COVID, I DANNEGGIATI DAL VACCINO AL MINISTERO DELLA SALUTE: “ABBANDONATI DALLO STATO”

6 Dicembre 2021 15:13

Italia: Sanità

ROMA – “Reazioni avverse da vaccino: lo Stato dov’è? Vogliamo garanzie per chi ha subito danni”.

Recita così uno dei tanti striscioni di quelli che si definiscono “danneggiati dal vaccino”, che oggi alle 12, coordinati dall’avvocato Erich Grimaldi, presidente del Comitato per le Cure Domiciliari Precoci Covid-19, hanno sfilato davanti alla sede del ministro Roberto Speranza sul Lungotevere Ripa di Roma nel tentativo di far sentire la loro voce.

Un gruppo folto ed eterogeneo: decine di donne, uomini, giovani e giovanissimi, senza un “profilo” abbastanza preciso da poterne stilare un identikit, riunitisi non casualmente nel giorno in cui parte il “Super Green Pass” in tutta Italia per la “necessità di avere risposte concrete”.

“Abbiamo creduto nel vaccino, abbiamo creduto nello Stato, ed ora ci ritroviamo danneggiati da quello stesso vaccino e senza nessuno che ci ascolti. Siamo totalmente abbandonati”, dice all’Adnkronos una signora che regge l’immagine di un uomo recante la data della morte, il 12 maggio 2021. La donna racconta di essere lì “per un amico morto dopo la prima somministrazione di Pfizer, aveva 62 anni. Aveva avuto dei problemi cardiologici, il medico glielo aveva sconsigliato ma glielo hanno fatto ugualmente, è tornato a casa, è andato a dormire e non si è più risvegliato. Nessuno ne ha parlato”.

Fra i manifestanti c’è una ragazza di 27 anni, Camilla. “Sono vaccinata con due dosi, e credo nel vaccino perché altrimenti non l’avrei fatto -chiarisce- Dopo la seconda dose di Moderna, ho iniziato ad avere un forte dolore toracico e affanno. Sono andata al pronto soccorso, la prima diagnosi è stata bronchite. Poi, privatamente, il mio cardiologo mi ha diagnosticato una pericardite post vaccinale. Da allora, sette accessi al pronto soccorso, due ricoveri ospedalieri, non riuscivo neanche a stare in piedi. Sono ancora in terapia, oggi è il centesimo giorno. È un calvario”.

La lamentela principale sembra essere, per tutti, l’assenza di sostegno da parte dello Stato dopo l’evento avverso.

“Mi chiamo Paolo, ho perso mio padre nel mese di aprile a causa del vaccino Astrazeneca -dice all’Adnkronos un ragazzo giovanissimo, che non riesce a trattenere le lacrime- Dopo 15 giorni dalla prima dose, gli stessi medici dell’ospedale hanno riconosciuto che questa reazione avversa era causata dal vaccino, accertando la correlazione. Mi hanno detto di fare una segnalazione all’Aifa, ma dopo non è successo assolutamente niente. Nessuno ci ha contattato, la cosa è caduta nel nulla, nessun indennizzo, nessun sostegno”.

Tra la folla lavoratori precari, dipendenti pubblici, ma anche medici, operatori sanitari.

“Il protocollo farmacologico di questo vaccino è stato promosso in maniera indiscriminata, e senza un discorso anamnestico corretto -dice all’Adnkronos il medico di famiglia Erminia Maria Ferrari– È stato consigliato come l’acqua di Lourdes. Io sono un medico di famiglia: nel mio parco pazienti, la maggior parte degli anziani non ha avuto effetti collaterali, e invece ho pazienti giovani che hanno avuto pericarditi, ragazzi di vent’anni che hanno avuto miositi gravissime. E quando hanno chiesto se dovessero fare la seconda dose, gli è stato risposto indiscriminatamente di sì. Non si fanno valutazioni cliniche attente basate sulle storie personali, questo è il gravissimo problema”.

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