemo conto il prima possibile nella quinta commissione Sanità e nella commissione Vigilanza”.

La polemica divampa nelle ore in cui il ministro dem Francesco Boccia ha accusato le Regioni di non aver fatto il loro dovere e di essere in ritardo un po’ su tutto – tamponi, terapie intensive, vaccini anti-influenzali – nonostante i soldi stanziati dal governo centrale.

Del resto, nei giorni scorsi per la cabina di regia dell’Istituto superiore di sanità, numeri alla mano, per quanto riguarda le terapie intensive ci sono dieci regioni a rischio, tra cui l’Abruzzo, dove i posti letto di terapia intensiva supplementari sarebbero stati occupati al 150%. In sofferenza anche Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta, che hanno una probabilità alta di superare la soglia del 30 per cento di posti occupati nel prossimo mese.

“Non c’è nessuna emergenza terapie intensive”, hanno subito replicato a muso duro l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì, leghista, il presidente Marsilio.

Verì ha detto che “in Abruzzo c’è una  dotazione complessiva di 123 posti letto di terapia intensiva, che accolgono sia pazienti covid, sia pazienti non covid. Della dotazione aggiuntiva da istituire per il Covid 19, per la quale il commissario Arcuri ha nominato soggetto attuatore il presidente della Regione solo la scorsa settimana, ne risultano formalmente attivati 7 ma in realtà ad oggi ne sono stati attivati ulteriori, modulabili secondo le esigenze. Poiché i pazienti positivi ricoverati in terapia intensiva sono 10, ecco come è stato ricavato il dato del 150 per cento di saturazione”.

Ha sottolineato Marsilio: “i posti letto si ‘attivano’ mano a mano che si rende necessario, come sta avvenendo in questi giorni nei quali le terapie intensive sono purtroppo aumentate”.

Il capogruppo in regione di Fratelli d’Italia, Guerino Testa ha dunque ricordato che “il covid hospital di Pescara ha personale sufficiente a garantire assistenza agli attuali ricoverati e che in previsione degli aumenti di contagiati era già stata avviata attività di reclutamento di ulteriori risorse ovvero 45 infermieri, 15 operatori socio sanitario, 13 medici laureati, 3 medici specializzati e 2 medici specializzandi come risulta dagli avvisi pubblici”.

Per Pietrucci queste però non sono giustificazioni, ma anzi “ammissioni di colpa”, che si sommano al già contestato nodo del mancato collaudo del covid hospital, su cui il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Silvio Paolucci, ex assessore alla Sanità, ha già dedicato una conferenza stampa, denunciando che il bando per individuazione del collaudatore tecnico amministrativo del nuovo ospedale è scaduto il 13 ottobre scorso. Polemiche anche per i rumori dell’ospedale e la presenza di amianto.

“Di fatto sono gli stessi esponenti della maggioranza ad ammettere che da maggio – attacca Pietrucci –  non sono stati fatti i bandi e avviate le procedure per dotare le terapie intensive del personale adeguato. E invece già da luglio bisognava investire subito, immediatamente, in uomini e donne, potenziare il personale, la formazione professionale e tecnologica, oltre che moltiplicare controlli preventivi, tamponi e screening diffusi sul territorio. Personale che viene reclutato ora in fretta e in furia, e in clamoroso ritardo, quando è già cominciata la seconda ondata di contagi e gli ospedali, a cominciare da quelli della provincia dell’Aquila che rischiano di andare in sovraccarico”.

Come del resto ribadisce Pietrucci, “è incredibile che si sia aperto un covid hospital senza il dovuto collaudo che, vorrei ricordare, non è una scocciatura burocratica, è necessaria per verificare che tutti funzioni, a cominciare dai dispositivi di sicurezza”.

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA

Download in PDF©






Ti potrebbe interessare:


Gli articoli più letti in queste ore: