COVID, IN ABRUZZO CONFERMATA LA CIRCOLAZIONE DI DUE VARIANTI

17 Gennaio 2021 20:09

PESCARA  – Ci sono la variante inglese del Coronavirus e un’altra già nota in Europa all’origine di numerosi contagi accertati in Abruzzo dal dicembre 2020. L’Istituto Superiore di Sanità, secondo quanto apprende l’Ansa da fonti sanitarie, ha confermato ciò che era già emerso dagli accertamenti del Laboratorio di genetica molecolare dell’Università di Chieti. Il numero complessivo dei casi, però, sarebbe maggiore.

L’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise (Izsam) ha infatti individuato 51 contagi per la provincia di Chieti riconducibili alla cosiddetta variante inglese.

La struttura di Chieti, a fronte di una cinquantina di casi derivanti da sospetta variante, aveva inviato a Roma una decina di campioni rappresentativi del totale, poi confermati dall’Iss. Nel caso dell’Izsam – che, con sede a Teramo, lavora per le Asl di Teramo, dell’Aquila e di Chieti – la procedura è diversa: la struttura, concluso il sequenziamento, si limita a comunicare i risultati alle autorità competenti. Del totale dei casi individuati, 29 riguardano il solo comune di Guardiagrele, paese del Chietino di novemila abitanti.

Ricevuta la comunicazione dallo Zooprofilattico, la Asl di Chieti si è subito attivata intensificando l’attività diagnostica a Guardiagrele dove nei prossimi giorni partirà anche lo screening di massa sulla popolazione. In paese, il primo contagio riconducibile alla variante inglese risale al 18 dicembre, a livello provinciale il primo caso alla cui origine c’è la stessa variante è emerso, come ricostruito, il 10 dicembre.




Sulla materia, la Regione Abruzzo, nei giorni scorsi, ha subito attivato i protocolli previsti a livello governativo, con il recepimento dell’ordinanza di Speranza dello scorso 8 gennaio. Due, in tal senso, i laboratori individuati per sequenziare il virus: quello di Genetica molecolare dell’Università di Chieti e quello dell’Istituto Zooprofilattico d’Abruzzo e Molise.

Il fatto che il Laboratorio di Chieti, così come l’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise, abbiano sequenziato varianti diverse del virus, rappresenta un ulteriore passo avanti nel contrasto alla diffusione del contagio. Sapere che sono presenti nel nostro territorio ci induce a innalzare ulteriormente il livello di attenzione”, spiega all’Ansa Jacopo Vecchiet, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale di Chieti e docente della materia nell’Università “Gabriele d’Annunzio”.

“In questo momento, raccogliere le sequenze genetiche delle nuove varianti, come sta facendo il professore Liborio Stuppia dell’Università di Chieti, è fondamentale per comprenderne le caratteristiche epidemiologiche e cliniche. Finora non sembrano mostrare manifestazioni cliniche diverse rispetto al virus originario, ma se fosse confermata, come sembra, una maggiore capacità di contagio, sarebbe un ulteriore campanello d’allarme rispetto all’assoluta necessità che tutti debbano rispettare le regole”.

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