COVID: VIA LIBERA AL DECRETO RISTORI PER ATTIVITA’ COLPITE DA DPCM, “TEMPI RECORD”, LE MISURE

27 Ottobre 2020 15:57

ROMA – Via libera del Consiglio dei ministri al Decreto Ristori.

Il Governo stanzia più di 5 miliardi per risarcire quelle attività – come bar, ristoranti, piscine e teatri – costrette con l’ultimo dpcm a chiudere o a ridurre gli orari.

Indennizzi “corposi” per il settore della somministrazione, con i ristoranti che dovrebbero ricevere il 150% di quanto già avuto a fondo perduto con il decreto Rilancio e bar e pasticcerie che dovrebbero ottenere il 200%.

La lista delle attività e dei relativi “coefficienti” di indennizzo che entrerà nel decreto ristori, secondo quanto apprende l’Ansa, sarebbe ancora soggetta a ultime limature.

Per le sole discoteche e i locali analoghi, chiusi in sostanza da marzo, il ristoro dovrebbe arrivare al 400%.

Si è riunito nel pomeriggio il consiglio dei ministri per varare il nuovo provvedimento di emergenza da 4-5 miliardi.

Gli indennizzi raddoppieranno, rispetto a quanto già ricevuto in estate, per le attività chiuse tout court, come piscine, palestre, fiere, enti sportivi, terme, centri benessere.

Ci sarà la proroga di 6 settimane della Cig Covid, un nuovo credito d’imposta sugli affitti e la cancellazione della seconda rata dell’Imu.

Indennità una tantum per gli stagionali del turismo, spettacolo e lavoratori dello sport.

I nuovi ristori a fondo perduto

Per i ristori a fondo perduto ci sono 2 miliardi.

Arriveranno “in tempi record entro il 15 novembre” alle attività che avevano già chiesto il contributo a fondo perduto alle Entrate la scorsa estate.

Chi invece fa domanda per la prima volta (attraverso la procedura web sul sito delle Entrate) riceverà il bonifico entro metà dicembre, ha promesso il titolare del Tesoro.

Il nuovo intervento a fondo perduto sarà più generoso rispetto a quello dei mesi scorsi ma i parametri saranno gli stessi del decreto Rilancio, che prevedeva contributi a fondo perduto commisurati alla riduzione del fatturato nel mese di aprile rispetto all’aprile 2019 e stabiliva come requisito la perdita di almeno un terzo di ricavi (o in alternativa aver iniziato l’attività dopo il gennaio 2019).

Gli aiuti ammontavano, in base a quel provvedimento, al 20% della differenza di fatturato tra aprile 2020 e aprile 2019 per chi avesse avuto ricavi 2019 sotto i 400mila euro, al 15% in caso di ricavi tra 400mila euro e 1 milione e al 10% con ricavi tra 1 e 5 milioni.

Con un minimo, comunque, di 1.000 euro per le persone fisiche e 2.000 per le aziende.

Ora salta il tetto dei 5 milioni di fatturato e i contributi per i settori più colpiti saranno maggiorati: i ristoranti avranno diritto per esempio a 1,5 volte la cifra ricevuta in estate (l’indennizzo sarà dunque superiore del 50%), chi si è visto chiudere l’attività riceverà il doppio.

La percentuale dipenderà dal codice Ateco della categoria.

Le categorie beneficiarie

Nell’elenco ci saranno sicuramente bar, pasticcerie, ristoranti costretti a chiudere alle 18, ma anche cinema, teatri, parchi divertimento, discoteche, centri sportivi, piscine.

Sono tutte quelle categorie che devono chiudere alle 18 o tenere del tutto le serrande abbassate.

Ma le maglie potrebbero allargarsi ad altri settori: la questione è ancora sul tavolo, perché è difficile stabilire un criterio per decidere quali categorie non oggetto di chiusura o divieti hanno diritto agli indennizzi e quali no.

Si stanno valutando, appunto, anche gli alberghi e le strutture turistiche, così come i tassisti.

Intanto verrà allargata la platea dei lavoratori che hanno diritto agli aiuti: una nuova indennità una tantum per gli stagionali del turismo, spettacolo e lavoratori dello sport, che dovrebbe essere di 800-1000 euro.

SOSPESI VERSAMENTI CONTRIBUTI PER ATTIVITA’ INTERESSATE DA DPCM

Per le aziende interessate dal Dpcm è prevista la sospensione dei versamenti contributivi relativi ai lavoratori per il mese di novembre.

Lo fa sapere la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, dopo l’ok al decreto Ristori.

6 SETTIMANE CASSA INTEGRAZIONE, STOP LICENZIAMENTI FINO AL 31 GENNAIO

Per tutte le imprese “abbiamo garantito altre 6 settimane di cassa integrazione Covid-19 utilizzabili dal 16 novembre al 31 gennaio 2021 o, in alternativa, ulteriori 4 settimane di esonero contributivo. Al contempo, proroghiamo il blocco dei licenziamenti fino al 31 gennaio”.




MILLE EURO A STAGIONALI E LAVORATORI SPETTACOLO

Nel decreto Ristori “abbiamo previsto un’indennità da 1.000 euro per i lavoratori stagionali del turismo (inclusi quelli con contratto di somministrazione o a tempo determinato) nonché gli stagionali degli altri settori, i lavoratori dello spettacolo, gli intermittenti, i venditori porta a porta e i prestatori d’opera, tra quelle categorie a cui la pandemia finora ha imposto i sacrifici più grandi e che senza il nostro intervento sarebbero rimasti privi di ogni sostegno”.

