COVID: IRA DELLA FIPE L’AQUILA, “DIVIETO CONSUMO AL BANCONE NEI BAR GIURIDICAMENTE INCOMPRESIBILE”

30 Aprile 2021 10:52

L’AQUILA – La circolare del 24 aprile con cui il Ministero dell’Interno ritiene che il decreto legge “Riaperture” vieta ai bar la possibilità di effettuare la somministrazione al banco, “è giuridicamente incomprensibile e non ha alcun fondamento di sicurezza sanitaria. Si tratta di un’interpretazione che nessuno si aspettava considerando che il decreto non esclude espressamente il consumo al banco ma, al contrario, ha voluto specificare con quali modalità può avvenire il consumo al tavolo (esclusivamente all’esterno fino al 31 maggio)”.

Così in una durissima nota la Fipe Confcommercio della Provincia dell’Aquila.

“D’altra parte, dopo 14 mesi di blocco delle attività di ristorazione, almeno l’aspettativa di una regolamentazione puntuale non dovrebbe essere tradita: in zona gialla i bar hanno sempre avuto la possibilità di effettuare la somministrazione al banco anche in virtù del fatto che si tratta di un consumo veloce, che non implica una lunga permanenza all’interno degli esercizi. In sostanza, stando alla circolare del Ministero dell’Interno, la somministrazione al bancone non si potrà fare prima del 1° luglio mentre a partire dal 1° giugno sarà possibile consumare al chiuso ma al tavolo. Un paradosso giuridico e sanitario”, si legge ancora nella nota.

“E’ un attacco al modello di offerta del bar italiano” – dichiara Daniele Stratta, presidente di Fipe Provincia di L’Aquila – “che si differenzia da quelli degli altri Paesi proprio perché basato sul consumo al banco. Un provvedimento punitivo ingiustificato anche sotto il profilo scientifico sui rischi sanitari che si corrono. Anzi la scienza continua a sostenere che il rischio di contagio cresce con l’aumento del tempo di contatto.”

“Per dare voce ai 997 bar del nostro territorio provinciale, Fipe – Confcommercio della Provincia di L’Aquila – si associa alla richiesta del Presidente Stoppani di un intervento urgente da parte del MISE, perché ormai il tema della salute pubblica non può essere separato da quello della tenuta di un intero settore produttivo”, conclude la nota.

 

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