Inoltre, aggiunge Catalfo, nel decreto sono previste “due nuove mensilità di Reddito di emergenza” per i “molti cittadini economicamente fragili e famiglie svantaggiate” che “stanno pagando un duro prezzo”.

A NOVEMBRE 800 EURO A PRECARI SETTORE SPORT

“Per il mese di novembre 2020, è erogata dalla società Sport e Salute SpA, nel limite massimo di 124 milioni di euro per l’anno 2020, un’indennità pari a 800 euro in favore dei lavoratori impiegati con rapporti di collaborazione presso il Coni, il Comitato Italiano Paralimpico, le federazioni sportive nazionali, le discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni e dal Cip, le società e associazioni sportive dilettantistiche”.

L’articolo 3, inoltre, istituisce il “Fondo per il sostegno delle Associazioni Sportive Dilettantistiche e delle Società Sportive Dilettantistiche” nel limite massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2020 ed è destinato all’adozione di misure di sostegno e ripresa delle associazioni e società sportive dilettantistiche” penalizzate.

Gli indennizzi non hanno però spento le polemiche fra gli alleati di governo sulla strategia anti-covid.

CONTE, “RISPETTARE MISURE OPPURE LOCKDOWN”, DPCM NON CAMBIA MA IV ATTACCA: “APERTURTE CONCRETE SU MODIFICHE”

Al termine del consiglio dei ministri, il premier Giuseppe Conte ha convocato a Palazzo Chigi i capigruppo di maggioranza di Camera e Senato.

All’annuncio, Italia Viva ha avvertito: “Non vogliamo passerelle, ci aspettiamo aperture concrete sulle modifiche che abbiamo chiesto”, cioè di rivedere la stretta a cultura, sport e ristoranti.

Ma Conte frena: “Fare da contrappunto è facile, ma il dpcm non cambia”.

Anche perché “se rispettiamo queste misure abbiamo buone possibilità di affrontare dicembre con una certa serenità – ha spiegato – senza un sistema sanitario sotto stress. In caso contrario ci troveremo di fronte alla necessità di un lockdown generalizzato, dobbiamo scongiurarlo”.

L’obiettivo, al limite, è di prevederne di locali. Per tutta la giornata, Conte ha cercato di serrare le fila sospinto anche dalla moral suasion del Colle che ha sostenuto l’approccio scelto da Chigi per “una attenuazione del rischio”.

Prima delle forze di governo, ha incontrato i rappresentanti dei settori colpiti dal dpcm.

“Se perdiamo di vista l’obiettivo di marciare tutti insieme nella stessa direzione per uscire dalla pandemia – ha avvertito il presidente del Consiglio – rischiamo di aggravare la situazione nel Paese”.

Preoccupa anche la violenza di alcune manifestazioni di piazza.

Tanto che il Pd ha chiesto al ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, di riferire in Parlamento. Il grosso del contenuto del decreto Ristori lo ha illustrato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

Il “pezzo forte” saranno i contributi a fondo perduto, che verranno erogati entro il 15 novembre, seguendo il meccanismo già utilizzato con il decreto Rilancio.

Bar, pasticcerie e gelaterie riceveranno il 150% di quanto ottenuto fra luglio e agosto, e i ristoranti il 200%.

Per le sole discoteche, chiuse in sostanza da marzo, il ristoro può arrivare al 400%. Su richiesta del Pd, anche taxi e ncc potranno avere un indennizzo, che sarà pari a quello già ottenuto.

“Il dl ristori – ha scritto su facebook il viceministro allo sviluppo economico, Stefano Buffagni – contiene misure da 6,8 miliardi tra le quali è previsto il credito d’imposta sugli affitti, l’estensione della cassa integrazione, la cancellazione della rata Imu, la sospensione dei versamenti contributivi di novembre dei dipendenti, e molto altro”.

Mentre il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha sottolineato che è “di oltre in miliardo di euro il pacchetto di misure per i settori della cultura e del turismo. Gli aiuti saranno immediati per risarcire chi ha subito le conseguenze di una chiusura repentina”.

Nel giorno del nuovo decreto anti-covid, non tira aria di resa dei conti, ma Italia Viva continua a prendere le distanze dalla strategia del governo.

Tanto che la leader di Fdi, Giorgia Meloni, parla di situazione “surreale: il Governo chiede al Governo di intervenire sui provvedimenti fatti dal Governo”.

Matteo Renzi la spiega così: “Siamo in maggioranza ma non siamo mai stati e mai saremo Yes Man. Chiudendo ristoranti alle 18 e chiudendo i luoghi della cultura non diminuiscono i contagiati: aumentano solo i disoccupati”.

Le scintille sono soprattutto con il Pd.

Nei giorni scorsi Nicola Zingaretti ha accusato Iv di tenere i piedi in due staffe.

“L’unico modo che ha per tenere insieme il Pd – gli ha risposto il renziano Ettore Rosato – è dare addosso ad Italia Viva”.

La maggioranza deve rispondere alle opposizioni, che accusano il governo di non essere riuscito a prevenire la seconda ondata e, quindi, di non aver scongiurato nuove misure pesanti per l’economia. Lo scontro andrà in scena giovedì, quando Conte illustrerà al Parlamento le misure dell’ultimo dpcm.

Al termine di un vertice romano, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani, con Silvio Berlusconi in videocollegamento, hanno chiesto che il Parlamento si esprima con un voto. Che potrebbe riflettere anche i mal di pancia nella maggioranza.

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